di
Pierpaolo Lio

La moto centra in pieno la fiancata di un suv all’incrocio tra corso XXII Marzo e viale Campania. Lo schianto è terrificante. Nonostante la mole, il taxi bianco, un Toyota «Rav 4», si ribalta di lato, e viene proiettato tra le scintille a decine di metri di distanza

È un proiettile verde quello che piomba all’alba di ieri su un incrocio della circonvallazione esterna di Milano. La moto «brucia» un rosso. E centra in pieno la fiancata di un suv. Lo schianto è terrificante. Nonostante la mole, il taxi bianco, un Toyota «Rav 4», si ribalta di lato, e viene proiettato tra le scintille a decine di metri di distanza. Dal punto dello scontro. E da quel che resta di quel bolide verde, una potente Kawasaki «Ninja 650». Sono da poco passate le 3.30. I soccorsi sono immediati. Ma per i due ragazzi in moto non c’è nulla da fare

Basta guardare le riprese della dashcam installata sull’auto per immaginare la violenza dell’impatto. Elisa Teodora Dranca, 20 anni, e Mithum Sandeepa Perera Kuranage, 23, restano senza vita sull’asfalto. Sono morti sul colpo. Il tassista 61enne, A.A., ferito, è stato estratto dall’abitacolo e poi trasferito in codice giallo al pronto soccorso dell’ospedale Policlinico.



















































Le immagini delle telecamere e i rilievi degli agenti della polizia locale ricostruiscono le traiettorie dei due veicoli. Con la moto che corre a tutta velocità da piazza Piola lungo viale Campania, in direzione sud. Infilando l’incrocio nonostante il semaforo rosso. E il taxi, in arrivo dal centro, che supera corso XXII Marzo, passando con il verde, come conferma il video della camera interna all’auto, (in teoria) per proseguire verso est, imboccando viale Corsica. Il pm di turno ha disposto l’autopsia sui corpi delle vittime. Oltre al sequestro dei due veicoli. E dei due caschi indossati dai ragazzi. Il «jet» che aveva lei. E «l’integrale» di lui, sfilato dalla forza dell’urto, e proiettato lontano.

Per Elisa e Mithum, quello era il terzo incontro. Si erano conosciuti domenica scorsa. Attraverso Anna, amica di sempre di lei, collega di lui da un paio di weekend, a far da involontario punto di contatto. Alle prime chiacchiere di quel giorno, erano seguite maratone messaggistiche. Per giorni. Fino a giovedì, quando i due si erano concessi la prima uscita: un aperitivo al bar. L’altra sera, Elisa doveva uscire con Anna e altri amici a festeggiare un compleanno in un locale sui Navigli. Ma non voleva far tardi: ieri mattina avrebbe attaccato a lavorare alle 10. E lui si era allora offerto di passare a prenderla in moto non appena avesse staccato per riportarla a casa.

Dopo il diploma, la 20enne, di origini romene, papà idraulico e mamma badante, s’era presa un anno sabbatico. Aveva trovato da qualche mese un lavoretto, in un negozio vicino casa, a Locate di Triulzi, comune dell’hinterland sud. Per mettere da parte qualche risparmio in vista dell’università: il progetto era di iscriversi a Marketing in Cattolica con Anna l’anno successivo. «Era un angelo». 

Mithum, lucchese, origini srilankesi, papà ex atleta con un’Olimpiade alle spalle, si era trasferito a Milano a fine gennaio. Due lavori, per conquistarsi l’indipendenza: in settimana in un’agenzia immobiliare, nel weekend al bar. «Era sempre solare, gentile e disponibile». Dopo il lavoro, lui si presenta alle 2 al locale. Rifiuta di fermarsi: «Non voleva bere», racconta Anna. Partono. Più tardi Elisa le scrive: «Che caro, mi ha portato a mangiare». Una deviazione per una tappa in un fast food. Prima di rimettersi in moto verso casa. Prima dello schianto.


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21 marzo 2026