di
Flavio Vanetti

Paris vince la discesa libera alle finali di Coppa del Mondo a Lillehammer: per l’azzurro è il 25° successo in carriera, e chiude terzo in classifica di specialità. Battuti il campione olimpico Von Allmen e Kriechmayr

La zampata dell’Highlander, la sua venticinquesima vittoria nella Coppa del Mondo: Dominik Paris ha chiuso con un acuto la stagione delle discese libere, primo in quella delle finali di Lillehammer

Sulla pista di Kvitfjell, che nel 1994 ospitò i Giochi invernali, Domme ha messo in fila il campione olimpico e del mondo in carica, lo svizzero Franjo Von Allmen, e un ex iridato quale l’austriaco Vincent Kriechmayr, motivatissimo dalla possibilità di conquistare il podio più basso della classifica di specialità, speranza vanificata proprio dal successo dell’«omaccione» della Val d’Ultimo.



















































A seguire, dopo i tre migliori, Alexis Monney, lo sloveno Hrobat (partito con l’1 e autore di un tempo che pareva potesse condurlo nel top three), e altri due dello squadrone svizzero, Stefan Rogentin e Marco Odermatt. Quest’ultimo, vincitore della quinta Coppa del Mondo assoluta, aveva già aggiunto il trofeo della discesa (il suo terzo) alla collezione stagionale che conta pure quello del superG, in attesa di definire con il brasiliano Lucas Pinheiro Braathen a chi andrà la «coppetta» del gigante. 

Sul fronte azzurro, ottimo risultato anche del valdostano Benjamin Alliod, un altro nome per i prossimi anni: ottavo alle spalle di Odermatt.

Giovanni Franzoni, invece, ha mancato completamente il colpo: doveva difendere il terzo posto nella graduatoria di specialità dalla possibile rimonta di Paris e di Kriechmayr ma la sua prova si è ben presto complicata. Distacchi in crescita costante (18, 39, 47, 64, 76 centesimi nell’ordine nei vari intertempi) e alla fine 1″31 da Dominik. Meglio di lui pure Florian Schieder, decimo

Per Giovanni si aggiunge la delusione del doppio sorpasso: anche Kriechmayr, infatti, l’ha scavalcato in classifica. Ma l’arretramento al quinto posto non deve vederlo come una delusione: la stagione, impreziosita dai trionfi a Wengen e a Kitz, dall’argento olimpico (proprio davanti a Paris) e da una serie di altri risultati convincenti, l’ha proiettato definitivamente nell’alta società dello sci. 

Ecco il suo commento, che mescola un po’ di delusione per il verdetto di giornata con la soddisfazione per quanto ha fatto quest’anno: «Non mi sono sentito nemmeno male, fino all’ultimo intertempo ero ancora in corsa per un buon risultato. Mi ha condizionato una sbavatura sul salto conclusivo, senza dimenticare qualche incertezza a metà tracciato. Dominik: è stato bravissimo e si è meritato il terzo posto, io ho ancora tanta pasta da mangiare rispetto a lui. Confesso che adesso mi fa un po’ male, ma considererò quanto sto vivendo ora come uno stimolo per fare ancora meglio».

Dominik Paris, invece, merita una standing ovation per la sua impresa. Sulla Olympiabakken ha centrato, pensate, la settima vittoria: Kvitfjell è insomma casa sua tanto quanto Bormio e Kitzbuehel. Rispetto al tempo da battere in quel momento — quello di Monney — è stato in ritardo solo nel primo parziale, poi ha messo il turbo ed è passato di prepotenza al comando. Von Allmen l’ha insidiato fino all’ultimo, mandando all’incasso la sua morbidezza sui tanti dossi della pista. Nel finale, però, non è riuscito a sorpassare: miglior tempo dell’azzurro nel settore conclusivo, quarto per lo svizzero. Sono nati così i 19 centesimi che hanno scavato la differenza.

A tifare per Paris c’erano gli amici e la mamma. Lui spiega che non è stata «la gara perfetta, ma quella nella quale ho subito capito di avere buone sensazioni perché gli sci correvano a dovere». Gli manca ancora la Coppa del mondo della discesa — ha invece già vinto quella del superG —, ma questa è stata per lui una grande annata, soprattutto in virtù del bronzo olimpico che gli ha permesso di sfatare il tabù a cinque cerchi. Dopo i complimenti che ha voluto e saputo rivolgere a Giovanni Franzoni («Ha avuto un’ottima annata, deve ancora imparare che cosa fare in certe condizioni, di pista e di neve, ma sono sicuro che ce la farà»), non poteva non affrontare la fatidica domanda: andrà avanti? Risata sorniona e un «chi lo sa?, vedremo» che a nostro avviso non conterrà sorprese. L’Italia della velocità ha visto i due fuoriclasse svizzeri davanti a tutti e una vecchia volpe quale Kriechmayr sempre sul pezzo. Ma nelle prime sei posizioni — il sesto posto finale è stato di Schieder — abbiamo sei atleti e il 37enne Paris è ancora il loro capobranco.

21 marzo 2026 ( modifica il 21 marzo 2026 | 12:36)