Falso ideologico. È il reato che adesso la Procura della Repubblica di Napoli guidata da Nicola Gratteri contesta al primario che operò il piccolo Domenico Caliendo nel trapianto di cuore fallito. Un’accusa che viene estesa anche all’aiuto primario che fece parte della equipe di medici nella sala operatoria della Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi, la dottoressa Emma Bergonzoni.
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Gli approfondimenti
Assume sempre più le proporzioni di un fiume in piena l’inchiesta sulla morte del bimbo di Nola, ricoverato d’urgenza la sera del 22 dicembre, dopo che era giunta la notizia che si era reso disponibile un nuovo, piccolo cuore espiantato ad un altro bambino morto in Trentino Alto Adige. Con il passare delle ore si aggrava la posizione dei due dei sette medici indagati. Indagini coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal sostituto Giuseppe Tittaferrante. E così, all’accusa di omicidio colposo si è aggiunta quella di falso per aver modificato – questa la tesi avanzata dalla Procura – la cartella clinica del bambino. Si tratta del cardiochirurgo Guido Oppido, il medico che ha eseguito il trapianto, e della seconda operatrice Emma Bergonzoni: per entrambi è stata chiesta al gip anche una misura interdittiva. I due saranno ascoltati per l’interrogatorio preventivo il 31 marzo prossimo.
A convincere i pm verso questo ulteriore passo investigativo c’è la presunta falsificazione sia dell’orario di arrivo del cuore da Bolzano, sia quello dell’inizio dell’intervento chirurgico per l’espianto dell’organo malato dal petto del piccolo Domenico. Oppido ha sempre affermato di aver praticato l’espianto dopo l’arrivo del nuovo cuore, mentre la testimonianza di un’infermiera presente in sala, indica come l’operazione sia avvenuta prima che il chirurgo si accertasse di verificare le condizioni dell’organo giunto deteriorato da Bolzano dopo essere stato a contatto col ghiaccio secco. E a suffragio di questa tesi, ci sono le carte: gli orari indicati dal primario nel report operatorio e quello scritto nei chiarimenti richiesti dall’Azienda ospedaliere divergono. Di almeno 12 minuti. Perché questa discrasia?
Secondo l’accusa, i due avrebbero fatto risultare di avere avviato il “clampaggio” dell’aorta e la circolazione extracorporea, propedeutici alla cardiectomia, contemporaneamente all’arrivo nella sala operatoria del box frigo con il cuore prelevato a Bolzano (già inutilizzabile per essere stato “naturalizzato” da un trasporto devastante con ghiaccio secco, anziché normale).
La difesa
A suffragare tale versione è stata un’infermiera presente all’intervento. Tesi rigettate con forza dai legali di Oppido, gli avvocati Vittorio Manes del Foro di Bologna e Alfredo Sorge del Foro di Napoli: «La ricostruzione accusatoria – sostengono – risulta basata non già su circostanze e risultanze oggettive bensì sui ricordi di alcuni dei componenti del personale sanitario presente in sala, dati e tempistiche che dovranno essere attentamente verificati, anche alla luce di evidenze oggettive e scientifiche, nella loro affidabilità».
I difensori di Oppido – che resta una delle figure centrali di questa inchiesta, assieme alla dottoressa Gabriella Farina (che si recò a Bolzano con la ormai tristemente famosa box frigo inadeguata stando ai protocolli vigenti ed essendo al Monaldi invece presente il Paragonix, versione aggiornata e sicura per il trasporto organi – rendono noto che il proprio assistito si presenterà a rendere l’interrogatorio preventivo davanti al gip «al fine di offrire ogni utile contributo alla corretta ricostruzione degli accadimenti, ed al fine di dimostrare la insussistenza della ipotesi di falso avanzata dalla Procura e, più in generale, la correttezza del proprio operato».
Gli orari e le carte. A questo punto uno degli elementi nelle mani della Procura restano i due documenti redatti dal cardiochirurgo che operò il piccolo Domenico nel primo pomeriggio dell’antivigilia di Natale. Secondo i testimoni, il chirurgo avrebbe dato inizio al “clampaggio” dell’aorta (step iniziale dell’espianto) prima dell’arrivo in sala dell’organo donato da Bolzano. Ha spiegato Virginia Terracciano, una infermiera presente in sala operatoria ai pm, ricostruendo le parole rivolte in quella circostanza al dottor Guido Oppido: «Tu hai clampato quando il cuore era fuori dall’ospedale», scatenando l’ira di Oppido, che a quel punto avrebbe dato un calcio al termosifone.