Il festival di Sanremo e le hit uscite dall’Ariston non fermano la corsa in classifica di Tony Colombo. L’artista neomelodico è uscito con il suo nuovo album “Predestinato” e da settimane è saldamente nella top ten della classifica FIMI. Una rivincita personale per il cantante che nel 2023 è finito al centro di un’inchiesta, ma poi è stato assolto definitivamente. Sull’onda del successo del suo ultimo album Tony ha annunciato il maxi concerto ad Agnano: «Quando penso a quella sera non penso solo allo spettacolo, ma a un abbraccio enorme tra me e il pubblico. Ci sarà uno show importante, con una produzione pensata per essere all’altezza di un evento unico: musica, emozioni, momenti che racconteranno la mia storia e quella di chi mi ha sempre sostenuto. Ma soprattutto ci sarà la verità della mia musica, quella che nasce dal cuore e che appartiene alla gente. Per me questo concerto rappresenta un sogno che diventa realtà. È la dimostrazione che, anche partendo da zero e senza scorciatoie, con passione e sacrificio si possono raggiungere traguardi che sembravano impossibili».
“Predestinato” era al quinto posto della classifica FIMI durante la settimana di Sanremo. Che sapore ha questo risultato per te oggi?
«Ha il sapore della rivincita silenziosa. Non è solo una posizione in classifica, è la dimostrazione che quando semini verità, prima o poi raccogli rispetto. È un numero, sì, ma dietro c’è il cuore di chi ha creduto in me anche nei momenti più difficili».
Oltre 3 milioni di streaming e tre brani in tendenza su YouTube: ti aspettavi un impatto così forte o ti ha sorpreso?
«Speravo in un impatto forte, ma non do mai nulla per scontato. Ogni disco è una scommessa. La risposta del pubblico mi ha emozionato perché significa che le canzoni sono arrivate dove dovevano arrivare: dentro».
Questo tuo album va “oltre i confini del genere”. Senti che il neomelodico stia vivendo una nuova fase?
«Credo di sì. Oggi il neomelodico non è più solo etichetta: è contaminazione, è identità che si evolve. Con “Predestinato” ho voluto dimostrare che possiamo restare radicati nella nostra anima, ma parlare un linguaggio universale».
Hai definito questo album “una confessione”. Cosa stai confessando al tuo pubblico?
«Sto confessando le mie fragilità. I miei dubbi. Le mie paure. E anche la mia forza. È un disco in cui non mi nascondo: racconto l’uomo prima ancora dell’artista».
Il titolo “Predestinato” è potente: ti sei sempre sentito destinato a questo percorso o ci sono stati momenti in cui hai dubitato?
«Ho dubitato tante volte. Ma anche nei momenti di dubbio, sentivo dentro una voce che mi diceva di non mollare. “Predestinato” non significa che è stato facile: significa che non ho mai smesso di credere».
Nel disco parli di scelte, cadute e rinascite. Qual è stata la caduta più difficile e cosa ti ha permesso di rialzarti?
«La caduta più difficile è stata quella umana, non artistica.
Quando vieni messo in discussione come uomo, tutto trema. Mi ha rialzato la mia famiglia, l’amore vero, e la coscienza pulita».
C’è un brano dell’album che senti più tuo, più autobiografico? Perché?
«Sì. Ce n’è uno in particolare che parla di rinascita. Non è solo una canzone: è la fotografia di un periodo in cui ho capito chi ero davvero».
Tony Colombo oggi è diverso da quello di qualche anno fa? In cosa sei cambiato?
«Molto. Oggi sono più consapevole, meno impulsivo, più profondo. Ho imparato che la forza non è gridare, ma restare in piedi quando il vento soffia forte».
Quanto conta la famiglia nel tuo equilibrio personale e artistico?
«La famiglia è tutto. È il mio centro. Senza di loro non esisterebbe né l’artista né l’uomo. Sono la mia stabilità quando tutto intorno si muove».
Negli ultimi anni hai vissuto un periodo molto complesso dal punto di vista giudiziario, dal quale sei uscito pulito. Quanto è stato difficile affrontare quel momento anche mediaticamente?
«È stato durissimo. Non solo per quello che vivi, ma per quello che viene raccontato. La parte mediatica amplifica tutto. Ma ho scelto il silenzio e la fiducia nella giustizia».
Cosa hai imparato da quell’esperienza, sia come uomo che come artista?
«Ho imparato che la verità non ha fretta, ma arriva. Ho imparato a distinguere chi resta da chi sparisce. E ho imparato a non dare per scontata la libertà».
Ti ha ferito di più la vicenda in sé o il giudizio pubblico che ne è seguito?
«Il giudizio. Perché quando sai chi sei, affronti anche le difficoltà. Ma essere raccontato in modo diverso da come sei davvero… quello fa male».
Oggi che quella pagina è chiusa, senti che in qualche modo abbia cambiato la tua visione della vita e della musica?
«Sì. Oggi canto con più verità. Ogni nota ha un peso diverso. La vita mi ha insegnato che niente è garantito, quindi ogni palco, ogni applauso, ogni abbraccio del pubblico… lo vivo come un dono».
Il 12 settembre hai annunciato un concerto evento all’Ippodromo di Agnano? Cosa ci dobbiamo aspettare e che emozione ti suscita?
«Il 12 settembre all’Ippodromo di Agnano sarà una serata che per me rappresenta molto più di un semplice concerto. È il punto d’incontro tra la mia storia, la mia gente e tutti i sogni che abbiamo costruito insieme in questi anni. Mi emoziona tantissimo perché sarà la prima volta che porterò la mia musica in un luogo così grande, davanti a migliaia di persone che hanno camminato con me in questo viaggio».
Ultimo aggiornamento: domenica 22 marzo 2026, 13:31
© RIPRODUZIONE RISERVATA