Dal pattinaggio al nuoto, da una leggenda all’altra: a Pechino 2008, Michael Phelps costruì la più grande impresa mai vista e non solo nel suo sport. Otto medaglie d’oro in otto gare, tanti saluti al record di Mark Spitz che nel 1972 si era fermato a sette. Quello dello squalo di Baltimora è stato un dominio feroce, assoluto e irripetibile: la mostruosità non sta solo nel numero di portate a tavola, ma nella varietà delle pietanze. Phelps trionfò nei 100 e 200 farfalla, nei 200 e 400 misti, mei 200 stile libero e nelle tre staffette (4×100 stile, 4×200 stile, 4×100 misti). Tutte discipline diverse, con ritmi differenti e strategie da reinventare di volta in volta: ogni gara richiedeva, infatti, un adattamento tecnico e mentale continuo, il tutto dentro a un calendario massacrante, con batterie, semifinali e finali distribuite in pochi giorni e pochissimo tempo di recupero. Viste le premesse, l’inciampo non poteva che essere dietro l’angolo e, infatti, alcuni successi arrivarono sul filo: il più celebre nei 100 farfalla, vinti per un centesimo su Milorad Cavic. Per molti, è la più grande gara di nuoto di ogni tempo: dimostrò che, se i giganti sanno dominare quando è possibile, devono essere in grado anche di resistere quando necessario.