Caro direttore,
Trump e Netanyahu in Iran hanno intrapreso una strada che sembra non portare da nessuna parte. Lo stretto di Hormuz difficilmente potrà essere liberato. Il prezzo del petrolio continuerà a salire e il taglio provvisorio delle accise non potrà andare avanti per molto tempo. In più questa nuova guerra decisa dagli Usa senza avvisare gli alleati ha allargato ancora di più il solco tra Trump e gli europei. Con il presidente americano che ha detto a noi europei «codardi, ce ne ricorderemo». E con questa nuova guerra rischiamo di dimenticarci l’Ucraina e Gaza.Antonio Pozzi
Caro Pozzi,
Capire cosa voglia Netanyahu è in realtà più semplice: vuole colpire l’Iran in maniera definitiva, cancellare per sempre la minaccia che Teheran e i suoi affiliati (Hezbollah, Hamas, Houthi) rappresentano per l’esistenza stessa di Israele. Non importa quante distruzioni e quanti morti questo possa comportare; e neppure quali conseguenze economiche la guerra possa provocare. Il comportamento di Trump è invece meno comprensibile: non si capisce quali siano i suoi veri obiettivi. L’improvvisazione, da un lato, e la sottovalutazione di elementi decisivi, dall’altro, sembrano dominare la scena della Casa Bianca. Non ci voleva un genio della strategia per capire che l’Iran, anche dopo la decapitazione dei suoi leader, si sarebbe difeso nell’unico modo possibile: coinvolgendo tutti i Paesi del Golfo e paralizzando una delle aree fondamentali per l’estrazione e la fornitura di petrolio e gas. Insomma «muoia Sansone con tutti i filistei», vediamo quanto voi occidentali siete in grado di resistere con i prezzi dell’energia alle stelle. Il dilemma è ormai questo: per interrompere il traffico delle navi nello Stretto di Hormuz bastano pochi droni e missili; da qualche punto dell’Iran potranno sempre essere lanciati, nonostante i gravi danni inferti dai bombardamenti di americani e israeliani. Immaginare la fine del conflitto è perciò molto complicato. A meno che Trump, in uno dei suoi scatti narcisistici, annunci all’improvviso al mondo che ritiene di aver vinto e che la guerra è finita. Che sia stata o no una vittoria poco importerà nel fantastico mondo di Donald.
23 marzo 2026
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