di
Chiara Evangelista
Alle urne circa un milione di milanesi. Le sezioni sono 1.249 in 162 scuole
Piega in due il foglio. Alliscia i bordi. E poi infila il cartoncino nello zaino. La prima tessera elettorale. Il primo voto, quello per il referendum sulla Giustizia. Sono 3.377 i neo diciottenni chiamati alle urne su 951.417 milanesi attesi ai seggi. La città si prepara al voto. È la settimana elettorale. Ma a definirlo non è il calendario. Basta guardarsi intorno, aggirarsi tra i corridoi di via Larga, una delle sedi dell’anagrafe in città, a pochi passi dal Duomo. Un’affluenza che spezza la monotonia e la routine di un pomeriggio di marzo. Alle 15.30 il Salone blu, l’area riservata ai servizi cittadini, diventa un crocevia di studenti, universitari e lavoratori che staccano dai propri impegni per ritirare la tessera elettorale. Tra loro, c’è anche chi riceve la scheda per la prima volta, come Tommaso Battistello, ultimo anno di scuola. «Tra noi studenti si discute molto di questo referendum. È importante poter dare un contributo». Della stessa opinione Sofia e Noura, entrambe ventenni, arrivate di corsa, zaino in spalle, dalla lezione di filosofia in Statale: «L’esito del voto avrà poi delle ricadute pratiche sul nostro futuro». Ne è consapevole anche Alessandro Rossi, 47 anni, che dopo 15 anni torna alle urne, con una nuova scheda. «Dopo tutto questo tempo, ho smarrito la precedente», ammette con un sorriso, confidando poi che «proprio l’importanza della tematica» l’ha spinto negli uffici di via Larga. In totale dal 1 al 17 marzo sono circa 20.500 le schede rilasciate considerando tutte le sedi anagrafiche in città, il 10 per cento in più rispetto al referendum dello scorso anno. Il numero più alto di rilasci si registra all’ufficio di via Messina con 7.113 tessere, seguito dalla sede centrale di via Larga, con 3.532 schede. Per la prima volta, inoltre, ai seggi verrà adottato un registro unico, eliminando così la distinzione fra uomini e donne nelle liste elettorali, così come l’indicazione del cognome del marito per le donne sposate.
Non potranno esercitare il diritto di voto i fuorisede, studenti e lavoratori. «Spiace che il governo abbia deciso di escludere questa possibilità», commenta l’assessora alla Partecipazione Gaia Romani, mettendo in evidenza «lo sforzo organizzativo dei Comuni che negli anni si sono attivati per consentire concretamente l’accesso al voto». In occasione del referendum dello scorso anno, infatti, alle urne erano chiamati anche coloro che erano «temporaneamente domiciliati fuori dal Comune di residenza». Tuttavia, in occasione del voto di domenica e lunedì, una parte dei fuori sede ha trovato un escamotage per far sentire comunque la propria voce, sulla spinta di un appello lanciato dal centrosinistra: iscriversi ai registri come rappresentanti di lista. Il Pd conta circa 1.200 richieste, a cui se ne aggiungono circa 950 provenienti da Sinistra Italiana e circa 600, invece, dal Movimento Cinque Stelle.
Per accogliere quasi un milione di milanesi alle urne, il Comune allestirà 1.249 sezioni in 162 scuole, per le quali Palazzo Marino dovrà reclutare 3.747 scrutatori e 1.249 presidenti di seggio. Al momento però mancano in totale 750 figure per raggiungere i numeri stimati da Palazzo Marino per garantire un corretto svolgimento della macchina referendaria. Per consentire agli elettori di andare a votare, inoltre, Lime, uno degli operatori di sharing in città, offre corse gratuite per aiutare i milanesi a raggiungere i seggi.
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19 marzo 2026
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