di
Adriano Barrì

Eni, Tenaris, Repsol e Total stanno beneficiando delle aspettative sugli aumenti di prezzo. Ma c’è anche chi «soffre» la volatilità. Come Saipem

Lo scenario di tempesta torna a riscrivere le regole del gioco sui mercati energetici. L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha fatto schizzare verso l’alto le quotazioni del greggio salite del 14% e del gas naturale, +56%, riportando d’un tratto la variabile geopolitica al centro delle sale operative di mezzo mondo. Per le società europee quotate dell’industria energetica, la fiammata si traduce quasi meccanicamente in un potenziale miglioramento dei profitti, e il mercato ha già cominciato a fare i conti: nella settimana appena trascorsa, i titoli del comparto hanno nettamente sovraperformato il mercato, in un contesto in cui lo Stoxx 600 ha perso il 4,6%. Un’analisi de L’Economia del Corriere passa in rassegna una selezione di società europee del settore energetico quotate sulle principali piazze del Vecchio Continente.

Il segnale già dato dagli investitori

Il dato più evidente è quello della performance da inizio anno: praticamente tutti i titoli monitorati si muovono in territorio ampiamente positivo, con guadagni che in diversi casi superano il 20-30%, a fronte di un indice di riferimento europeo che da gennaio segna appena un +2%. È il segnale che gli investitori avevano già cominciato a riorientarsi verso l’energia molto prima che la crisi iraniana tornasse a dominare le prime pagine. Sul fronte italiano, dove si concentrano alcune delle storie più interessanti, Eni è naturalmente il punto di riferimento. La major di San Donato Milanese guadagna il 24,2% da inizio anno e nella settimana più recente ha messo a segno un progresso del 6,1%, tra i più consistenti del campione. A rendere il titolo ancora più interessante per gli investitori orientati al reddito, un rendimento cedolare del 5,1%, tra i più elevati del settore. 



















































Energia sotto i riflettori Le azioni da seguire in giro per l’Europa

Chi si muove meglio

In un contesto in cui il prezzo del petrolio torna a salire, la visibilità sugli utili migliora in modo diretto, ed Eni, con la sua struttura integrata ovvero presenza lungo tutta la catena dell’industria, è posizionata per beneficiarne su più fronti. Tra i primi a segnalare il «momentum» gli analisti di Banca Akros che hanno alzato il prezzo obiettivo su Eni da 17 a 21 euro, confermando la raccomandazione buy per i «solidi risultati ed efficiente allocazione di capitale». Accanto a Eni, due nomi meno ovvi ma altrettanto rilevanti per comprendere la profondità del rally in corso. Tenaris, il produttore di tubi in acciaio per il settore, è forse la vera sorpresa: nonostante la leggera flessione nell’ultima settimana, spicca il +38,1% da gennaio, il miglior risultato dell’intero gruppo. La società che fornisce componenti essenziali per l’esplorazione e la produzione di idrocarburi, è un indicatore diretto della spesa in conto capitale delle grandi compagnie petrolifere: quando il greggio sale, i budget esplorativi si allargano e Tenaris è tra le prime a vedere l’effetto in portafoglio ordini. 

La volatilità di Saipem

Per Equita Sim lo scenario sul titolo è costruttivo nel medio termine per via della potenziale riaccelerazione delle esplorazioni a livello globale, qualora tensioni prolungate spingessero nuovi investimenti fuori dal Medio Oriente che rappresenta il 15% dei ricavi del gruppo. Il dividend yield al 3,3% completa un profilo che unisce crescita e remunerazione. Saipem, invece, è il nome che racconta meglio la duplice natura di questo mercato: da un lato l’entusiasmo strutturale per il ciclo degli investimenti offshore, dall’altro la volatilità tipica di un titolo che si è mosso molto in poco tempo. Con un +34,3% da inizio anno, il contractor tecnico milanese si conferma tra i beneficiari più diretti. Nella settimana appena trascorsa, però, Saipem ha ceduto il 7,1%, un segnale che il mercato stia iniziando a distinguere tra chi ha già prezzato lo scenario positivo e chi lascia ancora spazio di rivalutazione. Per Equita il titolo presenta storicamente una maggiore correlazione ai prezzi delle materie ma ha anche una esposizione significativa al Golfo che potrebbe incidere su volumi/utili futuri data l’incertezza nell’area.

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Come si muove l’Europa

Allargando lo sguardo alle piazze europee, emerge un quadro altrettanto articolato. Repsol, da Madrid, guadagna il 30% da gennaio e mette a segno un ottimo +9,9% nell’ultima settimana, ma con un rendimento da dividendo non troppo generoso: 2,7%. La major spagnola beneficia forse di una presenza significativa nelle regioni che oggi tornano al centro dell’attenzione geopolitica e di un portafoglio upstream ben diversificato. Galp Energia, da Lisbona, si muove in linea: +32,8% da inizio anno, +6,4% nell’ultima settimana in un anno in cui le compagnie di medie dimensioni con focus atlantico stanno dimostrando una capacità di reazione rapida alle impennate del prezzo del petrolio. TotalEnergies infine, colosso parigino con circa 150 miliardi di capitalizzazione, è sostanzialmente invariata a una settimana ma balza del 22,5% da gennaio con una cedola del 5,0%: è il titolo da cassettista per definizione nel settore, abbinando solidità patrimoniale, distribuzione generosa e presenza globale che include significative operazioni in Medio Oriente. Ma la società è anche tra le più esposte alla interruzione di petrolio e gas in Medio Oriente, quindi possibile vittima della volatilità.

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22 marzo 2026 ( modifica il 22 marzo 2026 | 14:17)