di
Natalia Distefano

Nel cast del film, disponibile dal 1 aprile in esclusiva su Paramount+, anche Karla Sofía Gascón Ruiz, Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen, Romano Reggiani, prodotto da Luigi e Aurelio De Laurentiis

Il titolo – e lo spunto – del nuovo film di Carlo Verdone è arrivato da un articolo del Guardian: «Titolava più o meno così: “Boom di scuole di seduzione sul web”. E parlava di un fenomeno in grande espansione, quello degli psicologi che offrono consulenze online su come imparare ad essere più seducenti, a diventare dei seduttori provetti. Io ne ho fatto un racconto corale che esplora le fragilità moderne di uomini e donne di ogni età». È «Scuola di seduzione», film di cui Verdone è autore (insieme a Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni), regista e interprete con Karla Sofía Gascón Ruiz, Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen, Romano Reggiani, prodotto da Luigi e Aurelio De Laurentiis e disponibile dal 1 aprile in esclusiva su Paramount+.

«Dopo la serie temevo di aver perso il ritmo»

Il film, presentato a Roma, segna il suo ritorno alla regia di un lungometraggio – l’ultimo diretto da Verdone era stato «Si vive una volta sola» (2021) – dopo la parentesi della serie «Vita da Carlo» (quattro stagioni, dal 2021 al 2025). «Non lo nego: dopo i tempi lunghi della serie, in cui si ha modo di sviluppare a fondo storie e personaggi, non è stato semplice tornare a dirigere un film, che ha un tempo più stretto e chiede un lavoro di fino. All’inizio quasi mi sono chiesto se ne fossi ancora capace. E soprattutto, dopo essere stato al centro dell’attenzione in “Vita da Carlo”, avevo voglia di essere uno come gli altri. Un personaggio tra molti». 



















































La trama

Sei i protagonisti: c’è chi cerca l’amore, chi lo rifiuta rifugiandosi nel sesso facile, chi vuole salvare il matrimonio, chi è rimasto ancorato al suo passato, chi si sente «diverso» e inadeguato, chi cerca di scoprire l’amore paterno che gli è stato negato per 26 anni. Il destino li unisce tra i «banchi» non convenzionali di una scuola di seduzione – appunto – guidata da Karla Sofía Gascón Ruiz (vincitrice del Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes 2024 per «Emilia Perez») nei panni di una psicologa transgender. «Per me è stato come tornare a casa, avevo già lavorato in Italia ma questa esperienza con Carlo e un cast straordinario rimarrà per sempre nel mio cuore».

«Sto già lavorando al prossimo film»

Un collage di storie contemporanee, malinconiche ma a lieto fine. «La malinconia è nel mio Dna, io sono così e quindi anche i miei film – ha commentato Verdone -. Lo sono da sempre, da “Un sacco bello”, chiamatela se volete “melancomicità”. A me piace scavare nelle fragilità per tirarne fuori il coraggio di un’emozione». Verdone, dunque, è tornato a raccontare piccole storie normali che sanno di eccezionale. Per ora solo su piattaforma. «Ma sto già lavorando al prossimo film, e stavolta sarà nelle sale», ha annunciato. Non senza accendere la riflessione sull’eterna battaglia tra sale e piattaforme.

Le polemiche sul cinema italiano

«Sicuramente oggi, rispetto a 15 anni fa, le persone vanno meno al cinema. Ma il problema è la scrittura: è il tallone d’Achille del cinema italiano – ha detto il regista romano -. C’è un po’ di sciatteria e questo allontana il pubblico. Ci vuole più cura nei film che si consegnano per il grande schermo. Lo abbiamo visto con Zalone, che è sicuramente un fuoriclasse, ma anche con il film di Paola Cortellesi (“C’è ancora domani”, ndr.) o con altri film piccoli che mi è capitato di vedere. Questi lavori hanno avuto successo perché sono stati scritti bene. Oggi c’è fretta di fare. La scrittura è tutto in un film».

«Servono facce nuove»

E ha aggiunto: «Si fanno meno film, e questo è preoccupante soprattutto per le piccole produzioni, che fanno emergere registi e attori nuovi. Abbiamo bisogno di un ricambio generazionale, altrimenti rimaniamo sempre fermi. Abbiamo bisogno di facce nuove. Questo te lo danno soprattutto le produzioni indipendenti, con film che costano poco. “Un sacco bello” io lo feci con circa 350 milioni, niente. Ma c’era un’idea, una sceneggiatura».

De Laurentiis: «Meglio che Giuli non faccia il ministro»

«La politica non aiuta», ha polemizzato il produttore Aurelio De Laurentiis.
«Bisognerebbe fare un po’ di scuola a Giuli per le c…. che ha commesso il
ministero dei Beni e delle Attività culturali. Se tu hai a disposizione 650
milioni all’anno e non li sai suddividere per competenze differenziate, è meglio che tu non faccia il ministro». Il produttore e presidente del Napoli ha messo nel mirino l’utilizzo delle risorse pubbliche destinate al cinema, denunciando sprechi e inefficienze. «Ma chi te lo fa fare di prenderti queste responsabilità o di farti derubare? Perché la verità è che il cinema italiano molto spesso ha derubato i soldi pubblici» accusando il sistema di aver favorito pratiche distorte a discapito dell’industria: «Non bisogna far produrre a dei macellai film che non escono nemmeno sullo schermo. E questo con tutto il rispetto per i macellai».

«Giuli, perché non ci convochi?»

De Laurentiis ha quindi rivendicato il ruolo degli operatori del settore, criticando l’assenza di un confronto strutturato con chi il cinema lo
produce concretamente. «Non si sa perché quelle dieci persone che sanno fare questo lavoro non vengono mai richieste per una loro collaborazione per dire quali sono i film che bisognerebbe fare, bisognerebbe finanziare, con che modalità», ha polemizzato nel suo intervento il produttore napoletano, che ha anche proposto un diverso criterio di assegnazione dei fondi pubblici, legato ai risultati e al gradimento del pubblico: «Vorrei vedere se decidessero di mettere il 50% di quei fondi a posteriori seconda della frequenza che ha avuto il film e quindi del gradimento». Infine, un invito diretto al ministro: «Ma perché non vieni a confrontarti? Perché invece di fare soltanto una conferenza non viene a raccontarci cosa c’entra con il mondo dell’audiovisivo e come crede di farlo grande?».

23 marzo 2026