di
Carmine Aymone
La carriera di uno dei padri del filone musicale partito da trattorie e locali e di quella del figlio Mariano, che portò al successo le canzoni scritte dal Cavaliere, si è intrecciata solo per pochi anni
Si è spento a 86 anni Tonino Apicella, padre di Mariano Apicella, cantante e chitarrista divenuto noto al grande pubblico per essere l’interprete delle canzoni scritte da Silvio Berlusconi. Con lui scompare una figura appartata ma significativa della tradizione musicale napoletana, legata a un modo di fare musica sempre più raro.
A ricordarlo per primo è stato Mario Guida, che ha affidato ai social un messaggio di cordoglio, sottolineando il valore umano e artistico di un musicista capace di lasciare un segno profondo pur restando lontano dalla ribalta.
Interprete della tradizione dei «posteggiatori»
Nato negli anni Quaranta nel cuore di Napoli, Apicella si formò in un contesto in cui la musica rappresentava un linguaggio quotidiano. Fin da giovane scelse la chitarra come compagna inseparabile, costruendo nel tempo uno stile riconoscibile per intensità e misura.
La sua carriera si sviluppò soprattutto nei luoghi della socialità cittadina — ristoranti, feste, piccoli locali — dove il rapporto diretto con il pubblico era parte integrante dell’esibizione.
In questo ambiente prese forma la sua identità artistica: quella dei posteggiatori, interpreti capaci di dare nuova vita ai classici della canzone napoletana attraverso una relazione immediata con chi ascolta. Un approccio essenziale, privo di artifici, che privilegiava l’autenticità rispetto alla spettacolarizzazione.
Il ruolo con Visconti in «Morte a Venezia»
Nel corso degli anni, questa cifra stilistica lo portò anche oltre i confini italiani, contribuendo a diffondere una tradizione musicale che trova nella semplicità la sua forza espressiva. Nonostante alcune esperienze diverse, come la partecipazione al film “Morte a Venezia” di Luchino Visconti, Apicella rimase sempre legato alla dimensione dal vivo, considerata la forma più autentica della sua arte.
Fondamentale, nel suo percorso, è stato il legame con il figlio Mariano, di cui fu guida nei primi passi artistici. Due strade poi differenti: più esposta e mediatica quella del figlio, coerente e radicata nella tradizione quella del padre.
Con la scomparsa di Tonino Apicella si perde non solo un interprete “silenzioso” e “discreto”, ma un testimone diretto di una cultura musicale che ha contribuito a definire l’identità di Napoli.
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18 marzo 2026
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