I film in costume ambientati nell’epoca georgiana raramente si distinguono per audacia stilistica. Soprattutto quelli ambientati nelle campagne inglesi, dove aristocrazia rurale e classi lavoratrici indossano abiti scuri e funzionali, pensati per resistere al fango, al vento e a un paesaggio ostile. Eppure, nella nuova e attesissima rilettura di Cime Tempestose firmata Emerald Fennell, la costume designer Jacqueline Durran sceglie la verità emotiva al posto del rigore storico, dando vita a una visione scarlatta e febbrile, coerente con l’interpretazione libera del romanzo.
I costumi di scena di Cime Tempestose
Quando appare per la prima volta Cathy Earnshaw, interpretata da Margot Robbie, è avvolta in una palette di rossi rubini e borgogna che taglia visivamente la monotonia grigio-marrone della fattoria e delle colline circostanti. Il suo guardaroba combinacorsetti dal taglio contemporaneo con ricami elaborati, gonne a quadri dal sapore infantile e gilet con peplo. Capi volutamente troppo intensi per essere filologici, e proprio per questo efficaci: lontani da qualsiasi compostezza, riflettono la dimensione carnale del desiderio che la lega a Heathcliff (Jacob Elordi). Quando Cathy entra nella casa dei Linton, allontanandosi da lui, lo styling si intensifica ulteriormente, trasformandosi in un atto di ribellione contro le convenzioni sociali che la imprigionano.
Pur includendo richiami alle silhouette tardo-settecentesche, Durran — già autrice dei costumi di Barbie e di classici come Piccole donne e Orgoglio e pregiudizio — costruisce un immaginario svincolato da un’epoca precisa, perfettamente integrato nell’universo iper-realizzato di Fennell. Le ispirazioni attraversano periodi successivi al romanzo di Emily Brontë: dai ritratti di Franz Xaver Winterhalter alle icone dell’Old Hollywood come Vivien Leigh e Lana Turner, fino agli archivi di McQueen, Mugler e Chanel. Anacronismi che decostruiscono i personaggi e offrono una chiave visiva immediatamente riconoscibile per chi ha vissuto relazioni ossessive e destabilizzanti. Il risultato è un racconto visivo sensuale, eccessivo e radicalmente diverso da qualsiasi adattamento precedente.