Alessandra di Castro dell’omonima galleria romana ha sottolineato la consueta qualità dell’esposizione e i vantaggi, per gli espositori nostrani, derivati dalla riduzione dell’IVA al 5% e dalla riforma «Italia in Scena»: «La fiera di Tefaf a Maastricht ha rappresentato anche quest’anno un punto di riferimento assoluto per il mercato internazionale dell’arte, confermandosi il luogo dove si misura la qualità del lavoro di ogni espositore, tendenze, dinamiche e valori di riferimento. Da qui l’importanza della fiera per collezionisti, musei e studiosi: un osservatorio unico, nel cuore dell’Europa, per capire davvero lo stato del mercato dell’arte. La forza della fiera risiede da sempre nella sua capacità di riunire in un solo spazio segmenti diversi – dagli Old Masters, al design, alle arti decorative, dall’archeologia fino al moderno e contemporaneo – con standard qualitativi senza paragoni. Non a caso, dagli esordi quasi quarant’anni fa con un centinaio di espositori, si è arrivati agli attuali 277 mercanti d’arte, selezionati con criteri rigidissimi, e a un pubblico di piu’ di 50.000 visitatori- stima che per questa edizione 2026 andrà sicuramente aggiornata. In un momento storico segnato da tensioni geopolitiche, incertezze economiche e trasformazioni tecnologiche, l’arte sta assumendo sempre più il ruolo di bene rifugio. A TEFAF questo è evidente: la solidità delle opere, la provenienza, l’affidabilità degli operatori, l’originalità degli intrecci e degli accostamenti degli oggetti orientano le scelte dei collezionisti più attenti. I visitatori dimostrano sempre di più di essere aggiornati e informati, consapevoli di quanto accade nei diversi ambiti del nostro complesso ecosistema. Quest’anno poi il successo di pubblico è molto evidente, viste le file lunghissime di visitatori dalle prime ore di apertura. Guardando all’Italia, anche qui stiamo vivendo un passaggio cruciale. Per anni abbiamo lavorato in un sistema normativo percepito come incerto e poco competitivo da noi operatori, dalla filiera e dai collezionisti privati. Oggi, con la riduzione dell’IVA al 5% e con la riforma “Italia in Scena”, si e’ avviata una fase nuova. Le misure introdotte – tempistiche e procedure di esportazione più chiare, una soglia di valore più alta, regole certe per le opere di artisti stranieri attivi in Italia, rappresentano un cambio di passo concreto, il segnale tangibile di un cambiamento da tempo invocato, che potrà finalmente rendere l’Italia più attrattiva nel mercato europeo, soprattutto in un contesto ridisegnato dalla Brexit. Anche quest’anno TEFAF ha offerto un dialogo proficuo tra mercato e istituzioni: istituzioni culturali europee importantissime come il Kunsthaus di Zürich, il Centraal Museum di Utrecht e la King Baudouin Foundation hanno esposto opere d’arte all’interno del floorplan del MECC, accanto alle opere d’arte in vendita negli stand di noi galleristi. In attesa dei numeri ufficiali, possiamo già dire che c’è stata un’affluenza maggiore rispetto al passato di curatori, di trustees e di direttori di Musei che hanno programmato di incontrarsi qui nei giorni dell’inaugurazione. Questi scambi e confronti diretti sono stati la base per trattative e acquisti, al di sopra delle aspettative. Di fronte alle turbolenze del mercato finanziario, l’arte vince su tutto e sta diventando un investimento alternativo». Ad Andrea Ciaroni di Altomani & Sons non sono sfuggite le numerose vendite tra i vari stand: «L’andamento della mostra è stato molto buono. Dalla quantità di bollini rossi sembra una mostra “morbillosa”. Noi abbiamo lavorato bene. Ma solo con musei americani. Abbiamo posizionato maioliche del rinascimento e bronzi. Il range va dai 100mila euro al milione». Francesca Antonacci (Antonacci Lapiccirella Fine Art) ha realizzato ottimi affari soprattutto con clienti americani: «I primi giorni di TEFAF Maastricht 2026 si sono rivelati di grande successo di pubblico e di vendite. Tra le diverse vendite, in particolare due dipinti di Gustaf Fjaestad, tra le opere principali del nostro focus Swedish Lights, acquisiti da un’importante collezione europea e da una fondazione canadese. Altre acquisizioni di rilevo, quella da parte di un museo americano che ha scelto un raffinato oil sketch dell’artista svizzero J. J. Frey e un “Ghiacciaio” di A. Morbelli del 1896 venduto ad un collezionista europeo. Molto interesse da parte di due musei americani per la rarissima “Aurora Boreale” dell’artista svedese H. Hertzoff così come per il ritrovato “Autoritratto al cavalletto” dell’artista parigina H. Daux da parte di un museo francese».