Lo spettatore non cerca un talk per informarsi e capire ma piuttosto uno che lo rafforzi nelle sue idee
In settimana si può scegliere tra molti talk show: «Otto e mezzo» di Lilli Gruber, «diMartedì» di Giovanni Floris e «Piazzapulita» di Corrado Formigli su La7; «10 minuti» di Nicola Porro, «4 di sera» e «Dritto e rovescio» di Paolo Del Debbio, «È sempre Cartabianca» di Bianca Berlinguer, «Realpolitik» di Tommaso Labate su Rete4; «Farwest» di Salvo Sottile su Rai3; «Porta a porta» di Bruno a Vespa su Rai1. In questo periodo, la scelta dipende molto dal referendum e dal suo significato politico.
Lo spettatore non cerca un talk per informarsi e capire ma piuttosto uno che lo rafforzi nelle sue idee. Gli ospiti contano poco, sono sempre gli stessi.Un talk esiste e funziona soprattutto grazie alla personalità, allo stile e alla credibilità di chi lo conduce perché è un esercizio di improvvisazione meticolosamente pianificato. Il conduttore è la vera «impronta narrativa» del programma perché stabilisce il tono del dibattito (serio, ironico, polemico), decide il ritmo della conversazione, costruisce il rapporto con ospiti e pubblico e, infine, porta con sé lo stigma della propria reputazione professionale. Per esempio, il dialogo diretto era totalmente legato alla figura di Maurizio Costanzo, così come il ritmo tranquillo, le interviste lunghe e l’ironia elegante riflettono la personalità di Fabio Fazio. Enrico Mentana si esalta nelle maratone e, sapientemente, assegna ai suoi invitati il ruolo di comprimari.
Il programma e la scelta degli ospiti diventano così un’estensione della persona. Il caso più curioso è quello di Nicola Porro: un tempo incline alla discussione civile e ad argomenti di stampo liberale è diventato ora un suscitatore di polemiche, dopo aver constatato a sue spese che solo la rissa fa ascolti (come suggeriva Fedele Confalonieri: «Se non c’è casino, non c’è talk»). Lilli Gruber è sempre molto schierata, come Del Debbio, che però finge equilibrio, secondo il modello di Bruno Vespa. Salvo Sottile era meglio quando faceva l’inviato. Il talk dovrebbe essere un luogo dove confronto e cortesia danzano insieme; spesso è un’arena dove il conflitto è innescato a favore di telecamera, secondo i gusti, dalla padrona o dal padrone di casa.
19 marzo 2026
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