di
Fausta Chiesa

Il presidente di Confindustria alla Faz: «Il sistema mette a rischio la nostra industria». La riforma dell’Ets approda il 19 e 20 marzo al Consiglio Europeo. La sfida di Giorgia Meloni sul dl Bollette

«Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets) dovrebbe essere sospeso temporaneamente, in attesa di una rapida e più ampia revisione del meccanismo. Il sistema mette a rischio la nostra industria. Questo dovrebbe preoccupare soprattutto Germania e Italia, le due nazioni con la più grande quota industriale nell’Ue». La richiesta è (nuovamente) arrivata dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che la ha riproposta in un’intervista pubblicata sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung il giorno prima che la Ue inizi a discutere la riforma dell’Emissions trading system come atteso al Consiglio Europeo del 19-20 marzo. Orsini ha ricordato che «nel 2017 i diritti di emissione per una tonnellata di CO2 costavano circa 6 euro, a gennaio 2026 superavano gli 80 euro e che americani e i cinesi non sono soggetti a oneri simili». 

La riforma dell’Ets

L’Ets è il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra (Greenhouse Gases, Ghg) che prevede tetti alle emissioni di alcuni settore: attivo in tutta l’Ue e in Islanda, Liechtenstein e Norvegia, è da tempo nel mirino del presidente di Confindustria e la battaglia contro il costo della Co2 è stata sposata dalla presidente del Consiglio. Nell’incontro informale sulla competitività che si è svolto tra i leader europei in Belgio il 12 febbraio Giorgia Meloni ha infatti affermato la necessità di una profonda revisione. Il governo, con il decreto Bollette che è stato approvato ed è al vaglio del Parlamento, sta già tentando di rivedere parzialmente il meccanismo Ets nel mercato elettrico italiano (che deve essere approvato però da Bruxelles) e sta cercando alleati tra i Paesi Ue per riformare l’Ets



















































A chi si applica l’Ets

L’Ets è nato con una direttiva comunitaria nel 2003 e viene perfezionato nel decennio successivo. Rientra nel Green Deal che ha fissato per il 2050 il traguardo delle emissioni nette zero (Net zero). Si applica oggi ai settori industriali ad alta intensità energetica, alla produzione di energia e ai trasporti. I settori principali includono centrali elettriche, impianti manifatturieri (acciaio, metalli, cemento, vetro, carta, chimica), trasporto aereo e marittimo.

Le quote di emissione

Come funziona l’Ets? Il meccanismo che regola il funzionamento degli Ets si chiama cap or trade. (limita o scambia). Ogni impianto ha un tetto (cap), ovvero una quantità massima di gas climalteranti che può emettere. Le imprese che non ricevono quote gratuite, o che non ne ricevono abbastanza da coprire le emissioni che producono, devono comprare quote di emissioni all’asta (sul mercato) o da altre imprese che ne hanno in eccesso. Ogni quota dà all’acquirente il diritto di produrre una tonnellata di CO2 o di un altro gas climalterante equivalente. Le quote si riferiscono a ogni tonnellata di gas emessa.

L’estensione con l’Ets2

L’Ets sarà esteso ad altri settori?  Sì, è prevista l’estensione del sistema Ets – con l’Ets2 – a partire dal 2028 (doveva essere il 2027 ma la data è stata posticipata) con il coinvolgimento di settori finora non soggetti all’obbligo di acquistare le quote di emissioni inquinanti. Il sistema estende il prezzo della CO₂ a carburanti per il trasporto stradale; combustibili per il riscaldamento degli edifici; piccole industrie e produzione elettrica non incluse nell’Ets 1. L’obbligo di acquisto delle quote ricade sui fornitori di combustibili, non sui consumatori. I costi potranno essere trasferiti, in tutto o in parte, sui prezzi finali.

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18 marzo 2026 ( modifica il 18 marzo 2026 | 13:53)