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La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran non si combatte soltanto nei cieli del Medio Oriente o nei corridoi della diplomazia internazionale. C’è un altro fronte, meno visibile ma sempre più centrale: quello della sicurezza delle ambasciate. Ed è proprio qui che, nelle ultime settimane, si sta consumando un vero e proprio “caos sicurezza”. Secondo documenti interni citati dal Washington Post, il Dipartimento di Stato ha ordinato a tutte le sedi diplomatiche nel mondo di rivedere «immediatamente» le proprie misure di sicurezza, segno evidente che la minaccia non è più locale ma globale.


APPROFONDIMENTI

Gli attacchi

Non si tratta di un allarme preventivo.

Gli attacchi sono già in corso. A Baghdad, uno dei simboli della presenza americana all’estero, l’ambasciata è stata colpita da razzi e droni in quello che viene descritto come uno degli assalti più intensi dall’inizio del conflitto. In Arabia Saudita, una sede diplomatica statunitense è stata danneggiata al punto da risultare in parte «irrecuperabile» dopo un attacco con droni. E non è tutto: secondo i rapporti interni, si contano centinaia di attacchi contro strutture americane dall’inizio della guerra, con minacce definite «persistenti» contro personale e cittadini statunitensi.L’espansione del conflitto

Il punto cruciale è che la guerra si sta espandendo oltre il Medio Oriente. Episodi di sicurezza si sono registrati anche in Paesi occidentali, con spari vicino a sedi consolari e esplosioni nei pressi di ambasciate. Questo cambia radicalmente la natura del rischio: non più solo teatri di guerra tradizionali, ma una rete globale di obiettivi vulnerabili. Le ambasciate, per definizione, sono avamposti simbolici. Colpirle significa colpire direttamente uno Stato senza entrare in guerra aperta sul suo territorio.

La risposta

La risposta americana è stata immediata ma rivela anche una certa tensione interna al sistema. Tutte le ambasciate sono state invitate a convocare comitati di emergenza e a rivalutare protocolli, evacuazioni e comunicazioni con i cittadini. In parallelo, Washington ha già iniziato a ridurre il personale non essenziale in diverse sedi nel Medio Oriente, segno che il rischio è considerato concreto e crescente. Fatto, questo che ha portato molti ad accusare il Dipartimento di Stato di non aver preparato adeguatamente le proprie strutture all’escalation. In tutto ciò, il dato più preoccupante è forse un altro: la guerra con l’Iran sta trasformando ogni ambasciata americana in un potenziale bersaglio, ovunque nel mondo. Non è più solo una questione di geopolitica regionale, ma di sicurezza globale diffusa. Le ambasciate, nate per costruire relazioni, diventano così linee del fronte. E in questo nuovo scenario, la diplomazia si trova a operare sotto assedio.


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