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Umberto Tozzi lascia per davvero. Questa volta non si torna più indietro. Non ci sono, non ci saranno ripensamenti. «Me lo chiedete tutti, non so più come dirlo. È finita». Pausa e poi riprende: «Dico basta serenamente. (…) Questo è un momento speciale perché siamo davvero alla fine e io comincio a prenderne coscienza, però mi diverto e cerco di non pensarci troppo. Il fatto è che – per fortuna – nel frattempo mi sono successe delle cose inaspettate: dunque sì, lascio il live, ma lavoro dietro le quinte a un progetto che mi entusiasma: il musical Gloria. Significa che la mia musica continuerà a essere suonata e ascoltata anche senza di me, ho avuto pure questo regalo dalla vita». 

APPROFONDIMENTI

E chi è la sua Gloria? A La Stampa confessa che «ho già ascoltato seicento 600 ragazze per scegliere la mia Gloria.

Non solo, devo selezionare anche chi farà tutte le altre parti: ho visto grandi talenti in queste audizioni, molti più di quelli che potremo avere con noi. L’aspetto più difficile è proprio questo, dover dire dei no». 

Quella di Gloria, il musical, sarà «una storia romantica con venti, ventuno delle mie canzoni – racconta a La Stampa – Ma non è un jukebox, tre autori hanno scritto un testo molto bello e coinvolgente. Per un autore di canzoni avere un filo narrativo che unisce pezzi che hai scritto in momenti diversi, in luoghi e situazioni differenti è una grande soddisfazione. Significa dare una nuova vita al tuo lavoro, nuove motivazioni emozionali».

La storia non la può ancora raccontare nel dettaglio ma si tratta di una ragazza che sogna di fare la cantante. «La storia di chi desidera emergere nel mondo della musica e si trova tutti contro, a partire dai genitori, che sanno che arrivare è difficile, che ce la fanno in pochi e pensano per te, anche giustamente, a una vita più tranquilla».

È una storia decisamente autobiografica per Umberto Tozzi che al quotidiano di Torino parla di suo padre. «Mio padre per me voleva solo un lavoro con tredici mensilità: il problema è che io invece avevo tanti sogni da realizzare. Mi sono ribellato, ho preso in mano la chitarra e mi sono inventato un mestiere».