L’analisi di Ferruccio de Bortoli sulle difficoltà del private debt, il blocco dei voli e il turismo«ingolfato». L’inserto speciale di 12 pagine dedicato all’evento di Corriere e Bocconi

La bolla dei mutui subprime negli Stati Uniti nel 2007-2008, causa della successiva crisi finanziaria mondiale, fu determinata da un fatto: i prestiti erano stati concessi senza valutarne i rischi. Attenzione a che la storia non si ripeta con il private debt, i prestiti concessi da società alternative alle banche, in particolare negli Stati Uniti, avverte Ferruccio de Bortoli sull’Economia del Corriere della Sera, in edicola domani gratis con il quotidiano. L’allerta scatta benché i due casi non siano direttamente comparabili, perché l’economia americana è cresciuta nel frattempo rispetto al carico dei debiti privati, concessi in alternativa o in aggiunta ai prestiti bancari.

«La dimensione del mercato del private credit è stimata, begli Stati Uniti, fra 1,5 e 1,7 trilioni di dollari — scrive de Bortoli —. Non è poco. Ma la percentuale, rispetto al valore complessivo dell’economia americana (prodotto lordo nominale di 31,4 trilioni nel 2025), è inferiore al 5%. Nella crisi dei subprime i mutui concessi a soggetti con garanzie incerte valevano circa 1,3 trilioni, ma l’economia americana valeva meno della metà di oggi». Un fatto positivo è che il private debt, recente business dei fondi, è stato di supporto alle imprese, anche startup, quando i finanziamenti dalle banche scarseggiavano. È così che molte aziende, anche in Italia, hanno potuto investire. Scrive de Bortoli: «Il private credit o private debt avrà molti difetti che la crisi attuale mette in torbida luce ma è stato a lungo, e in parte consistente continua a esserlo, il finanziatore dello sviluppo». Il nodo è nel potenziale intreccio di interessi e nell’eccesso di rischi accumulati, soprattutto negli Usa.
«Ciò che è nato al di fuori delle banche (e contro le stesse) — scrive de Bortoli — le ha viste, alla fine, coinvolte indirettamente per aver prestato capitale ai fondi che le hanno sostituite. Contorsioni del mondo della finanza che, quando diventano troppe e incestuose, creano i presupposti del formarsi di bolle. Perché non si sa più in quali tasche il rischio sia finito». Morale: il prestito privato può essere d’aiuto all’economia, ma attenzione alle anomalie.



















































La mossa di Orcel

La copertina è dedicata ad Andrea Orcel: se l’offerta su Commerzbank andrà in porto, l’Unicredit che guida diventa la prima banca europea.
Fra i protagonisti della settimana c’è Giuseppe Pasini, presidente di Feralpi e Confindustria Lombardia: «Se i prezzi dell’energia non scendono ripartirà l’inflazione», avverte. Mentre Pietro Giuliani di Azimut, annuncia una nuova apertura in Asia entro l’anno. E Vincenzo Vita di Amplifon, che ha rilevato per 2,3 miliardi Gn Hearing, dice: «Le acquisizioni sono necessarie, ora siamo più competitivi e più forti negli Usa».
Nella sezione Risparmio trovate le proposte per investire diversificando il portafoglio fra petrolio, oro e terre rare. Nel numero in edicola trovate poi anche 12 pagine su Pact4Future, l’evento di Corriere e Bocconi alla terza edizione, dal 24 al 26 marzo. Un dialogo con scuola, accademia, arte, cooperazione per costruire un futuro inclusivo.
Appuntamento alle 15 in sala Buzzati al Corriere e alle 20 in aula magna all’Università Bocconi. Ingresso libero, streaming su corriere.it, prenotazioni su pact4future.it.

22 marzo 2026