di
Francesco Bertolino

La compagnia italo-svizzera si affianca al miliardario Ga-Hyun Chung che possiede la maggior flotta di supertankers al mondo

Il colosso Msc entra nel mercato delle petroliere dalla porta principale. La compagnia di navigazione della famiglia Aponte rileverà il 50% di Sinokor, azienda del magnate sudcoreano Ga-Hyun Chung. Sinokor dispone di una delle maggiori flotte al mondo di petroliere Vlcc, navi cisterna di grandi dimensioni utilizzate per trasportare 200-300 mila tonnellate di greggio.

L’operazione di Msc

L’operazione emerge da un documento presentato alle autorità di Cipro e Grecia. Msc la realizzerà attraverso la controllata lussemburghese Sas Shipping Services. L’investimento non è stato rivelato nel valore e avrà bisogno del via libera delle autorità regolamentari e Antitrust di più Paesi.



















































La flotta di Sinokor

 Secondo stime di mercato, Sinokor gestisce una flotta di circa 150 grandi petroliere che rappresenterebbero il 40% del totale di navi cisterna Vlcc non soggette a sanzioni internazionali. Negli ultimi mesi il gruppo sudcoreano ha fatto incetta di supertankers grazie all’appoggio finanziario di Msc che ora è stato formalizzato anche a livello di capitale azionario.

Il boom dei costi delle petroliere

 Fondata nel 1989, Sinokor ha iniziato con le spedizioni di container via mare per poi specializzarsi nel settore degli idrocarburi. A lungo la compagnia è rimasta un attore di secondo piano, con una flotta di medie dimensioni. Negli ultimi mesi, però, Sinokor ha cominciato a comprare una petroliera dopo l’altra sul mercato dell’usato, facendone lievitare i prezzi e cogliendo di sorpresa i concorrenti. 

La sua flotta si è così arricchita di circa 40 «supertankers», arrivando a contarne — secondo alcune stime — circa 150. Presto, fra gli addetti ai lavori, si è diffusa la voce che dietro la scommessa miliardaria di Ga-Hyun Chung ci fosse un colosso dalle spalle finanziarie molto larghe: Msc, appunto. Una voce che ha trovato ieri conferma nel documento con il colosso della famiglia Aponte ha notificato l’acquisto del 50% di Sinokor alle autorità di Cipro e Grecia, chiedendo l’autorizzazione a concludere l’operazione anche ai sensi delle normative Antitrust.

L’ingresso di Msc in Sinokor arriva in una fase molto delicata per il mercato delle petroliere. Le sanzioni alla flotta russa — ufficiale e «fantasma — hanno ridotto le navi cisterna disponibili per il trasporto di greggio dagli altri Paesi produttori. Molte altre sono poi impegnate in contratti a lungo termine. Grazie agli ultimi acquisti, così, Sinokor è arrivata a controllare circa il 40% delle petroliere noleggiabili, potendo esercitare un’influenza rilevante sulle tariffe di trasporto.

Nel 2025 il costo dei noli delle petroliere ha raggiunto i 100 mila dollari al giorno per poi scendere sensibilmente all’inizio di quest’anno. A febbraio, con l’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente, i prezzi sono tornati a salire per poi esplodere con l’inizio della guerra in Iran e il blocco dello stretto di Hormuz. Secondo gli indici di settore, la tariffa per il tragitto dai Paesi del Golfo alla Cina ha toccato i 600 mila dollari al giorno per poi oscillare vorticosamente. L’altissima volatilità sta facendo dubitare gli esperti dell’affidabilità dell’indice. Lo stretto di Hormuz è infatti pressoché chiuso — i transiti di navi sono passati da 135 a 4 al giorno — e, di conseguenza, il costo del nolo di una petroliera per il tragitto mediorientale diventa del tutto teorico.

La scommessa sulle petroliere, in ogni caso, sta fruttando bene a Sinokor. La compagnia sudcoreana ha portato almeno sei supertanker vuote nel Golfo persico pochi giorni prima dell’attacco israelo-americano all’Iran. Benché ora siano bloccate in porto, il loro spazio di carico è diventato quantomai prezioso per le major mediorientali alla disperata ricerca di depositi dove accumulare il petrolio prodotto e non più esportabile. Le conseguenze sul mercato della guerra in Iran sono tuttavia più incerte. Se Hormuz dovesse rimanere chiuso a lungo, aumenterà anche la concorrenza fra le petroliere per trasportare il greggio da altri Paesi produttori, a cominciare dagli Stati Uniti.

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19 marzo 2026 ( modifica il 19 marzo 2026 | 21:15)