di Maddalena Berbenni
Sergio Ruocco, 39 anni: «Qualche mese fa ho incontrato il carabiniere che arrivò sul posto e provò a rianimarla. Mi ha detto che mi avrebbe fatto troppo male conoscere cosa accadde in quei momenti»
Sharon si fa sentire. A Sergio Ruocco capita nelle camminate solitarie verso il fiume: «Mi sembra che mi prenda la mano e cammini con me. Mi è successo anche di voltarmi, ma lei non c’era». Sono le parentesi che si ritaglia dalle giornate di lavoro come idraulico, sveglia all’alba e alle 10 di sera a letto. «In una di queste passeggiate ho anche incontrato il carabiniere che la soccorse».
Ruocco, 39 anni, avrebbe voluto sposarla, Sharon Verzeni, uccisa la notte del 30 luglio 2024 a coltellate, per strada a Terno d’Isola, dove la coppia viveva da tre anni. Si erano conosciuti il 22 aprile 2011, davanti alla chiesa di Bottanuco, dove lei era cresciuta. Avevano comprato casa e terminato il corso per fidanzati tre mesi prima del delitto: «Lei avrebbe voluto due bambini, io avrei iniziato con uno», sorride. Uno dei pochi momenti in cui la tensione scema, durante il racconto di quei giorni atroci, quando, non bastasse il dolore, Ruocco finì al centro dei sospetti. E poi del processo, della rabbia che non passa, «perché non potremo mai accettare che sia morta per niente».
L’INCONTRO
C’è una scena riportata dalla testimone che vide Sharon accasciarsi e che per pochi secondi mancò la fuga in bicicletta di Moussa Sangare, ora condannato all’ergastolo. La donna riferì della disperazione del carabiniere che provò a rianimare la ragazza di 33 anni. Le gridava di non mollare, sbatté i pugni sul cofano quando dall’ospedale arrivò la notizia della morte. «Quel militare» ricorda Ruocco «poi accompagnò me in caserma. Qualche mese fa ci siamo incrociati per caso, lui era in auto e si è fermato a salutarmi. Gli ho detto che avrei voluto chiedergli di descrivermi quando la trovò e se gli disse qualcosa, ma che avevo paura della sua risposta. Ha replicato che non mi racconterà mai di quella notte, perché mi farebbe troppo male, e che anche lui ci ha lasciato un pezzo di cuore».
Sharon uscì poco dopo le 23 senza dire nulla al compagno, che già dormiva. C’era afa, voleva camminare. «I carabinieri arrivarono a casa alle 3.30, io dormivo profondamente» ricorda Ruocco. «Mi svegliai di botto solo quando sentii le loro voci nel soggiorno. Mi chiamavano per nome, pensai prima ai ladri e poi a uno scherzo. Mi alzai di scatto e corsi in corridoio senza nemmeno accorgermi che lei non c’era. Solo dopo un po’ capii che doveva esserle successo qualcosa. Mi dicevano che dovevo essere io a spiegare. Alle 6 mi portarono via e alle 16 mi comunicarono che era stata uccisa».
Ruocco chiese di restare a dare una mano con le indagini: «Mi crollò il mondo addosso, mi sentii vuoto, come se non avessi più niente. Una pattuglia mi accompagnò invece da mio padre. Subito dopo, andai a comprare un telefono, perché i miei erano stati sequestrati. Contattai la sorella di Sharon e domandai se potevo andare da loro». Ruocco definisce «strano» il viaggio verso Bottanuco: «Non sapevo cosa la gente dicesse su di me e cosa pensassero i genitori. Invece mi abbracciarono, piangendo, e capii che non dubitavano di me».
I Verzeni non lo hanno fatto mai: «La loro vicinanza è stata importantissima, anche se io stavo male a vederli soffrire. Mi sentivo in colpa per non averla protetta, per non averle impedito di uscire. Sono stato ingenuo, in questo mondo una ragazza non può uscire da sola la sera».
Percepiva la pressione dell’opinione pubblica? «Quando capisci di avere perso la tua compagna in modo così brutale, fai veramente fatica a pensare a te stesso. Io continuavo a pensare a lei. Avevo momenti in cui immaginavo di essere in coma dopo un incidente e che fosse tutto un incubo».
«Quando alla fine ho saputo che era morta mi è crollato
il mondo addosso, mi sono sentito vuoto, come se
non avessi più niente. La mia vita è totalmente cambiata»
Ruocco parla spesso con Sharon: «Mi serve a sentirla vicina. La mia vita ora è totalmente cambiata. Ho meno memoria e blocchi a livello cognitivo». La ricorda nell’ultima vacanza a Courmayeur e «quando giocava con i figli dei nostri amici». Non si dà pace per i momenti belli che non torneranno.
A processo, «la cosa più dura è stata vedere i filmati di lei che cammina prima di essere uccisa». Su Sangare: «La madre e la sorella lo avevano denunciato tre volte (per maltrattamenti, è stato condannato, ndr). Non si poteva fare qualcosa prima? Troppe donne vengono uccise». Confessò per poi ritrattare: «Sarebbe quasi impossibile pensare al perdono, ma se si fosse pentito, potremmo anche solo provarci».
Ruocco confida di avere sperato, più volte, di addormentarsi la sera e di non svegliarsi più: «Però so che devo andare avanti un passo alla volta. In un’altra delle mie passeggiate sono stato fermato da uno sconosciuto. Mi ha detto che capiva il mio dolore, di stare il meno possibile da solo e di pensare che Sharon c’è».
21 marzo 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA