Si vota fino alle 15 di lunedì 23 marzo. Secondo i primi exit poll, il No è davanti
Lo spoglio delle schede ha preso il via subito dopo la chiusura delle urne. Secondo i dati del Viminale l’affluenza, che alle 23 di domenica 22 marzo era del 46,07%, è superiore al 58%. Gli exit poll dicono che il No è in vantaggio sul Sì di circa 2-3 punti percentuali (qui i dati aggiornati).
Man mano che procederà lo spoglio, il Viminale fornirà i dati aggiornati in tempo reale sulla piattaforma Eligendo. Ma quando conosceremo i risultati definitivi? A meno di improbabili intoppi, nel tardo pomeriggio l’esito sarà già consolidato.
Molto, però, dipenderà dalla distanza fra i due schieramenti. Se le percentuali del Sì e del No saranno vicine, come pare dalle prime previsioni, per avere l’ufficialità bisognerà attendere la sera di lunedì (o nella peggiore delle ipotesi la mattina di martedì 24 marzo, quando tutte le schede saranno state scrutinate).
Il referendum costituzionale è stato indetto per confermare o bocciare la riforma della giustizia. Non c’è quorum: non importa che a partecipare sia il 50% o meno degli degli elettori, la consultazione è comunque valida.
La riforma, come spiegato da Luca Angelini nella newsletter del Corriere «Prima Ora» (ci si iscrive qui), comporta la modifica di 7 articoli della Costituzione e ha quattro punti salienti:
– Carriere separate. Il punto notoriamente più controverso è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: all’articolo 104 della Costituzione – «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere» – si aggiunge la frase «Essa è composta dai magistrati della carriera giudicante e dalla carriera requirente». Ci saranno quindi due concorsi distinti fin dall’inizio della carriera. Al momento, dopo la riforma Cartabia, il salto da una parte all’altra è possibile una sola volta ed entro 10 anni dalla prima assegnazione.
– Doppio Csm. A sdoppiarsi sarà anche il Consiglio superiore della magistratura, con due Csm di 30 membri ciascuno, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica e formati per un terzo da laici (cioè non magistrati) e per due terzi da togati (cioè magistrati).
– Sorteggio. L’altra novità, forse la più importante, è che i membri dei due Csm non saranno più elettivi, ma estratti a sorte: i laici da un elenco di giuristi votato dal Parlamento in seduta comune (quindi, scelti dai partiti), i togati tra tutti i magistrati che abbiano requisiti che dovranno essere stabiliti con una legge ordinaria.
– Procedimenti disciplinari sottratti al Csm. È lo strappo più significativo. Per i sostenitori del Sì, serve a superare le logiche correntizie che la farebbero fare franca ai magistrati meritevoli di sanzioni; per il No, svuota l’organo di autogoverno della magistratura di una delle sue funzioni chiave: se passa la riforma, la funzione di organo disciplinare sarà affidata a un’Alta corte composta da 15 giudici (3 nominati dal presidente della Repubblica, 3 estratti a sorte da un elenco redatto dal Parlamento in seduta comune, 6 magistrati giudicanti e 3 requirenti estratti a sorte nelle rispettive categorie). Le sentenze potranno essere impugnate dinanzi alla stessa corte, con una composizione diversa. Incarico di 4 anni, non rinnovabile.
23 marzo 2026 ( modifica il 23 marzo 2026 | 15:32)
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