di
Cesare Bechis

Il dipendente di un supermercato è stato mandato a casa il 12 marzo scorso «per giusta causa», dopo 10 anni di lavoro nello stesso posto. Gli viene contestato anche il prelievo di contante da una cassa senza il giustificativo

Licenziato per «aver consumato merce aziendale (una bottiglietta d’acqua da 0.50, ndr) prelevata dallo scaffale senza essere autorizzato, omettendone il pagamento». Capita a Taranto a un dipendente di un supermercato mandato a casa il 12 marzo scorso «per giusta causa» dopo dieci anni di lavoro nello stesso posto. Assistito dall’avvocato Fabrizio Del Vecchio, sta già preparando il ricorso al giudice del Lavoro. 

Oltre alla bevuta gratuita durante l’orario di lavoro, dieci giorni prima l’azienda gli aveva contestato anche di «aver prelevato senza autorizzazione denaro contante dalla cassa ove operava altro collega omettendo di compilare i giustificativi, di aver effettuato un cambio di denaro da altra cassa senza autorizzazione e di aver, infine, consentito a un fornitore di consegnare la merce, omettendo di controllare la sua corrispondenza alla bolla di accompagnamento». 



















































Nella stessa lettera di contestazioni ai fini disciplinari, l’amministratore unico ricorda al lavoratore i suoi precedenti del 2025 sanzionati con un totale di 30 giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione. A nulla sono valse le sue giustificazioni, presentate entro i cinque giorni prescritti, dal suo legale. La bottiglietta d’acqua, insieme ad altre due, rientrava in un’aggiunta all’acquisto fatta per raggiungere la cifra di 10 euro necessaria per godere di un’offerta. Alla cassa venivano battuti 11 euro che il lavoratore pagava tramite bancomat. «Pertanto – spiega il legale – la bottiglietta che il mio cliente ha utilizzato era ritualmente pagata».

Riguardo agli altri addebiti, aveva semplicemente scambiato gli spiccioli di una cassa con una banconota e, nell’altro caso, aveva prelevato il denaro in esubero ponendolo nella cassaforte dopo aver sistemato la merce negli scaffali. Infine, in assenza di altro personale, aveva firmato la bolla di accompagnamento della merce arrivata dopo averla verificata. Il 12 marzo l’azienda ha licenziato il dipendente sostenendo che «le argomentazioni addotte a discolpa, per un verso non sono rispondenti al vero, per altro verso e in ogni caso non possono attenuare la gravità dei fatti di cui si è reso respnsabile».


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21 marzo 2026 ( modifica il 21 marzo 2026 | 10:53)