C’era un buon motivo per cui Sean Penn non era agli Oscar 2026. E quel motivo è l’Ucraina. L’attore statunitense, che quest’anno ha vinto il suo terzo Academy Award come miglior attore non protagonista per Una battaglia dopo l’altra, non era al Dolby Theatre quando è stato annunciato il suo nome. Mentre a Hollywood si celebrava la notte del cinema, Penn era in viaggio verso Ucraina per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky.
E durante la visita, l’attore ha ricevuto un dono altamente simbolico: una statuetta a forma di Oscar realizzata con il metallo recuperato da un vagone ferroviario ucraino distrutto dalla guerra. A consegnargliela è stato il ceo delle Ferrovie ucraine, Oleksandr Pertsovskyi, che in un video pubblicato sui social gli dice sorridendo: «Ti stai perdendo gli Oscar. Così ne abbiamo fatto uno per te. È realizzato con un vagone ferroviario danneggiato dai russi».
La sua assenza non era passata inosservata a Hollywood. Sul palco, l’attore Kieran Culkin aveva ironizzato dicendo: «Sean Penn non poteva essere qui stasera. O forse non voleva». In realtà, chi segue da tempo il suo impegno politico e umanitario non si è stupito più di tanto: Penn negli ultimi anni è stato tra le voci più attive di Hollywood a sostegno del Paese invaso dalla Russia.
L’incontro con Zelensky arriva in un momento in cui l’attenzione internazionale sembra essersi spostata su altri fronti geopolitici, mentre la guerra iniziata con l’invasione russa nel febbraio 2022 continua. Penn, però, non ha mai smesso di mantenere alta l’attenzione sulla crisi.
Attraverso la sua organizzazione umanitaria CORE (Community Organized Relief Effort), l’attore ha sostenuto negli anni programmi di assistenza ai rifugiati e interventi di emergenza sul territorio. Nel 2022 ha anche co-diretto il documentario Superpower, dedicato proprio alla leadership di Zelensky durante l’invasione.
Il loro rapporto, del resto, è ormai consolidato. Durante una precedente visita a Kyiv, Penn aveva persino lasciato al presidente ucraino una delle sue statuette degli Oscar, con una frase che è diventata quasi leggendaria: «È solo una cosa simbolica. Quando vincerai la guerra, me la riporterai a Malibu».