di
Paolo Condò
Fra le prime tre il campionato è aperto. Nella corsa al quarto posto il Como, alla quinta vittoria consecutiva, che ha allungato sulla Juventus e affiancato la Roma
L’Inter ha aggredito la partita di Firenze come fosse una finale, e il fulmineo vantaggio di Pio Esposito è sembrato un ceffone al campionato. Non molto diversa era stata l’ouverture del Napoli a Cagliari, con la rete di McTominay quando la gara ancora albeggiava. L’ultimo tratto del torneo pretende soluzioni brutali, colpire a freddo per poi gestire le energie, con l’eccezione del Milan i cui primi tempi sembrano sempre cattive digestioni, e occorre attendere la ripresa perché una breve finestra di gioco sopra ritmo squarci le difese rivali.
La differenza in cima alla classifica è che la gestione dell’Inter non è riuscita: un po’ perché la Fiorentina è tutt’altra squadra rispetto a due mesi fa — il suo pari è meritato — un po’ perché un’ombra attraversa il rendimento di molti nerazzurri, che magari giocano bene ma al dunque sbagliano la palla decisiva (Barella), e osservano non senza angoscia la classifica che si restringe. In questo senso il Napoli desta maggiore apprensione del Milan, per il ricordo dell’anno scorso: se Allegri ha già realizzato un plus di 16 punti sulla stagione passata — complicato migliorare ancora — Conte è ancora 2 punti sotto se stesso, e sta ritrovando tutti i titolari.
Lautaro serve come il pane. Il margine dell’Inter non si è certo azzerato, ma l’ansia moltiplica i fantasmi. Fra le prime tre il campionato è aperto. Nella corsa al quarto posto il Como ha allungato sulla Juventus, agganciata dalla Roma, grazie alla quinta vittoria consecutiva. È un dato che marca una differenza. Se si esclude l’Inter, che ha realizzato filotti da otto e sei successi, quest’anno nessuno si era spinto a cinque: Napoli e Milan sono salite a quattro, Roma, Juve e Atalanta non hanno mai superato le tre. I calendari hanno un peso in queste sequenze, ma non si può dire che il Como abbia goduto di un percorso facile: fra le cinque battute ci sono la Juve e la Roma, le sue rivali per l’ultimo posto Champions.
Le serie sono importanti perché indicano quanto una squadra sia capace di massimizzare i periodi positivi, e se il Como ha ormai convinto tutti del suo ricco mix fra impianto di gioco e qualità dei singoli, è la Juve a mancare con regolarità il salto di qualità del filotto. Il pari col Sassuolo può sembrare un incidente di percorso, ma viene dopo una serie di analoghi stop contro il Lecce, a Cagliari, con la Lazio. Nella storia di ogni stagione esistono le svolte che una squadra dotata sa capitalizzare, non sbagliando più niente dopo. Il gol di Gatti all’Olimpico aveva impedito in extremis che la Roma scappasse a +7, e infatti aveva impiombato le ali ai giallorossi, due volte sconfitti poi, ed eliminati in Coppa.
Ma la buona vena del Sassuolo ha messo un’altra volta a nudo le pesanti contraddizioni della rosa di Spalletti, che ha quattro centravanti in panchina ma trova più affidabile (e non ha torto) il falso 9 Boga. Nel frattempo non solo il Como ha allungato appuntandosi sul petto le medaglie della miglior difesa, del secondo attacco e del primato nel ritorno (con l’Inter), ma la Roma si è riallineata con la sofferta vittoria sul Lecce. Per la prima volta in gol Robinio Vaz (2007), che ha finito giocando fra Arena (2009) e Venturino (2006). Gasperini ha fretta di vincere e nell’epidemia di assenze che lo tormenta preferirebbe qualche rimpiazzo più pronto: ma i suoi giovani sono di qualità, e la qualità brucia le tappe.
23 marzo 2026
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