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Da un annetto circa l’Italia ha trovato il suo “Free Britney”, il movimento che voleva porre fine alla tutela legale del padre di Britney Spears sulle scelte di vita e sul patrimonio della figlia. Da noi, però, niente intricate vicende famigliari né tribunali, ma una più vaga questione stilistica e musicale. “Liberate Annalisa” è il tormentone di chi sostiene che quella che in queste ultime stagioni ha macinato dischi su dischi di platino, dominato le classifiche e riempito i palasport non sia la vera Annalisa, ma un triste compromesso tra la popstar di Savona e il mercato. L’ha ripreso, di recente, Selvaggia Lucarelli in occasione della nuova Canzone estiva, un pezzo giocato su ammiccamenti più o meno espliciti (“Mi vuoi più suora o pornodiva?”), perfetto per i “Liberate Annalisa”, teorie diffuse online da tempo, clip rubata dopo clip rubata, commento dopo commento. 

In sintesi: Annalisa che alle prove balla impacciata, Annalisa triste e assente e altri video che testimonierebbero quanto questa svolta, diciamo, “sexy” non le appartenga ma le sia stata imposta, che l’Annalisa originale sarebbe un’artista di tutt’altra pasta, ergo sotto sotto ne soffre. Appunto, liberate Annalisa, riportatela a ciò che è, a quella di Dieci (2021) e Una finestra tra le stelle (2015). Ma sicuri che le convenga? E soprattutto: siamo sicuri di ricordarci com’era quell’Annalisa lì?

Gli insuccessi di Annalisa

Il punto di non ritorno, in questo senso, è stato Bellissima, singolone da 500mila copie (per lei, mai così tante prima) uscito nel 2022, che le ha cambiato la carriera. Anche se qualcosa aveva cominciato a muoversi – le hit estive Tropicana (2022) e Movimento lento (2021) – è stato lì che, come ha raccontato, ha preso in mano il suo percorso, smesso di “usare filtri” e trovato una strada vincente. Anche tardi sulla tabella di marcia (a 37 anni), ha scoperto il synth-pop vagamente anni Ottanta che sentiamo tutt’ora, in cui balla, mostra il corpo e fa musica in cassa dritta, con allusioni più o meno sessuali, comunque sfacciate. Da quel primo successo ha seguito la scia, non sbagliandone una – Sinceramente, Mon amour, Ragazza sola ed Esibizionista sono venute tutte dopo – e imponendosi come popstar di riferimento. Prima? Un flop. Certo, qualche buon numero qua e là c’era stato, ma lei stessa aveva ammesso di soffrire dell’anonimato in cui era stata relegata da Amici 2011, tra concerti nelle piazze (nobilissimo, per carità, ma i palasport sono un’altra cosa) e Sanremo più contenuti di oggi in cui entrava comunque dalla porticina di servizio, a colpi appunto di Dieci, Una finestra tra le stelle, Il mondo prima di te. Chi se le ricorda? Vale la pena citare anche i giudizi: brava, certo, ma niente di speciale, nel segno di un grande minestrone in cui le sue canzoni scorrevano indolori, si affacciavano in radio e in classifica, ma non lasciavano traccia; erano ascolti di sottofondo, nessuno la notava, quasi nessuno pagava per i suoi live. Pochino, a bilancio.

Chiaro, era un’altra epoca. Figlia del pop – viene da dire di oggi – “di plastica” dei talent, classico e televisivo, ancora basato sull’interpretazione e che non contemplava il ballo e l’uso del corpo; come i suoi compagni di sventura Annalisa aveva sofferto il cambio della guardia di quegli anni, con in più l’aggravante di essere esplosa alla fine della storia. Pop senza carisma, ecco, soppiantato un po’ alla volta dall’indie e dal rap, via via sempre più debole e senza artigli verso un pubblico che stava sviluppando tutt’altri riferimenti. Per rinascere, quel pop ha avuto bisogno d’essere distrutto: l’unica rimasta a presidiarlo (con merito, s’intende) è Alessandra Amoroso. I vari Elodie, The Kolors, Emma e la stessa Annalisa l’hanno fatto a pezzi, per riprenderlo in una veste nuova e più aggiornata. In particolare, pur con approcci opposti, Elodie (più divisiva) e Annalisa (più ecumenica, finora) hanno seguito strade convergenti: un dance-pop ballerino, modello Stati Uniti, che non vede più nell’uso del corpo una diminutio, ma un elemento a supporto della musica stessa. I pregiudizi – e lo vediamo anche ora – sono duri a morire, ma è innegabile che abbiano dato nuova centralità al genere.

E se questa fosse la miglior Annalisa?

Certo, i numeri non hanno sempre ragione, non è che automaticamente un’Annalisa che domina le classifiche sia migliore di una che non lo fa. Ma se i discorsi sulle presunte costrizioni lasciano un po’ il tempo che trovano – lei rivendica le proprie scelte, se proprio si vuole parlare di omologazione va detto che questo nuovo standard a cui Annalisa si starebbe omologando forzosamente è stato sdoganato proprio da… Annalisa – le lacrime di coccodrillo che idealizzano un passato che, nei fatti, non è mai esistito, fanno sorridere. L’Annalisa grande interprete, che qua e là si sente rimpiangere, quand’era in pista era ignorata dal grande pubblico, nessuno la celebrava o le riconosceva talento (dunque, perché augurare di tornare lì?). E le sue ballate innocue parlavano già una lingua passata, al contrario delle hit di oggi, più centrate e originali per la propria epoca. 

Dall’altro lato, una liberazione vale comunque la pena invocarla, ma diversa: un’evoluzione, dai tempi di Bellissima, c’è stata, ma è evidente che ha trovato la formula giusta e che una Canzone estiva sia l’ennesimo brano che batte il ferro finché è caldo. L’ha riscaldato lei, ovvio, e non è l’unica a muoversi così (Achille Lauro da un anno e mezzo ripropone Incoscienti giovani sotto mentite spoglie). Ma arrivati a questo punto, più che un ritorno al passato, è lecito aspettarsi qualcosa di nuovo. Liberate Annalisa, sì, ma da sé stessa, da un successo meritato e da una gabbia che, a questo punto, rischia di costruirsi da sola.