Dopo che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno imposto un embargo regionale al Qatar nel 2017, in parte a causa delle sue relazioni con l’Iran, con il quale Doha intrattiene rapporti migliori rispetto alla maggior parte degli Stati arabi, la QIA ha rimpatriato oltre 20 miliardi di dollari di depositi per stabilizzare le sue finanze. La frustrazione dei leader del Qatar deriva dal fatto che, dall’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, Doha è stata una forza trainante negli sforzi per porre fine ai cicli di conflitto nella regione. Il piccolo Stato, da tempo consapevole della propria vulnerabilità, ha sviluppato una strategia di difesa basata sul mantenimento di quelle che i funzionani qatariani definiscono relazioni equilibrate. Parallelamente, si è ritagliato un ruolo di mediatore per garantire la propria rilevanza nei confronti degli Stati Uniti e delle potenze europee: l’interlocutore fidato disposto a dialogare con tutti, da Hamas ai talebani fino al Venezuela di Maduro. Ma nel corso dell’ultimo anno ha capito che questo, e il suo rapporto con Washington, non erano una garanzia di sicurezza.

 

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