di
Giulia Taviani

Negli anni ’80 Montilla è stato condannato per quattro omicidi. Ora è tornato in carcere, in attesa del processo per l’omicidio di Esther Estepa, scomparsa nell’agosto 2024 a Gandìa

Alla fine degli anni ’80, Jurado José Montilla viene processato per quattro omicidi e condannato a oltre 120 anni di carcere, anche se ne sconterà solo 28. Nel 2023, ormai sessantenne e libero da dieci anni, inizia a girare la costa spagnola condividendo su TikTok i video dei suoi viaggi. Durante una di queste avventure incontra Esther Estepa, una donna di 46 anni di Siviglia che lo accompagna da Alicante a Gandìa, in provincia di Valencia.

Il 22 agosto 2023, però, la famiglia di Esther ne denuncia la scomparsa. A giugno 2024 la polizia dichiara di aver trovato i suoi resti a Gandìa. L’ultimo ad averla vista è stato Montilla. Sul telefono di lui vengono trovate foto che dimostrano violenze sessuali nei confronti della donna. Nel frattempo, Montilla è tornato in carcere: è stato arrestato per l’omicidio di un 21enne avvenuto due anni prima.



















































Oggi l’uomo, 64 anni, è in custodia cautelare in attesa del processo per questi due omicidi. Il documentario Netflix Il serial killer di TikTok ricostruisce quanto accaduto con l’aiuto della famiglia e dell’avvocato di Esther, non essendoci stato ancora né un processo né una condanna. Montilla non ha voluto intervenire ma si è sempre dichiarato innocente.

La relazione violenta e l’incontro con Montilla

Esther Estepa è originaria di Siviglia, ma la famiglia la descrive come una donna a cui piace cambiare spesso città e vita. Nel 2023 ha 42 anni e da poco ha chiuso una relazione violenta. Ha denunciato l’ex compagno di maltrattamenti ed è entrata in una casa d’accoglienza. Non ci rimarrà a lungo: le sue amiche raccontano che si trovava male, si sentiva imprigionata e preferiva ricominciare altrove.

Si trasferisce a Tarragona, dove vive per qualche mese da un amico prima di spostarsi nuovamente ad Alicante. L’idea era quella di tornare a Siviglia, ma qui, al rifugio municipale, incontra José Jurado Montilla, soprannominato «Dinamita», con cui inizia un viaggio lungo la costa.

Il 23 agosto Esther scrive alla madre che sarebbe andata a vivere da un’amica a Buenos Aires. Ma il modo in cui scrive e, soprattutto, le mancate risposte a chiamate e messaggi, insospettiscono la famiglia, che dopo qualche giorno ne denuncia la scomparsa.

Le condanne per i quattro omicidi e i video su TikTok

José Jurado Montilla è ormai sessantenne quando compare su TikTok per la prima volta. È fuori dal carcere da dieci anni, uscito il 13 dicembre 2013 e per tutto questo tempo ha vissuto a Campanillas (Malaga), dove è cresciuto. Nel 2023 se ne va da Malaga e apre un profilo con il nome DinamitaJuradoMontilla

Il suo volto è stanco, con molti segni del tempo e qualche accenno di barba. Non ha capelli e gli manca qualche dente. Non è alto ed è molto magro. Ai suoi 7 mila follower racconta di girare la costa spagnola a piedi, senza auto né bici. A volte si ferma in qualche ostello, altre cerca rifugio sotto i ponti.

Esther è già scomparsa da qualche mese quando, per la prima volta, racconta ai follower del suo passato. Lo fa perché è costretto: la famiglia di Esther e i media hanno scoperto che l’ultima persona ad averla vista è un uomo già condannato per quattro omicidi. In realtà, Montilla parlava con la madre di Esther già da qualche mese.

«È stata commessa un’enorme ingiustizia. Non sarei dovuto andare in prigione, e voglio raccontarvi la mia storia» esordisce Montilla in un video, che insieme agli altri si unirà in un involontario archivio che si rivelerà fondamentale per il suo arresto e per la sua imputazione.

Le vittime di Montilla

La prima vittima è Francisco Gonzàlez, ucciso nella sua casa ad Almogìa, Malaga, il 4 aprile 1985. Montilla racconta a Diario Sur di essere uscito di casa «per cacciare le volpi che stavano mangiando i polli» della madre e poi, sorpreso da un acquazzone, di essersi riparato in una fattoria. Il mattino dopo viene sorpreso dal proprietario, che gli punta il fucile da caccia contro: lui, per difendersi, gli spara e lo uccide. Secondo la versione della famiglia di Gonzàlez, invece, Gonzàlez era disarmato.

La seconda vittima si chiama Antonio Paniagua Peral. Si trova a Campanilla quando viene aggredito, ucciso con un fucile da caccia e bruciato. Quello stesso anno, il 1987, vengono collegate a Montilla altre due vittime. Si tratta di due turisti tedeschi in campeggio a El Chorro, Malaga. Uno viene ucciso con un colpo a bruciapelo mentre dorme, l’altro colpito a morte mentre cerca di scappare.

Per gli omicidi di queste quattro persone Montilla viene arrestato alla stazione di Las Mellizas, ad Alora, il 3 maggio 1987. Lo racconta lui stesso, mostrando il punto preciso in cui è stato fermato in un video su TikTok. Dopo una condanna a 123 anni, viene liberato nel 2013 perché, secondo il vecchio Codice Penale spagnolo, a prescindere dal totale degli anni inflitti, il limite massimo di permanenza effettiva in carcere doveva essere di 30 anni (anche meno se accumulavano sconti per buona condotta).

«Mi sono innamorato di Esther»

La prima volta che la mamma di Esther e Montilla entrano in contatto è inizio settembre, la donna è scomparsa da un paio di settimane. Lui le scrive su WhatsApp dicendole di non preoccuparsi perché avrebbe ripercorso il loro viaggio da capo per cercare indizi e aiutare a ritrovarla. Si sentivano spesso, lui chiedeva novità e lei lo aggiornava. Finché, dopo mesi, la sorella della donna scopre su internet che l’uomo è considerato uno degli «assassini più sanguinari di Spagna degli anni ’80».

La mamma di Esther scopre il passato di Montilla a gennaio 2024, ma continua a parlare con lui fino a maggio, nella speranza che si facesse scappare qualcosa. Intanto Montilla racconta la sua ricerca su TikTok. Parla di Esther, le dedica una poesia d’amore, dice di essersi innamorato di lei, «che ha lasciato un segno profondo in me. Finché non avrò sue notizie, sarò triste».

Racconta che l’ultima volta che ha visto la sua amica è stato a Gandìa. Avevano visitato insieme il castello, poi lei voleva andare da un medico perché le facevano male le gambe, lui si è offerto di accompagnarla ma lei ha rifiutato dicendo che sarebbe andata con alcune amiche. Si contraddirà da solo in un altro video nel quale racconterà invece di essere andato in clinica con lei e di averla vista sottoporsi a un’iniezione.

«Penso spesso a lei – dice alla madre di Esther in un audio WhatsApp – perché i giorni che abbiamo trascorso insieme per me sono indimenticabili, splendidi». Alla donna fornisce anche una lista di numeri che erano registrati nella rubrica di Esther. Li aveva – a suo dire – perché a volte la donna inseriva la sim nel suo telefono e così «alcuni contatti sono rimasti registrati».

Una volta arrivato a Gandìa, Montilla inquadra un parco e racconta: «Venivamo spesso in questo parco. Qui è dove abbiamo avuto il nostro primo momento intimo». Poi mostrando un cespuglio aggiunge: «Qui invece, è dove abbiamo passato le ultime due notti romantiche».

L’omicidio di un 21enne a Malaga

Quello che però né Montilla né la famiglia di Esther sanno in quel momento è che l’uomo è indagato per un omicidio avvenuto nell’agosto 2022 sempre nella zona rurale di Malaga: un ragazzo di 21 anni di nome David è stato ucciso con un fucile da caccia. Prima di morire però, ha fornito un indizio sull’identità del suo assassino, descrivendolo come un «vecchio dall’aspetto losco che dice di essere uscito per cacciare volpi che mangiavano i suoi polli».

Ad aiutare le indagini è il dna ritrovato sullo zaino del ragazzo: l’assassino lo aveva aperto per portargli via telefono e portafogli. Il suo cognome è Jurado. Una volta risalita a Montilla, la polizia lo localizza grazie ai suoi post su TikTok. Lo seguono fino a Badajoz dove prelevano mozziconi e birre, usati per confrontare il dna e confermare che è lui l’assassino di David. È quasi arrivato in Portogallo quando gli agenti lo arrestano

Il ritrovamento dei resti di Esther

A giugno 2024, poco dopo l’arresto di Montilla, la famiglia di Esther riceve un’altra notizia. I resti ritrovati a febbraio ai piedi del castello di Gandìa da una guida turistica sono quelli della donna. 

Insieme arrivano nuovi indizi: un medico del centro di Gandìa, da cui era stata Esther l’ultima notte, racconta di averla vista in compagnia di un uomo non intenzionato a lasciarla andare via da sola. Intorno a mezzanotte e mezza i due avrebbero lasciato il centro medico per dirigersi sotto al castello per trascorrere la notte. Esther aveva prenotato un Blablacar per il mattino seguente per tornare a Valencia, ma non si è mai presentata all’appuntamento né ha mai risposto alle chiamate del guidatore.

In più, i messaggi che la madre di Esther riceve dalla figlia il giorno dopo l’omicidio vengono sì dal suo numero, ma i dati del telefono sono quelli di Montilla. Mesi dopo, il telefono di Esther (mai ritrovato) viene riattivato ma con la sim di Montilla.

Sul cranio di Esther è impressa la forma di un crocifisso, come se il cranio fosse rimasto a contatto con l’oggetto per molto tempo. Al momento dell’arresto Montilla ha con sé un cellulare e un crocifisso. Secondo l’avvocato della famiglia Estepa, l’uomo avrebbe potuto recuperare l’oggetto quando è tornato a Gandìa per cercarla. Ma si sta ancora indagando per capire se i due crocifissi combacino.

Le foto dello stupro di Esther nel telefono di Montilla

L’ultima svolta nel caso – per il momento – è arrivata nell’ottobre 2024, quando la polizia trova nel telefono di Montilla foto in cui si vede il corpo della donna e anche atti di violenza sessuale. Esther è stata stuprata prima di morire.

A prescindere dalle prove evidenziate dall’avvocato e dal documentario, non si può ancora dire con certezza se Montilla sia l’assassino di David e di Esther. Il processo per l’omicidio di David inizierà a maggio, mentre per quanto riguarda Esther Estepa le indagini sono ancora aperte. «Dinamita» si è sempre dichiarato innocente. 

In attesa di essere processato, oggi Montilla si trova in custodia cautelare in carcere. I produttori del documentario hanno provato a contattarlo tramite il suo legale, ma l’uomo non ha voluto rilasciare dichiarazioni. 

24 marzo 2026 ( modifica il 24 marzo 2026 | 11:47)