di
Massimiliano Nerozzi

La squadra di Spalletti si porta avanti con Yildiz, poi viene riagguantata nella ripresa. Locatelli sbaglia un rigore all’85’, si rivedono Vlahovic e Milik. Domenica in campo Como e Roma

La strada per la Champions è lastricata di buone intenzioni (65 per cento di possesso palla e 2,13 di expected gol, quelli che era lecito attendersi) e, ancora una volta, di cattiva mira (8 tiri nello specchio su 18): morale, la Juve pareggia all’Allianz Stadium con il Sassuolo, complicandosi la classifica, se oggi il Como (ora a pari punti) può nuovamente staccarla e la Roma raggiungerla. Con partite lineari, visti i rispettivi avversari, il Pisa in riva al lago e il Lecce all’Olimpico.

Trascinandosi dietro il solito difetto, quello di non chiudere le sfide, come Madama avrebbe invece potuto (e dovuto) nel primo tempo, si è deciso tutto allo sprint. Del quale, urge replay: Locatelli sbaglia al 42’ un rigorino, molto «ino», che la Var scova per braccio di Idzes, atterrato (e mezzo strattonato) da un duello aereo con Vlahovic; e Muric, un gigante, respinge la zuccata di Milik, mentre nessun juventino arriva sul tap-in. Del resto, come diceva Luciano Spalletti, le partite più insidiose rischiano di rivelarsi quelle che (quasi) tutti danno per già vinte. 



















































Figurarsi questa con un Sassuolo amputato (ma non decimato) dall’epidemia di pertosse: Fabio Grosso (bravissimo) ne aveva fuori quattro, tra cui due titolarissimi, Matic e Thorstvedt. Lucio, dal canto suo, era sempre alle prese con la mission impossible, far giocare centravanti lo spazio, quando il nemico non te ne concedeva. Da qui, l’emendamento Mourinho, a dieci minuti dal gong, con tutti dentro, per la battaglia dei giganti: Vlahovic, di nuovo sul prato dopo 112 giorni, e Milik, dopo 665 giorni. Più che un ritorno, una resurrezione. Corollario: David e Openda, i rinforzi estivi, nel sottoscala del sottoscala.

La Juve era partita forte, con assetto aggressivo (palla agli altri) e idee veloci (palla a lei), affidandosi soprattutto alle sgasate di Conceicao, un assist (per Kenan) e un quasi assist (per Kalulu) e Yildiz, non a caso i due che avevano imbastito la transizione che aveva portato all’1-0. Avviata da uno sveglio Perin che, visto il Sassuolo sbilanciato, aveva pescato direttamente Chico con un rinvio, teso e preciso, di almeno 60 metri: Super G del portoghese e tocco per il numero 10, che arrivava a rimorchio. Tutto molto bello, direbbe il vecchio Bruno Pizzul. Messa la partita in discesa, dopo neppure un quarto d’ora, i bianconeri hanno avuto il peccato di rallentare i ritmi, facendo fatica a trovare riferimenti offensivi, come può capitare senza un vero nueve. Va da sé, la Juve s’è fatta pericolosa solo sulle giocate di Conceicao, in versione acceleratore di particelle, meno di Boga, che rimbalzava sui centrali emiliani.

Dall’altra parte, il Sassuolo ha costruito, metro dopo metro, una grande partita, senza scomporsi sul precoce svantaggio e occupando sempre bene gli spazi: 4-2-3-1 in fase offensiva, che poi, in quella difensiva, si chiudeva in un 4-4-2 meglio del Bostik. Affidando le ripartenze alla ditta Berardi-Volpato, cercando di isolarli con Cambiaso, messo in croce dagli uno contro uno: ne son venute fuori un paio di situazioni interessanti, l’ultima, sul finire di tempo, sventata da un tocco in scivolata di Kelly.

Il Sassuolo continuava sulla stessa linea, come se non ci fosse stato l’intervallo e, alla prima incursione, pareggiava: cross di Berardi e taglio vincente di Pinamonti, perso da Bremer. Spalletti smontava e rimontava la Juve, prima con il 4-3-3, poi con le Due Torri: un romanzo per la Champions che, di questo passo, continuerà fino alla fine.

21 marzo 2026 ( modifica il 21 marzo 2026 | 23:14)