Il prezzo dell’oro torna sotto la soglia dei cinquemila dollari l’oncia e riporta al centro del dibattito uno degli asset più osservati dai mercati globali. Nelle ultime ore il metallo prezioso ha segnato una flessione del 2,9%, scendendo intorno ai 4.860 dollari, mentre l’argento ha perso il 3,6% a 76,4 dollari, toccando i livelli più bassi dell’ultimo mese. Il movimento si inserisce in un contesto di forte volatilità, dopo settimane in cui le quotazioni avevano oscillato sopra quota cinquemila dollari, sfiorando anche nuovi massimi storici. La discesa attuale non appare isolata, ma rappresenta piuttosto una fase di aggiustamento in un mercato che resta estremamente sensibile a ogni cambiamento di scenario.
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Inflazione e Fed, il motore dei prezzi
A incidere in modo determinante è l’evoluzione dell’inflazione negli Stati Uniti, in particolare quella all’ingrosso, che ha mostrato segnali di rafforzamento. Questo elemento ha modificato le aspettative degli investitori sulle prossime mosse della Federal Reserve. L’ipotesi di un taglio dei tassi si allontana e il mantenimento di condizioni monetarie restrittive rende meno conveniente detenere oro, che per sua natura non produce rendimento. In un contesto di tassi elevati e dollaro forte, gli investitori tendono a spostarsi verso strumenti più redditizi, esercitando una pressione ribassista sul metallo prezioso. Il prezzo dell’oro si muove quindi in equilibrio tra fattori contrastanti, ma la politica monetaria resta il principale punto di riferimento per il mercato.
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