di
Marco Bonarrigo

Lo sloveno ha scritto una pagina di storia con una rimonta incredibile dopo la caduta ai -34 km: «La prima cosa che ho pensato è stata. “ma cosa hai combinato Tadej?”»

«La prima cosa a cui ho pensato è: “Ma che casino hai combinato, Tadej?”. Ero disteso sull’asfalto, a sandwich con altri corridori e per colpa mia: avevo provato a passare dove non si passava. La seconda, appena rialzato, che non avevo nulla di rotto. La terza che la mia bici era incastrata sotto la schiena di uno della Alpecin che non se la passava bene. Quando gli ho chiesto se poteva spostarsi ha emesso solo un lamento ma pian piano ci è riuscito. Era il momento peggiore possibile per cadere, davanti volavano. Ho pensato: è finita, imbocco la ciclabile e torno a casa».

Si sa che la Milano-Sanremo sa mescolare in modo imprevedibile noia profonda ed emozioni vertiginose, ma ieri la Classicissima si è superata. A 34 chilometri dal traguardo, all’uscita di Imperia, in una curva a destra facile Tadej Pogacar si è infilato come un missile fuori controllo tra chi lo precedeva e ha fatto strike. Quando si è rialzato, i primi erano lontani, il suo fianco sinistro un misto di sangue e brandelli di divisa, i pensieri nerissimi. «Poi ho pensato al mio fraterno amico Bling (Michael Matthews, ndr) assente per un brutto infortunio, ho ascoltato Florian e Felix (Vermeersch e Grosschartner, ndr) che mi incoraggiavano, ho capito che avrebbero fatto di tutto e di più per aiutarmi».



















































I 45 minuti successivi resteranno nella storia del ciclismo. La risalita della Cipressa dall’ultima alla prima posizione (con record) trainato da McNulty in stile Pantani/Oropa con gli altri che lo guardavano come si guarda una moto risalire il gruppo, l’allungo per portarsi via Van Der Poel e uno scatenato Pidcock (addio in un amen ai sogni di un pur ottimo Ganna e dei velocisti), un secondo record sul Poggio per staccare l’olandese tenendo distante il gruppo scatenato all’inseguimento.

E poi la volata brutale contro ogni regola e legge della fisica ciclistica, contro un Pidcock che allo sprint gli è superiore: Pogi è partito lunghissimo, ha dato l’illusione all’inglese di poter rimontare e poi ha inserito una sesta o una settima marcia supplementare e l’ha bruciato di mezza ruota. Fine della storia.

Al sesto tentativo Tadej ha vinto la sua prima Sanremo, il quarto «monumento» (l’undicesimo in assoluto, davanti c’è solo Merckx con 19) dopo Fiandre (2), Liegi (3) e 5 Lombardia, quello più lontano dalle sue caratteristiche. L’ha fatto trasformando «adrenalina e disperazione in potenza« perché non c’è «sesto Tour de France e nemmeno forse la prima Roubaix che eguagli la voglia che avevo di vincere questa corsa» e che ora finalmente gli permetterà di «smetterla di venire a Sanremo ogni due settimane a provare e riprovare Cipressa e Poggio a ruota dello scooter di Niccolò (l’ex corridore ligure Bonifazio) perché quello che dovevo fare l’ho fatto».

Dopo il traguardo l’abbraccio con Pidcock (2º) ma anche con un superbo Van Aert e Van Der Poel, 3º e 8º, anche loro caduti con lui, è stato commovente e per una volta — tra gente che sulla strada si sbranerebbe — alla delusione dei battuti si è sostituita l’ammirazione per il vincitore. Pogi dice di aver bisogno di giorni per metabolizzare le emozioni. Ma nelle prossime settimane non ha intenzione di fare sconti a nessuno: «Vado in Belgio con una squadra superba — spiega — e un obbiettivo semplice: vincere il terzo Fiandre e la prima Roubaix». Intanto si gode una Sanremo che per Urbano Cairo, presidente di Rcs MediaGroup, presente in gara «è la più bella e la più imprevedibile delle Classiche come dimostra la folla che l’ha applaudita con entusiasmo da Pavia al traguardo».

22 marzo 2026 ( modifica il 22 marzo 2026 | 07:25)