Che gli autocrati si spalleggino a vicenda è noto, ma poter osservare quanto la loro rete globale sia estesa e fitta di interazioni ha un che di inedito e sorprendente. A mostrare la portata di questo network sempre più organizzato, efficiente e interconnesso è l’AuthCollab Index (Indice di collaborazione autoritaria), un database che dal 2024 registra la collaborazioni tra regimi, «democrature» e partiti o movimenti simpatizzanti all’interno delle democrazie. 

Pubblicato oggi online dalla ong americana «Action for Democracy», mette in luce come queste collaborazioni siano sempre più varie, istituzionalizzate ed estese su scala globale. Per tracciare queste relazioni, sono stati processati e analizzati grandi quantità di dati (oltre 72 mila gli eventi passati in rassegna finora) anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Come quando si compone un puzzle, l’Index rende visibile l’architettura della cooperazione tra le forze autoritarie nel mondo: quel che emerge è che si sta formando una vera e propria infrastruttura internazionale dell’autoritarismo, che comprende media, tecnologie di sorveglianza e reti politiche

E i risultati si vedono: i regimi aumentano e le democrazie arretrano. Secondo il Democracy Report 2026 del V-Dem Institute, il 74% della popolazione mondiale vive oggi in Paesi autocratici con molte democrazie che mostrano segnali di erosione, tra censura dei media, restrizioni alla società civile, calo della qualità delle elezioni e indebolimento dei contrappesi istituzionali.

Così le autocrazie stanno conquistando il mondo

Cina e Russia si trovano al centro di questo asse autocratico e, insieme all’Iran, sono coinvolte in due terzi degli eventi di «collaborazione» dal 2024 ad oggi. Attorno a loro ruota un sistema composto da potenze regionali (come Turchia, Arabia Saudita, Egitto e India) e da attori minori.

Nell’internazionale degli autoritarismi, l’ideologia e la religione contano meno degli interessi condivisi: regimi anche molto diversi collaborano per mantenere il potere, reprimere opposizioni e rafforzarsi reciprocamente. Basti pensare alla cooperazione tra stati a maggioranza musulmana (Emirati, Arabia Saudita, Egitto, Turchia) nell’estradizione di musulmani uiguri in Cina; o al legame Venezuela-Iran-Hezbollah: un regime socialista, uno stato teocratico e un gruppo paramilitare islamista hanno trovato una convergenza ibrida anti Usa e anti Israele per sfuggire alle sanzioni e consolidare il proprio potere. 

Si tratta di una mappa aggiornata praticamente in tempo reale: segnala anche l’incontro tra l’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Vladimirović Paramonov, e il viceministro degli Affari Esteri Edmondo Cirielli, avvenuto a febbraio ma reso noto dal Corriere soltanto tre giorni fa. Per Cirielli questa visita «non è un’anomalia». «È presente nell’Index in quanto contatto segnalato sui media tra attori tracciati» ci ha spiegato Domonkos Kovács, l’analista che ha sviluppato l’Index e redatto il report.

Lo studio suggerisce che Pechino e Mosca stanno tentando di istituzionalizzare e normalizzare pratiche autoritarie in tutti i continenti, per indebolire la democrazia. Questo attraverso una collaborazione a più livelli: la diplomazia resta la forma di coinvolgimento dominante, seguita dai legami finanziari e dalla cooperazione militare.

Così le autocrazie stanno conquistando il mondo

Un altro livello di interazione sono le tattiche di supporto reciproco: dalle interferenze elettorali alla legittimazione di regimi attraverso la presenza alle urne di osservatori provenienti da Paesi amici. È successo in Russia e Venezuela nel 2024 e pochi mesi fa nel voto farsa in Myanmar.

C’è poi la condivisione dei metodi di repressione. Ne sono una prova le recenti chiusure di Internet in Iran, supportate da tecnologie militari russe e cinesi. O la legge sugli «agenti stranieri» e i divieti sulla «propaganda Lgbt» messi a punto da Mosca che sono poi stati adottati «chiavi in mano» da Georgia e Ungheria. 

Ma ad ampliare a dismisura la portata dell’asse dell’autoritarismo sono soprattutto le nuove infrastrutture pensate per standardizzare le narrazioni e coltivare relazioni: dalle alleanze mediatiche come la cinese Belt & Road News Network alle piattaforme di condivisione di contenuti come Brics Tv, legata alla Russia, che ha come emittenti partner la cinese Cgtn, la venezuelana TeleSUR e l’iraniana Irna; c’è «RT Academy», il progetto educativo internazionale di RT, ex Russia Today, la tv finanziata dal Cremlino: partito nel 2024 con corsi online (1000 partecipanti da 35 Paesi africani), ha tenuto lo scorso giugno il suo primo corso di formazione giornalistica in presenza in Africa, ad Addis Abeba con oltre 100 giornalisti etiopi. Nel febbraio 2025 era già stata aperta ad Addis Abeba una «succursale» di Sputnik. «Così in pochi mesi, l’Etiopia è diventata un hub per le due principali testate giornalistiche statali russe in Africa» osserva ancora Kovács. 

Un ruolo importante lo svolgono raduni come il «Forum internazionale sulla democrazia» di Pechino o i Cpac, i mega ritrovi dei «patrioti» americani di recente «esportati» anche in Europa con accenti filo-Mosca e anti-Bruxelles: sabato torna a Budapest a spingere Viktor Orbán in vista delle elezioni di aprile

Del resto questa rete di autocrazie si estende ormai in grande parte dell’Europa. L’Index evidenzia episodi di collaborazione con partiti di opposizione sovranisti oltre che con democrazie in regressione come Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Un caso emblematico: la presenza dal premier slovacco Fico a Pechino al fianco di Putin, Xi e Kim Jong-un alla parata della Vittoria lo scorso settembre. 

Così le autocrazie stanno conquistando il mondo

Francis Fukuyama e Larry Diamond, studiosi di spicco del declino democratico nonché consulenti di Action for Democracy, auspicano una risposta congiunta alla minaccia crescente del populismo e dell’autoritarismo globale: per loro «mappare» le collaborazioni è un «prerequisito» per una contro-strategia efficace

Spiega bene l’autore del rapporto Kovács: «Per combattere questa rete autocratica che porta all’ascesa di regimi autoritari, abbiamo bisogno di una strategia democratica efficace che vada oltre l’atteggiamento reattivo ai singoli casi: in particolare, le democrazie dovrebbero coordinarsi per riappropriarsi della narrazione, mostrare cosa offre la democrazia e creare l’infrastruttura per comunicare questa narrazione e competere nello spazio mediatico» conclude Kovács.

Proprio ieri  l’Alta rappresentante Ue  per gli Affari esteri e la sicurezza, Kaja Kalla, ha invocato un approccio offensivo contro la disinformazione russa: «combattere le menzogne con la verità». E ha fatto un esempio: nel caso delle campagne di reclutamento di Mosca per la guerra in Ucraina, «se spingiamo fuori la verità» sui dati sulle vittime russe e «se questa informazione arriva ai Paesi africani e alle persone in Russia», possiamo avere un impatto concreto sul conflitto, perché meno persone si arruolerebbero.

18 marzo 2026 ( modifica il 18 marzo 2026 | 09:33)