di
Ruggiero Corcella

Il Gruppo strategico consultivo di esperti (Sage) dell’Organizzazione mondiale della sanità aggiorna le raccomandazioni su Covid, poliomielite e tifo. Vaccinazioni mirate, richiami programmati e crescente attenzione alla sostenibilità economica dei sistemi sanitari

I programmi di immunizzazione nel mondo stanno entrando in una nuova fase strategica, segnata da progressi significativi ma anche da sfide sempre più complesse. È quanto emerge dal rapporto del Dipartimento Immunizzazione, Vaccini e Prodotti Biologici dell’Organizzazione mondiale della sanità, presentato al Gruppo strategico consultivo di esperti (Sage). Negli ultimi cinquant’anni la copertura vaccinale si è ampliata in modo rilevante, con oltre l’80% dei Paesi in grado di proteggere la popolazione contro almeno dieci malattie lungo tutto l’arco della vita. Un’evoluzione accompagnata dal rafforzamento dei Gruppi tecnici nazionali di consulenza (NITAG), sempre più centrali nel supportare decisioni basate su evidenze in un contesto caratterizzato da crescente complessità.

Ma il futuro si gioca su nuovi equilibri: ottimizzazione dei calendari vaccinali, strategie più mirate e integrate, finanziamenti incerti e, soprattutto, la necessità di contrastare la disinformazione che rischia di erodere la fiducia nei vaccini. In questo scenario, il Sage ribadisce il proprio ruolo chiave nel guidare i Paesi con raccomandazioni tempestive e fondate su evidenze scientifiche, in un contesto globale dove le risorse sono sempre più limitate.



















































Covid-19, verso una vaccinazione strutturale e mirata

La prima «novità» riguarda la vaccinazione contro il Covid-19  (Sars-Cov 2) che passa da una fase meno emergenziale ad una più programmata. Il Sage indica che i richiami dovrebbero diventare una pratica routinaria per i gruppi a più alto rischio di sviluppare forme gravi di malattia. Tra questi rientrano gli anziani più longevi, le persone con patologie croniche rilevanti o obesità grave, gli individui immunocompromessi e i residenti in strutture assistenziali. Per queste categorie la raccomandazione è di due dosi all’anno, a distanza di sei mesi, poiché la protezione contro le forme severe tende a diminuire dopo questo intervallo. Nonostante la riduzione del carico globale di malattia grazie all’immunità acquisita, il virus continua infatti a rappresentare una minaccia significativa per i soggetti più vulnerabili.

Continuità con il passato, ma con un modello stabile

Le indicazioni del 2026 si inseriscono in continuità con quelle già espresse dal Sage negli anni precedenti, ma introducono un elemento chiave: la stabilizzazione delle strategie vaccinali. Se in passato le raccomandazioni erano adattate a una fase pandemica in evoluzione, oggi si delinea un modello più prevedibile e strutturato. Per altri gruppi – come gli anziani senza comorbidità, gli adulti e i bambini con condizioni di rischio e gli operatori sanitari – è suggerita almeno una dose annuale, lasciando ai singoli Paesi la possibilità di adattare le politiche in base al contesto epidemiologico, alla disponibilità di vaccini e alla sostenibilità economica. Anche le raccomandazioni per la gravidanza diventano più precise: una dose per ogni gestazione, preferibilmente nel secondo trimestre. Più selettiva invece l’indicazione per i bambini sani tra 6 e 23 mesi, limitata ai contesti in cui il carico di malattia è documentato come rilevante.

Tifo, il richiamo segna un cambio di passo

Il capitolo sul tifo rappresenta il principale aggiornamento scientifico. Il vaccino coniugato (TCV) era già raccomandato nei Paesi ad alta incidenza di malattia, ma i nuovi dati hanno evidenziato una possibile riduzione della protezione nel tempo, soprattutto nei bambini vaccinati precocemente e nei contesti ad altissima circolazione della malattia. Da qui la raccomandazione di valutare una dose di richiamo intorno ai 5 anni nei Paesi più colpiti. La decisione è supportata anche da una migliore comprensione dell’epidemiologia: il picco dei casi si registra tra i 5 e i 9 anni, ma una quota significativa interessa anche i più piccoli. A pesare è inoltre la crescente diffusione di ceppi resistenti agli antibiotici, che rende più complesso il trattamento e rafforza il ruolo della prevenzione vaccinale. A livello globale il tifo cusa circa 6 milioni di casi e 72 mila morti ogni anno.

Poliomielite, aggiustamenti tecnici nella fase finale

Per la poliomielite le raccomandazioni riflettono una fase avanzata del percorso verso l’eradicazione. Il Sage conferma la strategia di progressiva eliminazione dei vaccini orali, ma introduce una possibile riduzione delle dosi nei contesti a basso rischio. Nei Paesi che già somministrano tre dosi di vaccino inattivato (IPV) nel primo anno di vita, il numero di dosi del vaccino orale bivalente (bOPV) può essere ridotto da tre a due, senza compromettere l’immunità mucosale. Si tratta di un adattamento tecnico, non di un cambio di strategia. Restano tuttavia criticità importanti: la trasmissione del virus selvaggio persiste in alcune aree e in diversi Paesi africani continua la circolazione di poliovirus derivati da vaccino, legata a coperture vaccinali insufficienti.

La svolta: sostenibilità e scelte difficili

L’elemento più innovativo delle nuove indicazioni riguarda l’esplicita centralità della sostenibilità economica. Il Sage sottolinea come i Paesi si trovino sempre più spesso a dover operare scelte di priorità tra diversi interventi vaccinali. L’approccio di ottimizzazione del portafoglio vaccinale (VPOP) viene proposto come strumento per massimizzare l’impatto sanitario in condizioni di risorse limitate, bilanciando benefici, costi e fattibilità. 

I nuovi modelli operativi di Gavi

In questo scenario si inserisce anche la nuova fase strategica di Gavi, l’Alleanza per i vaccini, (la partnership pubblico-privata che contribuisce a vaccinare più della metà dei bambini del mondo contro alcune delle malattie più letali a livello globale) che coprirà il periodo 2026-2030. L’organizzazione si trova ad affrontare un contesto particolarmente complesso, segnato da risorse finanziarie più limitate, dalla diffusione di disinformazione che incide sulla fiducia nei vaccini e da una crescente complessità operativa. Il rifinanziamento del 2025 ha raccolto 10 miliardi di dollari, ma con un deficit di 2 miliardi che ha reso necessaria una revisione dei programmi e una riorganizzazione interna, con riduzione dei costi e del personale. Il nuovo modello operativo prevede budget vaccinali definiti per ciascun Paese, che dovranno quindi stabilire priorità tra diversi interventi. In questo contesto, strumenti come il processo di ottimizzazione del portafoglio vaccinale (VPOP) diventano centrali per guidare le scelte tra introduzione di nuovi vaccini, campagne e rafforzamento dell’immunizzazione di routine. Anche lo sviluppo e la diffusione di vaccini futuri, come quelli contro tubercolosi e dengue, insieme all’espansione del vaccino contro il tifo, richiederanno una stretta collaborazione tra Gavi, Oms e partner internazionali, in un quadro di risorse sempre più vincolate.

ilMedicoRispondeilMedicoRisponde

Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti
di eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute

18 marzo 2026