Un’eredità morale che Alessandro Gassmann dice di portare con sé ogni giorno. Ma, oltre al rigore, c’era fra loro una grande complicità: insieme ridevano, tanto, tantissimo. È in quella dimensione più intima che il figlio ha imparato a conoscere davvero il padre.
Nel film Il premio, diretto, oltre che interpretato, da Alessandro Gassmann, l’attore ha messo molti dei suoi ricordi più personali. «Per esempio, le pipì che facevamo ai bordi dell’autostrada, mai nei bagni pubblici. O i contanti: mio padre non aveva carte di credito, le trovava volgari perché diceva che ti fanno dimenticare la fatica che hai fatto per guadagnare. Così, prima di partire, andava in banca e ritirava decine di milioni di lire in contanti, anche se spesso portare tutti quei soldi in certi Paesi non era legale», ha raccontato a Vanity Fair. E ancora: «Papà ha sempre avuto una passione per le macchine sportive e veloci, ha avuto Porsche, Maserati… Ma guidava davvero male, si distraeva ed era umorale: se era arrabbiato stava sempre in seconda al massimo dei giri, se era rilassato ingolfava l’auto, frenava di colpo. Ha provocato molti incidenti, per fortuna non ha mai fatto male a nessuno. Così, quando è invecchiato mi proponevo io alla guida, per preservare la nostra esistenza». In viaggio si parlava poco: «Nessuno dei due è mai stato un gran chiacchierone. Abbiamo passato lunghi viaggi in silenzio totale, ma un silenzio “caldo”. Più che con le parole, lui l’affetto lo dimostrava con il contatto fisico, aveva bisogno di abbracciare, accarezzare».
C’è poi un momento, più di ogni altro, che per l’attore ha segnato una svolta nel rapporto col padre: quello in cui i ruoli, almeno per un attimo, si sono invertiti. «Eravamo in tournée e mio padre stava poco bene», aveva raccontato a Vanity Fair. «Sono stato io a dirgli di fermarsi e lui mi ha ascoltato. Quella è stata la decisione più drammatica e più importante della mia vita. E in quel momento sono diventato il padre di mio padre. Anni dopo, poi, sono diventato anche padre di Leo». E per lui «la paternità è la cosa più bella della mia vita. Si condivide, ma si condivide con amore. Si dà, ma si dà senza volere niente in cambio. C’è una purezza sincera, non mediata, spontanea».