di
Lorenzo Cremonesi

Intervista al politologo Vali Nasr: «Si rischia la corsa all’atomica. Cosa succede se l’India vuole rimuovere il regime dello Sri Lanka? Non ci sono più regole»

BAGDAD – «Questa guerra contro l’Iran è talmente deleteria e mal preparata che come conseguenza spinge tanti Paesi a pensare di dotarsi dell’atomica come deterrenza».
Vali Nasr non ha esitazioni nelle sue critiche radicali contro Donald Trump e Benjamin Netanyahu per l’attacco contro il regime degli ayatollah. Il massimo esperto americano di Iran ci spiega di non essere stato consultato dalla Casa Bianca e comunque, dice, «io avrei suggerito di agire in modo molto diverso».

Trump accusa gli alleati della Nato di essere «codardi»: come lo legge?
«Conosciamo le consuete critiche di Trump contro l’Europa e la Nato. Ma soprattutto queste parole rivelano la sua frustrazione perché i suoi piani di guerra non stanno andando affatto bene. E dunque cerca di internazionalizzare il problema per creare una larga coalizione contro l’Iran. Israele e Stati Uniti hanno cominciato il conflitto convinti che sarebbe stato corto e decisivo, ma così non è».



















































Il suo giudizio?
«C’è una profonda crisi nella leadership americana. Perché all’inizio Trump rifiutava l’idea di creare un fronte di alleanze. Ma ormai è chiaro che gli Stati Uniti hanno portato la guerra contro le monarchie del Golfo e però non sanno come difenderle. È scoppiata una grande crisi non solo nel mercato energetico ma ai danni dell’economia globale e nei commerci. È in dubbio il ruolo stesso degli Usa nel mondo e letteralmente Trump non sa cosa fare».

Crede sia ancora possibile una rivoluzione in Iran?
«Non lo penso: manca un’organizzazione delle proteste, gli iraniani non hanno leader che li guidino, c’è soltanto rabbia diffusa. Netanyahu del resto vuole soprattutto il collasso del regime, come è avvenuto in Libia dopo il 2011 o in Siria. Se continuano a bombardare le infrastrutture magari lo Stato crollerà, ma il risultato sarà il caos, non una rivoluzione. Anche perché penso che ci fosse una sorta di unità popolare iraniana contro la repressione del regime in gennaio, ma dopo l’attacco del 28 febbraio la situazione si è complicata, tanti iraniani si sono schierati contro la guerra».

Quando finirà e come?
«Non lo sappiamo. Israele vuole continuare i bombardamenti a oltranza, se possibile anche con un’invasione di terra. Ma se l’America si ritira anche Israele si fermerà. Netanyahu e Trump non avevano previsto che alla quarta settimana di guerra gli iraniani sarebbero stati in grado di reagire allargando gli attacchi a tutta la regione».

Le conseguenze?
«L’unica risposta è intensificare gli attacchi, però ciò spinge Teheran a fare lo stesso: diventa un conflitto di resistenza dagli esiti incerti. L’Iran prima di cessare gli spari ormai esige garanzie certe che non ci sarà un altro attacco, Trump non lo può fare, sarebbe un’ammissione di sconfitta. Netanyahu mira invece all’annullamento radicale della Repubblica islamica: la guerra sembra destinata a proseguire».

Come giudica il ruolo di Mojtaba Khamenei?
«Mojtaba al governo significa che il Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica (Irgc), l’elemento più estremista del regime, ha ora un posto centrale nel governo. Ma il ruolo di Mojtaba lo potremo vedere soltanto dopo la fine della guerra, se riesce a sopravvivere. Lui era già molto vicino ai capi militari dei pasdaran prima dell’assassinio del padre».

Alcuni sostengono sia ferito e ricoverato in un ospedale a Mosca…
«I capi iraniani lo tengono nascosto. Non vogliono che venga assassinato anche lui. La sua esistenza garantisce la continuità di governo».

Come giudica le milizie sciite in Iraq?
«L’Iraq è nella linea del fuoco. Se il regime dovesse cadere in Iran, allora credo che Usa e Israele cercheranno di cambiare le cose anche in Iraq».

C’è un rischio di proliferazione nucleare?
«Sì, perché in un mondo ormai senza regole la bomba atomica rappresenta la deterrenza estrema. Israele e Stati Uniti hanno contribuito a stravolgere il diritto internazionale: se non mi piace il leader di un Paese ostile, adesso posso assassinarlo. Cosa succede se l’India vuole rimuovere il regime dello Sri Lanka, o il Pakistan cambiare i capi talebani? L’unica protezione diventa l’atomica».

21 marzo 2026 ( modifica il 21 marzo 2026 | 09:32)