di
Fabio Paravisi
La 41enne aveva iniziato a frequentare Moris Panza, un cliente del Baretto, dove lei lavorava: «Lui sapeva della nostra relazione, era geloso da dopo il matrimonio. Sabato l’avevo portata dai carabinieri di Almenno»
Valentina Sarto, barista di 41 anni è stata uccisa dal marito Vincenzo Dongellini, 49enne. L’uomo è in stato di arresto, piantonato in ospedale.
Si aggira nervosamente davanti al cancellino bianco e marrone della palazzina di via Pescaria. «Sono qui dalla ragazza che è stata uccisa», ripete a chi lo chiama al cellulare. Moris Panza, di Almenno San Bartolomeo, è l’uomo di cui Valentina Sarto «era innamorata», spiega. Ed è sempre lui ad avere tentato più volte di convincerla ad andarsene da casa e a denunciare il marito. «Ma lei diceva sempre: so come tenerlo tranquillo». Scuote la testa: «Era una bravissima ragazza».
Panza mostra quel cellulare come prova di quello che è successo: «Ho qui i messaggi vocali che mi mandava. Le avevo detto di registrare tutto quando lui si arrabbiava e lei poi me li mandava. Ci sono anche i messaggi di minacce che lui le ha mandato negli ultimi tre mesi». L’uomo indossa i pantaloni di una tuta dell’Atalanta, quasi come una testimonianza dell’inizio della sua storia con la vittima: «Io sono un tifoso atalantino e frequentavo il Baretto vicino allo stadio dove lei lavorava, ci siamo conosciuti così. Abbiamo cominciato ad avere una storia agli inizi di febbraio. Lui lo sapeva, lei gli aveva detto che si era innamorata di un altro uomo. E del resto passavamo molto tempo insieme, a volte dormiva da me». Anche se Valentina Sarto avrebbe voluto lasciare il marito, non c’era però una vera separazione in corso: «Lei non andava via da casa perché lui la minacciava».
Vincenzo Dongellini «era gelosissimo», secondo Panza. Una situazione che non era mai emersa nei dieci anni di storia fra i due ma che era esplosa dopo il matrimonio nel maggio di un anno fa: «Era cominciata con una discussione molto pesante sul fatto che lei voleva iscriversi in palestra. Lui prima aveva detto che non c’erano problemi, ma poi si era scatenato con insulti pesanti». Negli ultimi mesi ci sarebbero state violenze fisiche solo in due casi: «La prima volta che mi è arrivata con i segni sul collo le ho detto di non tornare più a casa. Le ho ripetuto mille volte di venire a stare da me o almeno dalla sua amica di Seriate». Ha anche cercato di spingere Valentina Sarto a denunciare il marito: «Sabato mattina siamo andati dai carabinieri di Almenno a chiedere informazioni, mi hanno spiegato che io non potevo sporgere la denuncia e che lei lo avrebbe dovuto fare a Bergamo. Valentina ha risposto: aspetto una settimana poi vediamo, se va avanti così esco di casa e lo denuncio». La donna non immaginava che la furia verbale del marito potesse trasformarsi in un omicidio: «L’ultima volta l’ho vista mercoledì sera ed era tranquilla, non aveva paura».
I vicini di casa dicono di non avere idea di ciò che succedeva dietro la porta al numero 26A di via Pescaria, sopra la quale è rimasta a prendere polvere una decorazione natalizia con un rametto ormai rinsecchito. Tra i curiosi che sfilano davanti alla fettuccia della polizia che copre la porta d’ingresso al pianterreno e il garage confinante c’è chi si limita a ricordare l’arrivo della coppia un paio d’anni fa («in affitto», ripetono in diversi) prendendo il posto di un gruppo di studenti. Ma dicono di non avere mai conosciuto bene i due coniugi e di non avere mai sentito particolari rumori. Lo stesso i numerosi inquilini del lungo cortile su cui si affaccia la porta posteriore dell’appartamento, anche questa sigillata e che, dicono, «non veniva mai usata». Solo l’abitante di una delle case sul lato opposto della via dice di avere sentito delle urla arrivare dalla palazzina, alle 4 di martedì mattina.
Moris Panza pensa agli ultimi tentativi di salvare Valentina Sarto, nella giornata di martedì: «Le avevo consigliato di parlare con la psichiatra del marito ma se n’era dimenticata e mi ha detto che l’avrebbe fatto oggi (ieri, ndr)». La stessa sera, l’ultimo messaggino: «Sapevo che in casa c’era un rapporto molto teso e le ho scritto di andare dalla sua amica a Seriate, ma non ha voluto ascoltarmi ed è finita così».
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19 marzo 2026 ( modifica il 19 marzo 2026 | 08:15)
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