Alexia si è poi aperta sul tema dell’essere “la moglie di” nel periodo in cui la sua popolarità come artista era in forte calo.

Nel suo caso, la moglie di Andrea Camerana, nipote di Giorgio Armani e membro del cda del gruppo, padre delle sue due figlie. «Ho affrontato il disorientamento di non essere davanti alle telecamere e di non sapere più chi fossi. Ho fatto tanta analisi e so che Alessia e Alexia possono coesistere. Con Andrea però ci siamo rivisti uno nell’altra: lui in fondo era il nipote di, io la moglie del nipote di… Ci siamo aiutati a sostenere questo peso. Anche se ho fatto più fatica ad essere la nuora di. Mia suocera, indipendentemente dal cognome, è stata una presenza giudicante, anche se so che lo ha fatto a fin di bene».

Quanto alla scelta di passare all’italiano, dopo anni di fortunati brani in inglese, Alexia spiega: «Era un momento di cambiamento fisiologico della musica: l’Eurodance stava svanendo e c’era quel pop stile Barbie Girl in cui non mi riconoscevo. Cantavo Happy, mi guardavo allo specchio e dicevo: “Come sei triste”. Stavo morendo, non ero io». Da cui la scelta di presentarsi nel 2002 a Sanremo con Dimmi come, brano pop soul, in rottura con la dance 90s. «Ero un’outsider, ma mi sentivo pronta come un’atleta che arriva a una gara importante certa di essere ben allenata», ha confermato Alexia, che quell’anno arrivò seconda al Festival.

«Per me fu un successo, arrivare prima sarebbe stato too much... Figuriamoci che quando avevamo iniziato a pensare al Festival credevamo che ci avrebbero preso nelle Nuove Proposte».