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Barbara Bouchet è protagonista del film Finale. Un film che tratta diversi temi ancora un po’ tabù come l’omosessualità femminile, l’amore tra persone anziane e l’eutanasia. Col settimanale Gente comincia a parlare di eutanasia: «Prima o poi avremo il diritto di scegliere, o no? È la mia vita e vorrei poter decidere. Dentro di me ho sempre pensato: se stessi male non vorrei accanirmi per proseguire la vita a tutti i costi, con una sofferenza per me e per chi mi vuole bene». E visto che in Italia non c’è una legge se mai dovesse succedere di dover decidere andrebbe in Svizzera. E già che ci siamo non nasconde di aver già pensato anche al suo funerale: «Io ho già scelto la mia canzone: My way, “ho fatto a modo mio”. Comunque, ci penso di sfuggita. Resto sempre una persona positiva».
APPROFONDIMENTI
L’amore
Poi tocca parlare di amore, di omosessualità e Barbara a Gente si chiede: «Avrò il diritto di amare chi mi pare? Posso fare quello che voglio?».
Se lo chiede anche se non si è mai innamorata di una donna. «Mai, ma non per questo lo trovo sbagliato». Anche l’amore tra persone anziane è considerato un po’ tabù, sottolinea il settimanale diretto da Umberto Brindani. «Ma perché non dobbiamo farlo vedere? Da vecchi poi non è più vincolato al sesso, magari è anche più profondo, fatto di affetto e ricordi. Sono molto contenta di poterlo rappresentare: sveliamoli questi tabù, che fanno parte della vita!».
E a proposito di amore. «Dopo quattordici anni è mancato, però potrei ancora trovare l’amore, perché no? Stare con me tuttavia non è facile: un uomo dev’essere molto sicuro, fregarsene se sono io al centro dell’attenzione e poi vivere per conto suo. La convivenza alla mia età? No, grazie».
La carriera
Oggi ha 82 anni. Il cinema l’aveva smesso di farlo a 39. «Avevo smesso perché ero stanca di fare sempre la bella, oggetto del desiderio maschile. Pensavo che sarei rientrata dopo una decina d’anni invece ce ne sono voluti venti e tanti pensavano che fossi già morta! Ho avuto una strada lunga e tortuosa e ho ricominciato col cinema grazie a Martin Scorsese, che mi ha voluto in un piccolo ruolo in Gangs of New York del 2002».
Ora spera che «la critica possa apprezzarmi come attrice drammatica. È riuscito a pochissime, come Monica Vitti, di far ridere ed essere amata dai critici. Io non ho mai lavorato con i grandi registi e la mia comicità non era apprezzata. Anche se, a mio parere è molto più difficile far ridere che far piangere…».
I figli
Barbara è molto legata anche ai suoi due figli («Alessandro vive a Milano con moglie e figlie, Max invece è tornato da qualche anno a Roma, dove lavora in una pizzeria») e ai suoi fratelli Peter, che vive a Roma, e Annette, a San Francisco. «Ci sentiamo tutti i giorni e se non rispondo al telefono, Annette si preoccupa moltissimo e manda Peter a controllare. Io sono la maggiore e ho fatto loro un po’ da mamma».
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