di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Confronto in Prefettura a Milano con Eni, Ip, Q8 e Tamoil. Il governo valuta tetto ai prezzi e interventi fiscali, con ipotesi extra-profitti sullo sfondo
«Per me dobbiamo scendere sotto 1,90 euro al litro, non solo sotto i due euro». Matteo Salvini fissa subito l’asticella, arrivando intorno alle 15 del 18 marzo in Prefettura a Milano per il tavolo con le compagnie petrolifere (tavolo che sarà riconvocato anche la settimana prossima). Il riferimento è al gasolio, e alla necessità — nelle parole del vicepremier — di ridurre i prezzi di almeno 20-25 centesimi al litro.
È da qui che parte il confronto con i principali operatori del settore — Eni, Ip, Q8, Tamoil e le cosiddette «pompe bianche» — convocati per affrontare l’impennata dei carburanti seguita alle tensioni internazionali, con la guerra in Iran tornata a incidere sulle quotazioni. In collegamento, anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il viceministro
all’Ambiente e sicurezza energetica Vannia Gava.
L’intervento sulle accise
L’obiettivo politico è intervenire in tempi rapidi. Salvini parla di proposte da portare già in serata in Consiglio dei ministri: l’idea sarebbe di varare un decreto legge ad hoc con un tetto ai prezzi, un possibile intervento sulle accise e, in seguito, una discussione a livello europeo su alcuni strumenti della transizione energetica. Nel mirino, in particolare, il sistema Etse il Green Deal, considerati «non sostenibili» nella fase attuale.
Accise e intervento su carburanti e autostrade
«Stiamo lavorando già da stasera con un primo sostanziale taglio delle accise che possa diventare uno sconto alla pompa già nelle prossime ore», ha ribadito il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
«Parliamo – ha aggiunto Salvini – di diverse centinaia di milioni di euro per un intervento sperimentale di un mese e la riduzione non sarà di pochi centesimi: l’obiettivo è tornare sotto i due euro al litro, possibilmente sotto 1,90». Il ministro ha spiegato che il governo chiederà anche «ai petrolieri un prezzo medio massimo» e «ai concessionari autostradali di tagliare una parte dei loro profitti».
Quanto alla durata della misura, Salvini ha sottolineato che «vedremo nel primo mese cosa succede in Medio Oriente, in Iran e nello stretto di Ormuz», avvertendo che «se la guerra andasse avanti per mesi il problema non è il costo, ma la disponibilità del carburante».
Un tavolo per raffreddare i prezzi
Il tavolo milanese è servito dunque a verificare la disponibilità delle compagnie a contribuire alla riduzione dei prezzi. Il governo, almeno in prima battuta, punta su una soluzione condivisa. Ma sullo sfondo resta anche l’ipotesi di un intervento più incisivo.
«Abbiamo invitato i petrolieri per ascoltare le loro proposte», spiega il ministro. «L’extrema ratio, se ci fosse un no a tutto, è un prelievo sugli extra-profitti, che in questi giorni sono evidenti. Ma conto di non arrivare a quel punto».
Nel ragionamento dell’esecutivo, la questione carburanti si lega a quella più ampia dell’energia. Salvini torna infatti a evocare la necessità di riaprire un dialogo con la Russia sul gas, pur rinviando il tema a un secondo momento. «Mi interessa aiutare le famiglie e i lavoratori domani alle pompe», dice. Ma aggiunge: «Gli Stati Uniti, la Cina e la Russia stanno guadagnando, gli unici a perderci siamo noi. Bruxelles si svegli».
18 marzo 2026 ( modifica il 18 marzo 2026 | 18:52)
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