Lo sguardo di Gabriele Basilico sulle architetture di Aldo RossiEdificio Monte Amiata 2, Gallaratese, Milano. Foto Gabriele Basilico / Archivio Gabriele Basilico, Milano, 2007

C’è un legame profondo tra le fotografie di Gabriele Basilico e le architetture di Aldo Rossi. Un legame fatto di Milano, di edifici e città osservati con attenzione, di rispetto per le forme e per la loro storia. Un legame che ha accompagnato il percorso di due figure centrali della cultura italiana del secondo Novecento.

Basilico arriva alla fotografia dopo una laurea in architettura, conseguita al Politecnico nel 1973. Per oltre quarant’anni ha osservato le trasformazioni del paesaggio contemporaneo, seguendo la città come qualcosa che cambia lentamente sotto i nostri occhi. Le sue fotografie non inseguono l’eccezionale, ma si soffermano piuttosto su ciò che resta, su come i volumi occupano lo spazio, su come la luce li definisce. Nel suo lavoro si avverte sempre una consapevolezza costruttiva, quasi fisica, dell’immagine.

Anche Rossi si forma nello stesso Politecnico, in anni in cui il tema della città è al centro del dibattito architettonico. Nei suoi scritti – da L’architettura della città a Autobiografia scientifica –, lo spazio urbano è un fatto collettivo, qualcosa che si costruisce nel tempo e nella memoria. Le sue architetture rendono concreta questa idea: forme essenziali, volumi netti, riferimenti alla storia. Dal Cimitero di San Cataldo alle architetture teatrali, fino ai progetti di design, il suo lavoro ha lasciato un segno duraturo nel modo di pensare e progettare la città, anche a livello internazionale.

Lo sguardo di Gabriele Basilico sulle architetture di Aldo RossiCimitero di San Cataldo, Modena. Foto Gabriele Basilico / Archivio Gabriele Basilico, Milano, 2007

A raccontare tutto ciò è il nuovo volume Gabriele Basilico fotografa Aldo Rossi, pubblicato da Humboldt Books, che raccoglie per la prima volta le immagini che il fotografo Basilico ha dedicato agli edifici dell’architetto Rossi tra il 1987 e il 2007. Le fotografie sono accompagnate dalle schede delle architetture redatte dallo stesso Rossi, dagli scritti che i due si sono dedicati e dai testi della storica Chiara Spangaro e dell’architetto Pier Paolo Tamburelli.

Il libro restituisce non solo un insieme di immagini – 72 fotografie in bianco e nero – ma anche, e soprattutto, la traccia di un rapporto fatto di una visione affine. La fotografia di Basilico, mai soltanto documentaria, è un modo di soffermarsi sulle architetture, di metterle alla prova della luce e del contesto, mostrando non solo la loro struttura ma anche ciò che portano con sé. Rossi, dal canto suo, ha sempre insistito sull’importanza della memoria nell’architettura, costruendo opere attraversate da rimandi storici e culturali.

Lo sguardo di Gabriele Basilico sulle architetture di Aldo RossiBonnefantenmuseum, Maastricht. Foto Gabriele Basilico / Archivio Gabriele Basilico, Milano, 1994

Non si è mai trattato di una collaborazione ufficiale, ma di un’intesa spontanea. Come ricorda Spangaro, responsabile scientifica della Fondazione Aldo Rossi, i due si incontrano a Milano alla fine degli Anni 80. Sono milanesi, formati al Politecnico, cresciuti in una città segnata prima dalla guerra e poi dalla fine della civiltà industriale. Condividono uno stesso modo di guardare la città come realtà complessa, fatta di stratificazioni e cambiamenti.

Queste immagini formano quasi un “corpus alternativo”, osserva Tamburelli. L’architettura non è mai isolata o abbellita: è mostrata dentro la città reale, tra auto parcheggiate, marciapiedi, pali della luce. Anche ciò che è ordinario rimane nell’inquadratura, senza correzioni o abbellimenti.

Lo sguardo di Gabriele Basilico sulle architetture di Aldo RossiCappella Molteni, Giussano (MB). Foto Gabriele Basilico / Archivio Gabriele Basilico, Milano, 1987

Il Quartiere Gallaratese, il Teatro Carlo Felice, il Bonnefantenmuseum appaiono così più asciutti, quasi più netti. Basilico sembra voler riportare gli edifici alla loro struttura essenziale, alla loro presenza concreta nello spazio urbano. Colpisce anche ciò che manca: niente oggetti simbolici, niente dettagli decorativi. Solo edifici. E talvolta le persone che li hanno costruiti, come i falegnami ritratti davanti alle colonne della Cappella Molteni. Un’immagine semplice che ricorda come l’architettura sia prima di tutto lavoro e materia.

I contenuti presenti nel volume, realizzato in collaborazione con l’Archivio Gabriele Basilico e la Fondazione Aldo Rossi, sono valorizzati dalla grafica ideata dallo studio milanese Tomo Tomo.

Lo sguardo di Gabriele Basilico sulle architetture di Aldo RossiGabriele Basilico, Gabriele Basilico fotografa Aldo Rossi, Humboldt Books, Milano 2026. Foto Francesco Spallacci

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