I 27 si sono ritrovati per un vertice di due giorni che si preannuncia lungo e molto complicato. Tanti i punti all’ordine del giorno, dall’escalation militare in Medio Oriente e la situazione in Iran, alle conseguenze in termini economici ed energetici, con lo scontro focalizzato sul Green Deal. Si parla anche di Ucraina, di agenda strategica per la competitività, del prossimo quadro finanziario pluriennale, di sicurezza e difesa e di migrazione
I leader dell’Ue si sono riuniti a Bruxelles, per il Consiglio europeo in programma oggi e domani. Molti i punti all’ordine del giorno, dall’escalation militare in Medio Oriente e la situazione in Iran, alle conseguenze in termini economici ed energetici. Si guarda quindi all’escalation in corso, con gli attacchi alle infrastrutture di gas in Iran e nei Paesi del Golfo, che il presidente francese Macron definisce mosse “sconsiderate”, auspicando una distensione legata alle festività religiose celebrate nella zona “per cercare di dare una nuova possibilità ai negoziati”. Si parla anche di Ucraina: c’è stato un lungo dibattito fra i leader sul blocco dell’Ungheria al prestito da 90 miliardi per l’Ucraina. Viktor Orban e lo slovacco Robert Fico non hanno dato “alcun cenno di apertura”. Per l’Italia è presente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
I 27 spaccati su energia e rinnovabili
Quello che doveva essere il summit del definitivo rilancio della competitività europea e della roadmap per riguadagnare una leadership economica nel mondo, è invece un nuovo vertice segnato dall’emergenza. I 27 sono chiamati a un vertice che si preannuncia lunghissimo, a un testo di conclusioni dove le decisioni concrete sono vicine allo zero e a un confronto sulla nuova crisi energetica che potrebbe tramutarsi in uno scontro tutto focalizzato sul Green Deal.

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La crisi in Medio Oriente
La situazione in Medio Oriente è al centro nell’agenda del summit. Ma se Washington cercava una reazione dell’Ue al pressing sempre più minaccioso di Trump per un aiuto militare nello Stretto di Hormuz, difficilmente la troverà. Nelle bozze del testo all’esame dei leader non si preannuncia alcun intervento militare, o nessun invito a chiedere all’Alleanza Atlantica di farlo. La necessità di prevenire gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz è uno dei punti, ma i 27 non andranno oltre. Né, d’altra parte, si sbottoneranno troppo nella presa di distanza dall’attacco di Usa e Israele, neppure citati nelle conclusioni.
Kallas: “Guerra in Iran non ha base di diritto internazionale”
“Non c’è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran”, ha detto l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al vertice, ricordando che l’uso della forza è previsto nel caso dell’autodifesa e di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. “Poiché al momento non esiste nulla del genere, i Paesi dell’Ue non hanno alcuna intenzione di entrare in guerra”, ha sottolineato. All’ultimo consiglio Esteri “i ministri sostenevano che non fossimo stati consultati” e alcuni “affermavano addirittura che avessimo cercato di convincere le parti a non scatenare questa guerra, di cui non conosciamo gli obiettivi”.

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Energia
Il capitolo energia, spiegano più fonti europee, è anche quello meno stabile. La discussione è stata rimandata ai leader, segno che la partita è apertissima. La fronda dei Paesi che chiedeva la sospensione degli Ets nei giorni scorsi ha però già trovato un muro. Il sistema “è essenziale per la nostra transizione energetica e industriale” ed è il modo migliore “per ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili”, ha sottolineato un’alta fonte diplomatica europea. La stessa Giorgia Meloni, nella lettera inviata con altri nove leader ai vertici Ue, non ne chiede più la sospensione ma una revisione entro maggio. Difficile che accada. Sul punto si è registrato anche un riavvicinamento tra Parigi e Berlino. Di certo, von der Leyen metterà sul tavolo dei leader un carnet di misure mirate per contenere i costi dell’energia. Dalla flessibilità sugli aiuti di Stato alle compensazioni fino a misure per il ridurre l’impatto del carbon price: Palazzo Berlaymont è pronto a intervenire e vuole evitare che le misure dei singoli Paesi creino effetti distorsivi, un rischio elevato nel settore elettrico. L’energia, in senso ampio, dominerà la scena del summit.
Metsola: “Aumento prezzi energia pesa su bollette, agire ora”
“Se vogliamo essere indipendenti” dal punto di vista energetico “dobbiamo anche occuparci delle preoccupazioni a breve termine dei nostri cittadini, ha detto la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, all’arrivo al Consiglio europeo. “L’aumento dei prezzi dell’energia avrà un impatto diretto sulle loro bollette e le decisioni che saranno assunte oggi al Consiglio europeo dovranno mandare un messaggio politico forte che i leader si occupano delle loro reali preoccupazioni”.
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Ucraina, il prestito che Ungheria e Slovacchia non vogliono dare
Nella parte dedicata all’Ucraina, le conclusioni del vertice sono firmate solo da 25 Stati, senza Ungheria e Slovacchia. “A seguito della decisione presa nel dicembre 2025 di concedere all’Ucraina un prestito di sostegno pari a 90 miliardi di euro per il 2026 e il 2027, il Consiglio Europeo accoglie con favore l’adozione del prestito da parte dei colegislatori e auspica la prima erogazione all’Ucraina entro l’inizio di aprile.In tale contesto, invita inoltre a intensificare le iniziative di sensibilizzazione nei confronti dei paesi terzi per contribuire a colmare il deficit residuo di 30 miliardi di euro nelle finanze dell’Ucraina”, recita il testo.
Ucraina, l’oleodotto Druzhba
Al centro della tenzone sull’Ucraina c’è anche l’oleodotto Druzhba, che porta il greggio russo nell’Europa centro-meridionale, colpito, secondo Kiev, dai droni russi e per questo privo della pressione necessaria per garantire i normali flussi. Budapest e Bratislava liquidano la spiegazione come pretestuosa. La strategia, a quanto pare, è quella di condizionare il via libera a parti delle conclusioni del vertice a garanzie specifiche sull’oleodotto Druzhba. Zelensky si è impegnato a “ripristinare completamente il flusso di petrolio il prima possibile e a rispettare pienamente il ruolo dell’Ucraina come partner energetico affidabile dell’Ue”. La riparazione dell’oleodotto dipende “esclusivamente dalla capacità dell’Ucraina di ripararlo e dalla volontà della Russia di non distruggerlo nuovamente”, sottolineano all’Europa building. I presidenti del Consiglio europeo e della Commissione Ue “stanno collaborando con le autorità ucraine per fornire assistenza”.
Il patto di stabilità
I Paesi Med 5 hanno chiesto di inserire nelle conclusioni un riferimento al dossier della Arctic Metagaz, la petroliera russa alla deriva, con un obiettivo: essendo un problema di sicurezza della navigazione, ma ambientale non è un problema solo di Malta o dell’Italia europeo. Il rinnovato senso di allarme potrebbe portare qualche leader a chiedere una sospensione del Patto di Stabilità. Nelle riunioni preparatorie l’ipotesi è stata ventilata da qualcuno, ma è quasi impossibile che avrà successo. Il fronte del Nord è tornato infatti a vestire pienamente i panni dei frugali e non accetterà sconti. Né sul Patto di Stabilità né sull’aumento di risorse proprie nel bilancio pluriennale, al centro della cena di lavoro dei 27.

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