
Adriano Moretti è nato a Roma nel 1999. Notte prima degli esami 3.0 è nei cinema. Foto Erica Fava@muroproductions
VENTI ANNI DOPO il cult di Fausto Brizzi e a più di 40 dalla canzone di Antonello Venditti, è Tommaso Renzoni a scrivere e dirigere Notte prima degli esami 3.0. Nuova epoca, nuova generazione.
Notte prima degli esami 1, 2 e 3.0: i cast a confronto
Una storia slegata dal cult che fu, nella quale troviamo la “professoressa” Sabrina Ferilli a giudicare una classe di studenti composta da Adriano Moretti (che fino alla fine di aprile sarà in tournée col suo spettacolo live Listen to Me, Adriano), Tommaso Cassissa, Alice Lupparelli e Alice Maselli. Giovani protagonisti di un cast nel quale fanno più di una semplice apparizione anche Gian Marco Tognazzi, Ditonellapiaga, Sebastiano Somma. E lo stesso Antonello Venditti, coinvolto in una partecipazione straordinaria.
Nel primo film, ambientato nel 1989, i protagonisti esaminandi erano Nicolas Vaporidis, Cristiana Capotondi, Sarah Maestri, Eros Galbiati, Andrea De Rosa, Chiara Mastalli, Elena Burika. Il prof era Giorgio Faletti. Nel sequel Notte prima degli esami Oggi (2007, ambientato nel 2006) agli stessi ragazzi si aggiungevano la prof Serena Autieri, Riccardo Rossi e Carolina Crescentini.

Foto di gruppo dei ragazzi di Notte prima degli esami 3.0: Alice Lupparelli, Tommaso Cassissa, Adriano Moretti, Alice Maselli, Aleandro Falciglia, Bea Barret
Che storia racconta Notte prima degli esami 3.0: trama del film nei cinema
Con i quadri di fine anno e l’avvicinarsi degli esami, è giunto il momento del confronto finale tra Giulio Sabbatini (Tommaso Cassissa) e la professoressa Castelli, detta “la Belva” (Sabrina Ferilli). Che imprevedibilmente ammette alla maturità il ragazzo, a patto che sia lei a prepararlo. Frequentando la casa della docente, scopre un suo segreto che spera di poter sfruttare a proprio vantaggio. Con l’aiuto del suo migliore amico Cesare (Adriano Moretti) e la sua ragazza Sole (Alice Maselli), di cui Giulio da sempre segretamente innamorato. Il gruppo inscena il ritorno di un vecchio amore della prof dei tempi della scuola, un piano che procede con il sostegno della nonna “moderna” (Teresa Piergentili) e di Bruno (Gianmarco Tognazzi). È proprio lui a farsi coinvolgere nell’intreccio dalla figlia Allegra (Alice Lupparelli) – confusa sulle proprie inclinazioni dopo tre anni di un rapporto poliamoroso, ma asessuato, e l’incontro con la più matura Giulia (Ditonellapiaga). Ma la prof non è persona da sottovalutare, come Giulio & Co. scopriranno dopo un improvvisato viaggio notturno a Macerata.

Ditonellapiaga e Alice Lupparelli
Notte prima degli esami 3.0 recensione: purtroppo gli esami non finiscono mai
Sarà stata l’inesperienza e il timore reverenziale dell’esordiente Renzoni, ma qui davvero non si è inventato nulla. Magari sarebbe stato inutile cercare di stravolgere quel capostipite. Ma anche esagerare con il rispetto non fa bene. Anche perché l’encomiabile intenzione di fare un film a sé e non un terzo capitolo non sempre suona realizzata. Cosa salvare allora di questo 3.0 dove lo zero conta più del 3? La sincerità e la gentilezza che riescono ad emergere. E l’apprezzabile modernità mai sboccata.
Dagli anni ’80 della canzone di Venditti e dell’ambientazione del film originale è passato troppo tempo. Ma se è vero che gli esami sono cambiati, e con essi gli strumenti a disposizione e la società, i ragazzi, le loro ansie, gli imbarazzi, gli escamotage folli e coraggiosi, le paure e persino i sentimenti sembrano gli stessi. Al più i “giovani d’oggi” del 3.0 appaiono eccessivamente disimpegnati, slegati dal contemporaneo. Che il film mette in scena in maniera compilativa (dall’ecoansia e i monopattini elettrici al poliamore e l’asessualità). Ma questo in realtà lo facevano anche i precedenti. La preoccupazione per il futuro è inevitabilmente figlia della mancanza di guide certe, rassicuranti (a parte l’accoppiata Cesare e nonna gastrofichetta) tra gli adulti. Cosa che diventa anche positiva: nessun effetto nostalgia. Anzi.
Tra occasioni perse, seconde possibilità, errori antici e nuovissimi, ad accomunare maturandi e maturati è la poca voglia di accontentarsi del presente, continuando a sperare nel futuro e imparando dagli sbagli fatti. Con la certezza di continuare a farne.

Sabrina Ferilli
Intervista ad Adriano Moretti, alias il miglior amico Cesare
Da content creator e personalità social, come è diventato Cesare?
Con Tommaso ci conosciamo da tempo. Abbiamo parlato molto di collaborare, soprattutto come autori perché io ho sempre avuto una predisposizione alla scrittura. Poi è arrivato questo film e ha pensato che io potessi essere giusto per quel ruolo. È stato molto divertente anche al provino, perché essendo mio fan sui social lui voleva dare al personaggio alcune delle caratteristiche che io utilizzo per i miei sketch e personaggi. Mi ha dato la possibilità anche di variare un po’ e di uscire dalla sceneggiatura, e questo è stato fondamentale per me.
Ha definito il suo liceo come di un ambiente “tossico”: perché?
Fortunatamente la mia classe non era così. Lì ho trovato il primo amore e i miei compagni sono tuttora i miei migliori amici. Però effettivamente era un ambiente di pariolini: al Giulio Cesare si respirava un po’ questo snobismo generale. C’erano queste dinamiche da licei dell’upper class, diciamo. Sentivi molto la pressione del giudizio, che ti portava a giudicarti da solo. Per questo cercavo di sopprimere il mio bisogno di fare qualcosa di artistico, perché già sapevo chi mi avrebbe preso in giro.

Adriano Moretti e Teresa Piergentili
La mia prof di latino e greco
Ha avuto anche lei una prof come quella interpretata da Ferilli?
La mia professoressa di latino e greco è una delle donne più affascinanti che ho conosciuto. Si chiama Laura Correale: adesso sarà in pensione, ma ricordo che riusciva a incantarci con le sue spiegazioni. Era molto severa, però tutti la rispettavamo proprio perché ci restituiva il senso dell’amore verso il mestiere e la cultura.
Da quella pressione è nato il suo Listen to Me, Adriano: qualcosa di più di uno spettacolo?
Sicuramente l’attualità, i social e la loro pericolosità sono i temi principali da cui parto. L’ho scritto pensando a una storia vera che mi è capitata a 18 anni. Volevo ironizzarci sopra, ma anche sensibilizzare il pubblico.
Anche per la capacità di perdono di Cesare si è basato su esperienze personali?
Non sarei stato capace di perdonare tanto rapidamente… Riflettendoci, però, è qualcosa che è figlio della spensieratezza di quell’età. Soprattutto per un personaggio leggero e spensierato come il mio, capace di passare sopra a una cosa del genere.
La leggerezza con cui si commettono certi errori, da giovani
Di contro, ci sono delle scuse che sente di dovere a qualcuno?
Sicuramente ho detto tante bugie. Soprattutto ai miei genitori. Ma a loro ho chiesto scusa. E poi a persone a me care, come alcune ragazze. Soprattutto alla mia prima fidanzata. Guardando il film mi è tornata in mente la leggerezza con cui si possono commettere certi errori. È qualcosa che si lega anche allo spettacolo, perché il me 18enne ha fatto errori, ha mandato foto che non doveva mandare… Insomma, è un’età delicata in cui, soprattutto con i social, rischi di fare un errore di cui poi ti penti in futuro. Credo di aver imparato le mie lezioni, e adesso ci sto molto più attento.
Come procede il progetto di recitare in un film scritto da lei? E come autore, che rapporto ha con l’AI?
In genere uso l’intelligenza artificiale per generare immagini divertenti e mandarle ai miei amici. Per il resto non mi piace proprio l’idea di dovermi affidare a ChatGPT. Quanto al mio sogno di portare al cinema i miei personaggi, i miei sketch, il mio modo di vivere, ho sempre tante idee e soggetti nel mio computer. Purtroppo non è un momento facile per proporre a una produzione di finanziare il film di un ragazzo di 26 anni che non ha praticamente altre esperienze.

Al centro Tommaso Cassissa (Giulio)
Era nel cast anche della serie tv sul delitto del Circeo, una storia molto dura: le piacere passare da un genere all’altro?
In generale, nei pensieri e quando scrivo sono molto più drammatico che comico. Poi magari cerco di dare un tono “dramedy”, che forse mi rappresenta di più come persona. Sono più vicino a Troisi che a Checco Zalone, con un tono malinconico, nostalgico, che tocca corde emotive profonde. D’altronde da spettatore sono un fan del primo Nanni Moretti, di Woody Allen. Guardo solo film drammatici, in cui si piange. Uno dei miei preferiti è Little Miss Sunshine.
E l’ultimo pianto a quando risale?
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A un viaggio in macchina, con un mio amico. Tornavamo dalla Toscana e ho sentito quello che che in letteratura chiamano spleen. Una sensazione che prende alla pancia, ogni tanto mi capita. Allora mi lascio andare a un piantarello liberatorio. Poi sto meglio. Per quanto riguarda i film, è stato con The Holdovers. Avevo pianto al cinema e ho ripianto di più adesso. Quando vedo qualcosa di emozionante, mi piace lasciarmi andare.