Quando galassie ricche di gas si scontrano, le molecole chiamate idrossile si urtano tra loro rilasciando onde radio molto intense, che sono state poi amplificate da un raro effetto chiamato lente gravitazionale, un fenomeno previsto da Albert Einstein

É un segnale misterioso “recapitato” dal cosmo, ma chi già immagina di essere in presenza di un qualcosa che profuma di alieno, come contemplato dal famoso film Contact di Robert Zemeckis, con Jodie Foster protagonista, deve ripassare un’altra volta. Non c’è nulla di associabile a possibili tracce di vita extraterrestre, tuttavia il colossale raggio di energia che sta procedendo verso la Terra, da una distanza stimata in almeno 8 miliardi di anni luce, ovvero da quando l’universo aveva circa la metà della sua età attuale, è qualcosa di estremamente significativo e importante: potrebbe infatti aiutare a capire meglio l’immensità che ci circonda.

L’annuncio della scoperta è stato firmato da un team internazionale di astronomi che ha catturato, sfruttando la sensibilità e la precisione del radiotelescopio MeerKAT piazzato in Sud Africa e dotato di 64 antenne, un “megamaser all’idrossile”. Di che cosa si tratta? Di un gigantesco laser naturale collocato nello spazio. Quando galassie ricche di gas si scontrano, le molecole chiamate idrossile si urtano tra loro rilasciando onde radio molto intense. Queste onde si comportano come un laser, ma invece di luce visibile, producono segnali radio che gli astronomi possono rilevare con i telescopi. Poiché questi segnali sono estremamente luminosi, possono essere osservati da distanze enormi nell’universo. In questo caso, l’oggetto è così potente che gli scienziati hanno ipotizzato che possa trattarsi di un “gigamaser“, ancora più potente di un megamaser.



















































Il misterioso raggio laser che arriva dallo spazio: l'origine a 8 miliardi di anni luce

Si è stabilito che il segnale proviene da un sistema binario di galassie in collisione, denominato Hatlas J142935.3–002836, dove lo scontro violento tra nubi di gas ha eccitato le molecole di idrossile, innescando un’emissione amplificata che funge da faro nelle zone più remote dello spaziotempo. Il commento del dottor Thato Manamela, dell’università di Pretoria, autore principale dello studio: «Abbiamo rilevato un sistema straordinario perché stiamo osservando l’equivalente radio di un laser proprio nella parte centrale dell’universo. Mentre le onde radio viaggiavano verso la Terra venivano amplificate da una galassia separata, posizionata direttamente lungo la linea di vista, che agisce come una lente o, per usare un paragone più immediato, come una goccia d’acqua su un vetro: la sua massa, infatti, curva lo spaziotempo locale. Pertanto abbiamo un radiolaser che attraversa un telescopio cosmico prima di essere rilevato dal potente radiotelescopio MeerKAT: tutto ciò ha permesso una scoperta meravigliosamente fortuita».

Il segnale radio conteneva quattro componenti distinte, il che significa che proviene da più regioni all’interno del sistema galattico. Almeno due di queste aree sembrano essere fortemente amplificate dall’effetto lente gravitazionale, che rende il segnale luminoso più di dieci volte di quanto apparirebbe normalmente. 

Normalmente i segnali provenienti da oggetti così lontani sono troppo deboli per essere rilevati dai telescopi. Ma quello, assai potente, proveniente da Hatlas J142935.3–002836 è stato amplificato da un raro effetto chiamato lente gravitazionale, un fenomeno previsto da Albert Einstein. La lente gravitazionale si verifica quando un oggetto massiccio come una galassia si interpone tra la Terra e una sorgente distante. La sua forte gravità curva lo spaziotempo, modificando il percorso della luce o delle onde radio che lo attraversano. Questo effetto fa sì che il segnale distante appaia più luminoso e ingrandito, consentendo a telescopi come il radiotelescopio MeerKAT di rilevarlo anche da miliardi di anni luce di distanza.

Dicevamo dell’importanza di questo “incontro”. Lo è perché studiando i megamaser i ricercatori possono stabilire il tasso di formazione stellare dentro le galassie in collisione, la massa dei buchi neri supermassicci nei nuclei galattici e infine la velocità di espansione dell’universo. Se poi si scoveranno ulteriori gigamaser, ovvero la versione “XL” dei megamaser, si potrà definire una mappa della storia evolutiva del cosmo.

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18 marzo 2026