di
Irene Soave

L’Iran blocca lo sbocco del Golfo sull’oceano, gli Houthi creano problemi sul Mar Rosso

La guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran ha reso evidente al pubblico più ampio l’importanza strategica di alcune vie d’acqua attraverso le quali si svolge, tra l’altro, grande parte del commercio internazionale, incluso di carburanti. Si stima che viaggi su navi container il 70 per cento del commercio globale (se misurato in valore; l’80 per cento se misurato in volume). 

Lo stretto di Hormuz

Il punto più nevralgico in questo momento è lo stretto di Hormuz, che divide la penisola arabica dalle coste dell’Iran e mette in comunicazione il golfo di Oman (a Sud-Est) con il golfo Persico (a Ovest). Largo 39 km, lungo 60; i fondali molto bassi (profondità massima 220 metri) ne riducono ulteriormente la superficie navigabile. 



















































Di qui passano 20 milioni di barili di petrolio al giorno: è il 20 per cento del traffico di petrolio globale. 

L’Iran lo tiene bloccato dal 28 febbraio con mine, barchini militari e droni. Con ripercussioni allarmanti sull’economia e sulla finanza globali. Donald Trump ha lanciato un ultimatum, che scadrà nella notte italiana tra lunedì e martedì: se Hormuz non sarà sbloccato darà ordine di «annientare» le centrali elettriche iraniane. «Cominceremo dalla più grande». 

Mai lo stretto di Hormuz era rimasto bloccato del tutto, né così a lungo: né durante i primi choc petroliferi, legati alla rivoluzione iraniana del 1979, né negli anni del conflitto Iran-Iraq, né durante i dodici giorni degli attacchi israeliani di giugno scorso sulla Repubblica Islamica.  

Lo stretto di Bab al Mandeb

Più a Sud altri blocchi navali tengono fermo lo stretto di Bab al Mandeb, che congiunge il Mar Rosso con il golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano: è l’unico collegamento della regione con l’Oceano. Largo 40 chilometri, lungo 130, ai due lati delle sue sponde ci sono Gibuti sulla costa africana e lo Yemen nella penisola arabica.

Passano di qui circa 4 milioni di barili di petrolio al giorno. 

Ma anche Bab al Mandeb è parzialmente bloccato dalle guerre regionali: dall’inizio del 2024 gli Houthi dello Yemen, alleati dell’Iran hanno imposto un collasso di circa due terzi del traffico verso Suez semplicemente sparando su qualche nave e facendo schizzare verso l’alto, per esempio, le polizze per incidenti e il noleggio delle navi stesse. Da allora il traffico nello stretto non si è mai ripreso e l’Iran minaccia di contare sulla collaborazione degli Houthi per bloccarlo del tutto. 

Il Canale di Suez

Più a Nord, collega il Mar Rosso al Mediterraneo. Largo 225 metri, dai fondali poco profondi, è stato aperto nel 1869 rivoluzionando il commercio mondiale: dal Mediterraneo ha evitato alle navi che volevano raggiungere il Mar Rosso, e viceversa, di circumnavigare l’intera Africa. 

Di qui passano 4-5 milioni di barili di petrolio al giorno. 

Risente direttamente della crisi a Bab al Mandeb, perché è l’altro ingresso del Mar Rosso. Ma il fondale non troppo profondo rappresenta una difficoltà non piccola.
Qualcuno ricorderà le immagini del Canale bloccato per giorni da una nave incagliata a marzo 2021: la Ever Given, una portacontainer di 400 metri, si era incagliata nei suoi bassi fondali e questo solo evento era bastato a paralizzare il traffico marittimo per sei giorni. 

23 marzo 2026 ( modifica il 23 marzo 2026 | 14:00)