di
Maria Teresa Meli
La manifestazione a Roma. Sul palco da Conte a Landini, da Fratoianni a Bonelli
ROMA – L’abbraccio è un classico. È il modo con cui il centrosinistra, davanti alle telecamere, risolve i suoi dissidi. E infatti Elly Schlein e Giuseppe Conte si salutano così sul palco di piazza del Popolo alla manifestazione per il No. Con loro, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e poi Maurizio Landini, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.
Sul palco del Comitato per il No la società civile c’è, ma anche no. Sfilano i volti noti dell’opposizione più una delegazione di sindaci, Monica Guerritore in versione società civile e viene proiettato un videomessaggio di Pif. Il campo largo, per una volta, non si è perso. I capigruppo dem Braga e Boccia hanno trovato il tempo per una foto di gruppo.
I toni oscillano tra l’allarme costituzionale e il sarcasmo da campagna elettorale. Schlein è netta: «Non c’è il quorum, ogni voto può fare la differenza. Noi chiediamo di votare no a una riforma che non migliora la giustizia per i cittadini, ma indebolisce l’indipendenza dei giudici, non li tutela, non tutela tutti i cittadini soprattutto quelli che da soli non hanno il potere o i soldi per cavarsela comunque».
Conte, reduce da settimane di fuoco, allarga il campo delle accuse: «Meloni inonda le tv e i suoi social», ma tace su un parlamentare di FdI accusato di invitare al voto di scambio. E chiude con la battuta che riassume il senso dell’intera campagna: «Votiamo no a questa riforma dell’ingiustizia, che mira solo a rivendicare un primato che la politica dovrebbe conquistarsi con la dignità dei comportamenti».
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Landini alza il tiro fino alle stelle, nel senso quasi letterale: dalla separazione delle carriere passa a Trump, alla guerra, al capitalismo «inconciliabile con la democrazia». Poi sferra la stoccata più efficace della giornata: «Meloni ha detto che questa riforma è attesa da 80 anni. C’è solo una cosa che quest’anno compie 80 anni: è la nostra Costituzione».
Gualtieri scommette che a votare no andranno anche «tanti elettori di centrodestra che hanno a cuore la legalità». Rosy Bindi evoca i referendum passati: «Abbiamo già salvato la Costituzione due volte, lo faremo anche stavolta». Giovanni Bachelet rivendica i toni civili del comitato. «Questa campagna brutta non l’ho vista, l’ho vista in televisione, ma non tra la gente», frase che dice molto sullo scarto tra politica vissuta e politica raccontata.
Fuori dal palco, Enrico Grosso del comitato «Giusto dire No» vede la rimonta: «Quando è cominciata non ci davano una lira. Poi teatri pieni, sale parrocchiali, piazze». Il leader di Avs Nicola Fratoianni è assai meno elegante. In compenso è molto diretto: «Sono disperati, non sanno più che pesci pigliare». L’unica voce fuori dal coro arriva da Azione: Daniela Ruffino invita tutti ad abbassare i toni dopo il 23 marzo, ricordando che «i problemi della giustizia restano sempre lì». Saggio. E quasi certamente inascoltato. Perché dopo il voto ci sarà un redde rationem non solo tra maggioranza e opposizione.
18 marzo 2026 ( modifica il 18 marzo 2026 | 22:11)
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