Per il suo ritorno al cinema dopo sei anni e quattro stagioni della serie semi-autobiografica Vita da Carlo, Verdone sceglie una commedia corale contemporanea «perché non riesco ad immaginarne una che non parli del tempo che stiamo vivendo», spiega. E fa centro: il film Scuola di seduzione, prodotto da Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis e atteso sulla piattaforma Paramount+ il 1° aprile, è un ritratto irresistibile della confusione imperante nel campo dei sentimenti, dei problemi affettivi, dell’invadenza della tecnologia nelle relazioni umane.

Protagonisti lo stesso Verdone e una strepitosa Kàrla Sofia Gascòn, 53 anni e una figlia, spagnola, lanciata da Emilia Perez e prima attrice trans candidata all’Oscar: lo perse, penalizzando anche il film di Audiard (aveva 13 nomination ma vinsero solo la non protagonista Zoe Saldana e la canzone), quando emersero dei suoi vecchi post islamofobi e razzisti.

Per quella brutta vicenda Gascòn venne messa all’indice da Hollywood ma oggi ricomincia da Verdone. E del cast di Scuola di seduzione fanno parte anche Lino Guanciale, Beatrice Arnera, Euridice Axen, Vittoria Puccini, Romano Reggiani che danno vita a una storia con molte risate, una buona dose di tenerezza e un pizzico di malinconia, «quella che dipende dalla mia anima e trova posto in tutti i miei film», dice Carlo, «oggi mi piace raccontare fragilità e debolezze in questo mondo pieno di mitomani e di uomini che si sentono inadeguati arrivando, nei casi estremi, al femminicidio».

I personaggi

Sei personaggi in cerca di tutore: nel film sono i tipi sentimentalmente disastrati che si rivolgono alla love-coach Gascòn per risolvere i loro problemi. Verdone è un solitario musicista in pensione che cela un tenero segreto, Guanciale un professore oppresso dalla mamma, Arnera una influencer supponente e sessuomane, Axen una libraia lesbica e menagrama, Puccini un’infermiera trascurata dal marito, Reggiani un insicuro per via del pene «troppo piccolo». Tra esilaranti cene “al buio”, dominatrici, arrampicate, crociere e colpi di scena orchestrati dalla sceneggiatura firmata dal regista con Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni, i sei provano a raddrizzare le rispettive vite.

«Dopo la serie tornare a un film è stato psicologicamente complicato. Ma sul set si è creata una tale armonia che le cose sono filate lisce. E io ho voluto essere alla pari degli altri interpreti, non una battuta in più, preoccupandomi di fare una buona regia», dice Verdone che, sempre generoso con i suoi attori, qui si è superato e ci ha fatto scoprire la versatilità di Arnera (di cui si è finora parlato soprattutto per via del legame con Raoul Bova), un Guanciale comico, Auxen scatenata.

E come è capitata Gascòn sul set di Carlo? Il merito è di Aurelio De Laurentiis che ha conosciuto l’attrice al festival Ischia Global di Vicedomini e l’ha scritturata all’istante. «Avevo finito di girare un western e ho colto al volo l’opportunità di tornare in Italia, dove avevo preso parte ad alcuni varietà tv negli anni Novanta, Solletico su Rai1 e Gommapiuma su Canale 5», racconta Kàrla Sofia, «oggi considero Verdone il vero Giulio Cesare, un’istituzione come la Biblioteca Nazionale. Sul set ho vissuto un’esperienza memorabile».

Arnera sottolinea l’attualità del suo personaggio: «Sembra stronzetta e impertinente ma esprime la fragilità e lo smarrimento della nostra generazione». E Verdone rivela tra le risate: «Prima di Reggiani, altri attori erano fuggiti quando hanno scoperto di dover interpretare un uomo dal pene piccolo».

Dopo Scuola di seduzione, Verdone porterà nelle sale il prossimo film: «Lo sto già scrivendo con il massimo impegno. Oggi c’è tanta sciatteria nelle sceneggiature. E per colpa dei tagli si fanno meno film mentre dalle produzioni indipendenti verrebbe il necessario ricambio di facce e talenti».

A questo proposito Aurelio lancia un affondo al ministro Giuli. «Se hai a disposizione 650 milioni all’anno a sostegno del cinema e non li sai suddividere per competenze differenziate, è meglio che tu non faccia il ministro», dice il produttore, «devi prenderti queste responsabilità o farti derubare perché il cinema italiano molto spesso ha derubato i soldi pubblici. A Giuli bisognerebbe chiedere: perché non spieghi cosa c’entri con il mondo dell’audiovisivo, come pensi di farlo crescere? Bisogna risolvere i problemi dell’imprenditoria italiana che merita rispetto e non finanziare i film dei macellai, con tutto il rispetto per la categoria».


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