di
Federico Fubini
Il mercato mondiale del petrolio si è spezzato in due: il greggio della varietà «Oman», prima allineato al Brent, ora è di 30-40 dollari superiore. Fino a quando il petrolio del Golfo sarà definitivamente esaurito in Asia
Fino a subito prima di questa guerra del Golfo il petrolio di varietà Brent, un indice di riferimento legato in gran parte al greggio dell’Atlantico del Nord, trattava sul mercato a prezzi leggermente inferiori alle varietà di greggio di Golfo: l’Oman e il Dubai, i due indici che invece riflettono le quotazioni dei barili di Paesi come gli Emirati Arabi Uniti e gran parte degli altri in Medio Oriente.
Le quotazioni
Questo rapporto di forze oggi non solo si è ribaltato, ma si è stravolto. Alle quotazioni di questa mattina il Brent vale 114 dollari al barile, il Dubai 136 dollari e l’Oman 153 dollari.
In apparenza, si tratta di un’evoluzione (relativamente) positiva per i consumatori europei: il petrolio che viene bruciato in questa parte del mondo è sì diventato più caro con la chiusura dello Stretto di Hormuz, ma molto meno di quanto siamo aumentate le varietà di greggio del Golfo comprate soprattutto in Asia.
Gli indici
Sulla carta, questa improvvisa ed enorme divergenza dà un vantaggio all’Europa e agli Stati Uniti, dove l’indice di riferimento Wti è addirittura a 97.
Ma quanto può durare? Il rischio sul mercato, se la crisi e la chiusura di Hormuz continuano, è che lo «spread» fra Brent europeo e Oman consumato in Cina o Corea del Sud sia destinato a chiudersi. Il petrolio è infatti una materia prima trasportabile: può raggiungere su nave qualunque raffineria del mondo, partendo da qualunque porto del mondo. Diventa dunque difficile che il prezzo in un continente resti molto più basso di quello in un altro continente a lungo.
La chiusura di Hormuz
L’aumento vertiginoso degli indici di greggio Dubai e Oman si spiega con il fatto che essi sono divenuti molto più scarsi con la chiusura di Hormuz. Dunque, molto più cari. Ma presto le raffinerie asiatiche, dopo aver consumato un po’ delle loro scorte, potrebbero entrare in concorrenza con le raffinerie europee e americane per il greggio occidentale venduto ai prezzi del Brent e Wti. E una maggiore domanda non può che far convergere i prezzi del petrolio consumato in Europa, al rialzo, verso quelli del petrolio consumato in Asia. In altri termini, potremmo dover assistere ad un altro strappo al rialzo del Brent, che già da questa mattina si inizia a vedere.
Il Wti americano
Di certo, intanto, si accumulano i sospetti attorno alla relativa stabilità in particolare dei prezzi del Wti americano, anche oggi quasi fermo a 97 dollari malgrado le pessime notizie che arrivano dal conflitto nel Golfo.
Vari operatori si chiedono se il Tesoro americano direttamente o tramite operatori «fedeli» non stia cercando di manipolare il prezzo.
Ha per esempio un modo per farlo: vendere allo scoperto, provocandone i ribassi, i futures sul Wti. Sarebbe una manipolazione di mercato ritenuta molto pericolosa. Ma, nell’immediato, anche efficace.
APPROFONDISCI CON IL PODCAST
Nuova app L’Economia. News, approfondimenti e l’assistente virtuale al tuo servizio.
SCARICA L’ APP

Iscriviti alle newsletter de L’Economia. Analisi e commenti sui principali avvenimenti economici a cura delle firme del Corriere.
19 marzo 2026 ( modifica il 19 marzo 2026 | 15:23)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
