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Redazione Economia

L’Ue, lo scorso anno, ha speso 67 miliardi di euro per le importazioni di petrolio per auto. Secondo T&E accelerare l’introduzione dei veicoli elettrici ridurrebbe le importazioni di petrolio di 45 miliardi di euro nel prossimo decennio

Le tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran rischiano di pesare soprattutto sugli automobilisti che guidano veicoli a benzina. Secondo una nuova analisi di Transport & Environment (T&E), nell’Unione europea l’aumento dei costi di utilizzo per le auto endotermiche sarà fino a cinque volte superiore rispetto a quello delle auto elettriche, in uno scenario con petrolio oltre i 100 dollari al barile.

Nel dettaglio, il costo del carburante arriverebbe in media a 14,20 euro ogni 100 chilometri, con un incremento di 3,80 euro. Per le auto elettriche, invece, la ricarica si attesterebbe a circa 6,50 euro per 100 chilometri, con un aumento limitato a 0,70 euro, legato al rincaro dell’elettricità trainato dal gas. L’impatto risulterebbe ancora più evidente per le flotte aziendali: +89 euro al mese per un’auto a benzina contro appena +16 euro per un veicolo elettrico.



















































Il nodo politico a Bruxelles

Il tema arriva mentre a Bruxelles i ministri dell’Ambiente dell’Ue discutono il futuro delle politiche sull’auto. Sul tavolo la proposta della Commissione europea — presentata nel pacchetto automotive — di ridurre dal 100% al 90% l’obiettivo di taglio delle emissioni di CO₂ al 2035 per nuove auto e furgoni.

Secondo T&E, un indebolimento degli standard rischierebbe di rallentare la diffusione dei veicoli elettrici e prolungare la dipendenza dal petrolio, proprio mentre le tensioni internazionali mostrano la vulnerabilità dei prezzi energetici.

Dipendenza dal petrolio e costi per l’Europa

Nel 2025 l’Ue ha importato circa 1 miliardo di barili di petrolio destinati alle auto, per una spesa complessiva di 67 miliardi di euro. Nello stesso periodo, gli 8 milioni di veicoli elettrici già in circolazione hanno consentito di risparmiare 46 milioni di barili, pari a circa 2,9 miliardi di euro.

Accelerare la transizione elettrica potrebbe avere effetti rilevanti anche nel medio periodo: secondo T&E, politiche più ambiziose ridurrebbero le importazioni di petrolio di 45 miliardi di euro tra il 2026 e il 2035.

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Lo scontro sulle regole e il mercato

Una parte dell’industria e alcuni governi europei, tra cui Germania e Italia, spingono per un allentamento degli standard sulle emissioni e si oppongono a obiettivi più stringenti per l’elettrificazione delle flotte aziendali.

Per T&E, invece, mantenere target ambiziosi è decisivo non solo per la transizione ecologica ma anche per contenere i costi per i cittadini. L’associazione sottolinea come proprio gli obiettivi europei abbiano contribuito nel 2025 al calo dei prezzi medi delle auto elettriche, grazie all’arrivo di modelli più accessibili.

Un ruolo chiave è attribuito anche alle flotte aziendali, principale fonte del mercato dell’usato: obiettivi più stringenti potrebbero portare fino a 3,6 milioni di veicoli elettrici usati in più entro il 2035, rendendo la transizione più accessibile.

«Così si protegge chi guida»

«I conducenti di auto a benzina pagano ogni volta che c’è uno shock petrolifero. L’elettrico è la migliore garanzia contro questi rincari”, afferma Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia. «In un contesto di tensioni geopolitiche, puntare su fonti come sole e vento è l’unica scelta sicura per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili».

Per l’organizzazione, la scelta politica dei prossimi mesi sarà decisiva: rafforzare gli obiettivi accelererebbe la diffusione dell’elettrico e proteggerebbe i consumatori, mentre un passo indietro rischia di esporre ancora di più l’Europa alle oscillazioni del petrolio.

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21 marzo 2026