di
Francesco Bertolino

Il manager del gruppo delle spedizioni: «Tim completa il nostro modello, creiamo la piattaforma intelligente per l’Italia». Poste perde in Borsa, Tim guadagna ma per gli analisti il prezzo offerto è basso

«L’acquisizione di Tim completa il nostro modello e ci consente di creare una piattaforma intelligente per l’Italia», ha sottolineato Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane, giustificando la decisione del gruppo di lanciare un’offerta di acquisto e scambio da 10,8 miliardi per comprare tutta la compagnia telefonica. La proposta è stata accolta tiepidamente in Borsa, in una seduta altalenante per i listini a causa della guerra in Iran e delle dichiarazioni oscillanti di Donald Trump. Le azioni di Poste perdono il 5,5%, anche a causa dell’aumento di capitale al servizio dell’opas, mentre i titoli Tim salgono del 6,1% ma restano sotto il prezzo offerto che alcuni analisti giudicano basso. 

Perché Poste va all-in

«Studiavamo l’operazione da cinque anni, ma prima il debito di Tim era troppo alto – ha svelato il manager – solo dopo l’eccellente vendita della rete da parte di Pietro Labriola abbiamo deciso di entrare nel capitale», salendo in pochi mesi al 27,3%. Perché, nonostante fosse già socio di maggioranza, Poste ha deciso di promuovere un’offerta per comprare il 100% di Tim? «La prima spinta a muovere su Tim è che abbiamo realizzato che non stavamo cogliendo abbastanza velocemente le opportunità industriale di collaborazione che avevamo sul tavolo», ha spiegato Del Fante. «La seconda ragione per andare all-in è che siamo convinti che Tim possa trarre vantaggio dall’essere più vicino all’ambiente delle istituzioni, aumentando la penetrazione dei suoi servizi per le pubbliche amministrazioni».



















































Lo Stato al 50,01%

 D’altronde, dopo l’opas, lo Stato manterrà il 50,1% del capitale (27,2% di Cassa Depositi e Prestiti e 22,8% del Ministero delle Finanze), mentre il 49,9% sarà flottante. Del Fante ha sostenuto che l’aumento del flottante andrà a beneficio della liquidità del titolo e potrà attrarre nuovi investitori istituzionali. Ai soci di Tim, se l’opas arriverà al 100%, spetterà poco più del 22% del capitale del nuovo gruppo che avrà 150 mila dipendenti, circa 27 miliardi di ricavi e una capitalizzazione di 35 miliardi. 

Il marchio Tim

Del Fante ha chiarito che, anche dopo l’acquisizione di Poste e il delisting da Borsa, Tim rimarrà una società autonoma, con la sua organizzazione e capacità finanziarie autonome. Il marchio sarà quindi conservato perché è molto noto tra i consumatori italiani e la sua crescita potrà essere accelerata attraverso la rete distributiva di Poste fisica, con 13 mila uffici postali, e digitale, attraverso la super-app «P» che conta in media 4,2 milioni utenti attivi al giorno.

Il parere degli analisti

In una giornata molto difficile per le Borse, l’offerta di Poste per Tim è stata accolta dal mercato con cautela. Il titolo Poste perde quasi il 6% a causa anche dell’aumento di capitale al servizio della proposta per la compagnia telefonica (0,0218 azioni per ogni titolo consegnato). Le azioni di Tim salgono del 6% ma restano lontane dal prezzo offerto da Poste di 63,5 centesimi. «L’offerta è opportunistica», sostengono gli esperti di Barclays, notando che «arriva in una fase di grande incertezza geopolitica ed economica che ha penalizzato l’andamento delle azioni di Tim». La proposta «non coglie tutte le opportunità strategiche» dell’aggregazione, aggiungono gli analisti della banca britannica, secondo cui «il prezzo è deludente».

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23 marzo 2026 ( modifica il 23 marzo 2026 | 13:11)