di
Viviana Mazza
L’ottimismo del presidente americano sui colloqui va preso con le pinze, nessuno sembra voler cedere
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – Oltre all’evidente intenzione di calmare i mercati e far calare il prezzo del petrolio, c’è probabilmente anche in qualche misura la ricerca di una «via d’uscita» dal conflitto dietro l’annuncio improvviso di Donald Trump lunedì mattina che l’ultimatum all’Iran è rimandato di cinque giorni.
L’Iran nega che i negoziati diretti stiano avvenendo, ma conferma che, attraverso la mediazione di altri Paesi, c’è stato uno scambio di messaggi con gli americani. Probabilmente il regime non vuole vedere un miglioramento nei mercati senza un vero accordo.
Ma l’ottimismo di Trump nel descrivere i colloqui — «molto buoni e produttivi», con «grossi punti di accordo, anzi direi quasi tutti i punti d’accordo» — viene preso da tutti con le pinze. Il motivo è che al momento l’Iran non sembra pronto a cedere — e nemmeno Trump. Ci sono tentativi di de-escalation, in particolare da parte del Pakistan e dei Paesi del Golfo (questi ultimi verrebbero nuovamente colpiti nella rappresaglia iraniana) ma questo non significa necessariamente che la guerra stia finendo.
Sembra che finora i messaggi siano stati scambiati attraverso mediatori. Trump ha parlato di colloqui guidati dal suo amico immobiliarista Steve Witkoff e dal genero Jared Kushner, iniziati domenica. Il Pakistan innanzitutto e in secondo luogo la Turchia sono i Paesi più coinvolti negli sforzi di mediazione. I pachistani hanno tenuto colloqui separati con americani e iraniani e hanno fatto da tramite allo scambio di comunicazioni da Teheran con Witkoff e Kushner e viceversa.
Oltre all’amico e al genero del presidente, gli americani avrebbero offerto di inviare per colloqui faccia a faccia JD Vance, il vicepresidente americano, veterano dei Marine che (per stessa ammissione di Trump) è il «meno entusiasta» della guerra (invece nei confronti di Witkoff gli iraniani nutrono sospetti e vedono un atteggiamento troppo pro-Israele). L’idea sarebbe un incontro tra Vance e lo speaker del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf già questa settimana a Islamabad. Gli iraniani non avevano ancora dato risposta a questa proposta quando Trump ha parlato di progressi nei colloqui. Più tardi Vance ha parlato al telefono con il premier israeliano Netanyahu dei contenuti di una possibile intesa.
Il Pakistan è uno dei pochi alleati americani nella regione a non ospitare basi Usa ed è stato risparmiato dalla vendetta iraniana. Il Paese ha buoni rapporti con l’Iran e la seconda popolazione sciita al mondo. Le relazioni sono buone anche con le nazioni arabe del Golfo; c’è dall’anno scorso un patto di mutua difesa con l’Arabia saudita. Tutto questo ha contribuito ad un ruolo di arbitro neutrale tra Stati Uniti e Iran. Anche i turchi hanno parlato da una parte con gli iraniani e dall’altra con Witkoff per cercare di arrivare a un cessate il fuoco. A questo si intrecciano contatti tra i ministri degli Esteri pachistano, turco, egiziano e qatarino.
Il problema è la distanza tra le due parti. Uno degli aspetti più interessanti delle dichiarazioni di Trump è che ha lasciato la porta aperta ad un controllo congiunto americano e iraniano dello Stretto di Hormuz: sarebbe un cambiamento significativo nelle dinamiche di potere regionali. «Forse io… io e l’ayatollah… chiunque sia il prossimo ayatollah», ha replicato alla domanda su chi controllerà lo Stretto. Gli arabi hanno proposto la creazione di una commissione regionale neutrale che assicuri il transito di tutte le navi. I pasdaran vogliono il pagamento di un pedaggio per ogni nave, come fa l’Egitto con il Canale di Suez, e garanzie che la guerra non ricominci (altre condizioni: lo stop degli attacchi contro Hezbollah, la chiusura delle basi Usa nel Golfo e il risarcimento per i danni causati dalla guerra). Il regime è sopravvissuto e non vuole un cessate il fuoco che consenta una ripresa successiva della guerra.
Trump ha detto che l’accordo deve proibire l’arricchimento dell’uranio e lo sviluppo di armi nucleari e ha continuato fino a ieri a suggerire, senza dare dettagli, che di fatto è in atto «un cambio di regime» e a promettere una «pace duratura» con Israele.
Di certo il presidente americano non può permettersi un accordo che «certifichi» l’influenza iraniana sull’export di energia dal Golfo. E se le condizioni dell’accordo non gli consentono di dichiararsi vittorioso continuerà a bombardare. Migliaia di Marines si dirigono intanto verso il Medio Oriente.
23 marzo 2026 ( modifica il 23 marzo 2026 | 23:02)
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