di
Giuliana Ubbiali
Lia Ventura, madre della donna di 41 anni assassinata dal marito: «Voglio che lui stia in carcere, voglio giustizia». Il fratello: «Erano venuti da me a Bologna, era tranquilla»
Lia Ventura risponde al telefono con il fiatone e si giustifica con le parole che una madre non dovrebbe mai pronunciare: «Scusi ma sono appena uscita dal Comune per organizzare i funerali di mia figlia». La mamma di Valentina Sarto vive a Pavia e arriverà a Bergamo per vederla per l’ultima volta, prima dell’autopsia, oggi (20 marzo). È nella bolla della tragedia di aver perso una figlia ammazzata dal marito, quel Vincenzo Dongellini che balla e ride nei video sui social che raccontano un matrimonio di musica e baci, il 24 maggio 2025. «Ho preso le foto di loro insieme, ho tagliato lui e ho bruciato quella parte. Voglio stia in carcere, voglio giustizia». Da mamma, pensa anche ai dettagli pratici: «Dobbiamo comprarle un vestito ma con il collo alto». Questo, per coprire le coltellate alla gola, oltre che al torace e a un fianco.
«Mi diceva: “è stato un momento di rabbia ma gli passa”»
Lei e la figlia si erano viste prima di Natale, a Milano, dove c’era anche Dongellini. Ma si sentivano per telefono. «Valentina era testarda e parlava poco». Raccontata dalla mamma, minimizzava per non creare preoccupazioni. O lei stessa non ne aveva, di timori. «Ultimamente, però, aveva detto che il marito era diventato ossessivo. Mi aveva riferito di minacce di morte. Ma poi diceva anche: “Non preoccuparti, era un momento di rabbia”. Le dicevo che sarei andata a prenderla, di venire a vivere qui da me. Ma lei non voleva, per il lavoro e perché lo voleva aiutare». Fino a giugno, poi se ne sarebbe andato. Da febbraio, lei si vedeva con un altro uomo e lui lo sapeva. «Al marito aveva detto di essersi innamorata», dice Lia Ventura della figlia. Forse un rimprovero a se stessa, per non aver insistito quanto avrebbe voluto.
La mano fasciata, le spinte, i messaggi
«Ci siamo sentite al telefono domenica e via Whatsapp lunedì. Sul suo stato ho visto che aveva una mano fasciata e le ho chiesto perché. Ha detto che era stato lui a stringerla troppo forte, ma non era andata al pronto soccorso per evitare che partisse la denuncia». Non solo. «Una volta, dopo che gli aveva detto di andarsene, l’ha spinta contro l’armadio. Un’altra, alle spalle. Le ho detto: “E se lo facesse con un coltello?”. Mi ha risposto: “Non ha il coraggio, non lo farà mai”». Sembra che la figlia, 41 anni, non temesse il marito, di 49. «Valentina diceva: “Devo solo lasciargli il tempo fino a giugno. Mi ha giurato che non lo farà più”. Invece a giugno non c’è arrivata». Al di là dei racconti ricevuti da Valentina, Lia Ventura sta assemblando pezzetti di verità attraverso quelli delle amiche e dei testimoni finiti sui giornali, anche del nuovo compagno. «Ho saputo che Valentina aveva registrato dei messaggi di minacce, se li avesse fatti sentire a me sarei andata a prenderla e l’avrei portata via anche se non avesse voluto. Mi diceva: “Te li farò sentire quanto vengo”, invece non ha fatto in tempo. Le avevo detto di venire qui per il mio compleanno, il 27 marzo».
La migliore amica Silvia: «Vale non c’è più»
È stata Silvia, migliore amica di Valentina, ad avvisarla, dopo essere stata a sua volta chiamata in questura. «Mi ha detto: “Ti devo riferire una cosa, Valentina non c’è più. Mi ha passato il maresciallo (un poliziotto, ndr) che mi ha detto che era stata uccisa da suo marito e non poteva dirmi altro». Lia Ventura ha preso il telefono e ha avvisato Simone, 38 anni, il secondo figlio dopo Valentina e prima di Luca, 33 anni, che vive in Germania. Simone Sarto, metalmeccanico, con casa e compagna a Bologna, come il papà Vincenzo, stava lavorando. «Mi ha chiamato mia mamma e mi ha detto: “La Vale non c’è più”. Le ho risposto di non prendermi in giro, poi sono andato a vedere su Internet. Non c’era ancora il nome, ma si parlava di una donna dell’età di mia sorella uccisa dal marito. È toccato a me dirlo a mio padre, si è messo a piangere. Ieri (mercoledì, ndr) abbiamo mangiato insieme, non ha ancora metabolizzato quello che è successo».
Il fine settimana dal fratello e dal papà
Anche Simone Sarto sta cucendo pezzi di storia della sorella riferiti da altri. Ha sentito Silvia. «Con mia sorella si mandavano un sms tutte le mattine alle 8, anche il giorno dell’omicidio. Valentina non le aveva risposto, ma lei non si era preoccupata perché aveva pensato che fosse al lavoro. Invece, non ricordo bene se alle 13 o alle 14, l’hanno convocata in questura, dove è uscita alle 7 di sera». Lui e il padre con le rispettive compagne avevano visto la sorella per l’ultima volta il 7 e l’8 febbraio. Lo scriveva lei stessa su Facebook: «Bellissimo weekend a Bologna con mio fratello e mio padre. Ora si torna a casa». Sotto 26 foto di monumenti, taralli, birra, pizza, Vincenzo Dongellini (coincidenza, stesso nome del suocero), commentava con uno sticker «family time». Sabato avevano cenato a casa del fratello di Valentina e domenica dal padre. Simone Sarto gioisce raccontando quei giorni tutti a tavola, anche con il suo labrador Aron di 5 anni. Si arrabbia, parlando di Dongellini: «Se lo avessi qui lo ammazzerei con le mie mani. Ma poi che cosa cambia?». Ha un nodo in gola, realizzando che la sorella è stata ammazzata: «Più che piangere che cosa posso fare? Ma come è possibile che non mi abbia mai detto nulla?».
L’invito per Pasqua a lei e al marito
Valentina, che da Bologna, la sua città, era andata a vivere a Bellaria, poi in Sicilia, ancora a Bologna, per sistemarsi a Bergamo cinque anni fa, era fatta così: «Era testarda. Anche se stava male faceva in modo che non si vedesse. Anche con lui, non lo amava più, ma gli voleva bene e non voleva che finisse sotto un ponte. Da quello che ho saputo, le aveva chiesto di dargli tempo fino a giugno, per andarsene da casa. Qui, in quel fine settimana era tranquillissima, non aveva fatto capire nulla, non abbiamo notato nulla che non andasse». Diversi dettagli li ha saputi solo ora. Come il fatto che «lui (il cognato, ndr) non lavorasse da un anno e mezzo e pagasse tutto mia sorella, affitto e bollette. L’ho saputo da nostra madre». A tavola, quel fine settimana, non si era parlato di problemi, tensioni, conti da pagare, lavori che non c’erano. Le foto postate sui social sembravano annunciare il bis del «family time» che ci sarebbe stato a breve. Se non fosse finita con Valentina morta accoltellata e il marito in carcere per averla uccisa.
I video del matrimonio con mamma e papà
«A fine febbraio avevo sentito mia sorella al telefono per invitarli qui a Bologna, per Pasqua. Mi aveva detto che doveva vedere con il lavoro (al Baretto fuori dallo stadio, ndr), dipendeva dalla partita dell’Atalanta. Aveva tutto lì a Bergamo: le amiche, il lavoro che le piaceva, si trovava bene con la collega e la titolare». Così, tutta la famiglia si era ritrovata qui, a Bergamo, per il matrimonio. In un video il papà la tiene stretta mentre ballano insieme. Lo stesso la mamma, in elegante completo azzurro. Valentina salta su un tappeto elastico come fosse una bambina, è con le migliori amiche Silvia e Stefania, con il marito a cui, sempre sui social, dedica frasi d’amore. Quelle foto raccontano una favola, forse ancora vera in quel momento. Con le amiche-sorelle di sempre al suo fianco . «Ho postato un video in cui Valentina arriva felice in macchina con le migliori amiche — lo descrive il fratello —. Silvia aveva organizzato il matrimonio e le aveva regalato il vestito da sposa».
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20 marzo 2026 ( modifica il 20 marzo 2026 | 10:38)
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