di
Chiara Maffioletti
L’attore parla della sua depressione, della sua esperienza di padre e dei sogni che ancora vuole realizzare. Pisani ora è in tour con «Slip&Strip», un quiz ironico (che il 18 aprile sarà a Milano, al teatro Della Quattordicesima) che vuole rompere i tabù sulla sessualità, ridendoci sopra
Tratto da una storia vera: «Pettinami bene che questa vado a spogliarmi da Angelo Pisani», dice una signora al suo amato parrucchiere, noncurante delle orecchie indiscrete (mea culpa). Eppure, l’attore può spiegare tutto: da qualche settimana è in tour con il suo nuovo spettacolo, «Slip&Strip», un quiz ironico (tra le varie tappe, il 18 aprile sarà a Milano, al teatro Della Quattordicesima) che vuole rompere i tabù sulla sessualità e, al contempo, informare. Tutto, facendo ridere. I concorrenti arrivano dal pubblico e sì, se perdono al quiz, devono spogliarsi. «Ma possono farlo anche dietro un separé e scegliere di mettersi un accappatoio», premette Pisani.
Come è nata l’idea?
«Serviva un conduttore che sapesse improvvisare e che avesse un piglio ironico. Quando mi hanno proposto questo spettacolo ho pensato che fosse arrivato nel momento giusto: credo profondamente in questo. Sono reduce da un grande cambiamento di vita, in cui mi ero reso conto, tra le altre cose, che mi sarebbe piaciuto fare anche il presentatore, oltre al comico. Ed ecco qui».
Dopo 23 anni si è separato dalla sua compagna, Katia Follesa, mamma di sua figlia.
«E, insieme a mia figlia, resta il grande amore della mia vita. Solo che, dopo tanti anni, ci siamo guardati in faccia e abbiamo ammesso che il nostro amore era cambiato. Lei per me resta famiglia, abbiamo un bell’equilibrio, ma cambiare vita a quasi 50 anni non è stato semplice. Inoltre, abbiamo maturato questa scelta qualche anno fa, mentre eravamo in tour insieme, il che aveva reso tutto ancora più strano, se vogliamo. Sono stati anni impegnativi, ma ora stiamo bene».
Proprio in questi ultimi anni, la vediamo nuovamente impegnato in più progetti, a teatro e in tv.
«Dopo il boom di Zelig ho vissuto momenti di buio profondo a cui è seguito un silenzio lunghissimo, durato anni. Finire così giovane sotto quei riflettori mi ha fatto pagare un grande scotto: la gente vedeva in me solo la maschera che indossavo con i Pali e Dispari. Non ero strutturato per questo e sono caduto in un buco nero: non uscivo più di casa. Sapevo di non essere solo quello, ma la gente si aspettava quello da me e io mi sentivo in costante prestazione. Lì ho iniziato un percorso di cura di me stesso che prosegue fino ad ora. Di quegli anni per paradosso non ricordo niente, ma so che oggi gestirei tutto diversamente».
Infatti, è tornato nei panni di Capsula anche in un video sui suoi social.
«Sì, l’ho fatto per dire a me stesso che non ero più schiavo di un personaggio. Mi ha fatto bene».
E questo suo nuovo spettacolo? La rende felice?
«Molto. Oltre che per il tema, per il fatto che faccio anche il presentatore, appunto. Ho capito che la gente a teatro si libera di tanti lacci e ha voglia di parlare liberamente di sesso, anche per imparare delle cose. Essere in un contesto in cui ti senti autorizzato a farlo aiuta tanto».
Cosa pensa del fatto che non si faccia nelle scuole?
«Per me è follia e lo dico anche da padre di una ragazza di 16 anni. C’è ancora una idea sbagliata secondo cui parlare di sesso equivarrebbe a parlare di qualcosa di proibito, non lecito. Con questo show ho capito che molti adulti sono totalmente disinformati, anche in termini di malattie, di libertà… Con me sul palco c’è anche una giuria di cui fa parte anche una psicologa-sessuologa».
Potrebbe essere anche un programma televisivo?
«Sì, in effetti potrebbe. Chissà che qualche direttore di rete venga a vederlo e decida. Io come conduttore vorrei avere la dialettica di Bonolis, la freschezza di De Martino e la follia e la capacità di ascolto di Arbore».
Mica poco. Nel mentre l’abbiamo vista e la rivedremo a «Comedy Match»…
«Katia è una perfetta padrona di casa perché valorizza molto l’individualità di ognuno dei comici. Io amo quello show perché si allontana dal rituale classico del monologo comico e bisogna improvvisare. Io, essendo stato fermo a lungo, avevo una buona scorta di magazzino».
A teatro è in scena anche con un suo spettacolo, «Habemus Papà».
«Sì, lì racconto la mia esperienza di padre dall’infanzia all’adolescenza di mia figlia. Verrà proposto anche in televisione (su Comedy Central, ndr.), sono in corso le riprese».
Ha altri sogni da realizzare?
«Il mio grande sogno rimane da sempre il cinema. Le mie incursioni in quel mondo sono sempre state piacevoli ma circoscritte. Mi piacerebbe misurarmi su registri non comici. Poi, oltre a portare avanti anche la strada della conduzione, non voglio abbandonare il mio lato “educational” e sto portando avanti un progetto legato alle parole, come già avevo fatto in passato, rivolto però a adolescenti e adulti».
La comicità resta comunque parte di lei?
«Dopo 31 anni resta una parte importante di me, ma la vedo in un modo più organico rispetto a un singolo momento comico di qualche minuto».
23 marzo 2026
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